Ad Attimis una mostra dedicata ai Goti sulle Alpi orientali.

Il Gazzettino, mercoledì 5 dicembre 2007

(pa.tr.) Sarà allestita ad Attimis, nella sala consigliare del municipio, la prima mostra sul popolo goto in Friuli. L'allestimento, visitabile dall'8 dicembre al 2 marzo, trae spunto dalle scoperte effettuate negli ultimi anni sul colle di San Giorgio, proprio ad Attimis, a cura della Società friulana di archeologia e da uno staff di professionisti coordinati da Luca Villa.


Sulla sommità dell'altura, come ha spiegato ieri l'esperto in occasione della presentazione ufficiale, tenutasi alla Casa della contadinanza di Udine, sono stati riportati alla luce i resti di quel che pare a tutti gli effetti un accampamento militare goto, l'unico in regione.


«Una scoperta eccezionale – ha detto il direttore dei Civici Musei, Maurizio Buora – che ci permette di organizzare una mostra con contributi che arrivano anche dall'Austria e dalla Slovenia».


I rinvenimenti e l'organizzazione della postazione di Attimis hanno mostrato forti affinità, infatti, con simili realtà scoperte nell'area di Caporetto, quando Tonovcov Grad apparteneva all'agro del Forum Iulii. In Italia si conoscono poi alcuni insediamenti localizzati in Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto.


Ad illustrare in anteprima i reperti protagonisti dell'esposizione è stato l'archeologo Massimo Lavarone della Sfa di Udine. La mostra è l'occasione per fare il punto sulla ricerca archeologica su questo specifico settore in Friuli, Slovenia e Carinzia. Si sa che il popolo giunse stabilmente nella Penisola al seguito di Odoacre che, al momento della dissoluzione dell'Impero romano d'occidente, ottenne il permesso di stabilirsi a Ravenna, già sede imperiale. Nel 489 d. C., i goti di Teodorico, sostenuti dall'imperatore d'oriente, da Ravenna si diffusero in tutta la Penisola. Governarono l'Italia fino allo scoppio della guerra greco-gotica, 533-553 d. C, al cui termine i bizantini ripresero il potere.


Le fonti storiche sono scarse e solo l'archeologia è in grado di colmare questo vuoto. Oggi emergono comunque con maggiore chiarezza la presenza dei goti e le novità prodotte dal loro arrivo.


Si conoscono la conservazione di abitudini orientali, come quella di modellare il cranio di alcuni individui ancora in fase, e la loro totale integrazione nel sistema di scambio di merci proprio della civiltà tardoantica.


Alcuni insediamenti, per lo più su altura, in arco alpino, hanno conservato e restituito resti di scheletri, in particolare quelli della classe più potente, come dame della nobiltà e capi militari.


Fibbie, anelli e fibule mostrano la loro propensione per gli ornati variopinti e brillanti, spesso simili all'oro.