ATTIMIS: Enigmi archeologici.

Il Gazzettino, 28/08/05

Due piccoli enigmi archeologici avvolgono le alture del comune di Attimis.


Riguardano un calice in vetro e l’uso, per ora ancora misterioso, di un gran numero di pietre ritrovate nel Castello Superiore.


I reperti sono venuti alla luce durante la campagna di scavo 2005, conclusasi nel mese di luglio. Anche in passato, tuttavia, le curiose pietre avevano fatto parlare di sé per l’elevato numero dei ritrovamenti.


Si tratta di materiale sbozzato di diverse dimensioni cui l’uomo antico o medioevale ha cercato di dare forma circolare. Tre sono le ipotesi azzardate dagli archeologi sulla loro funzione.


Le pietre potrebbero essere dei pesi impiegati per misurare derrate alimentari o beni di consumo. Potrebbe trattarsi anche di coperchi di anfore o di contenitori in ceramica per la conservazione di vino, olio o cereali. Suggestiva la terza ipotesi. Quelle pietre potrebbero essere parte integrante di un gioco antico, una sorta di lancio del peso per cui era previsto l’uso di una corda e di un bastone in legno. Il gran numero di reperti rinvenuti quest’anno mette in dubbio, tuttavia, si possa trattare di un gioco, ma anche di coperchi o pesi. Resta allora il mistero. L’amore per il divertimento degli abitanti del castello è attestato dal recente ritrovamento di tre dadi in osso, tutti di piccole dimensioni, così da poter essere nascosti velocemente in tasca in caso di controlli.


Anche nel Medioevo infatti, scommettere e indugiare nel gioco era proibito.


Mistero pure la funzione di un calice in vetro rinvenuto sul colle di San Giorgio, a poca distanza dalla chiesetta della Madonna d’Aiuto. In questo sito, unico appezzamento in regione riferibile alla frequentazione del popolo dei goti, gli archeologi hanno lavorato nel mese di giugno, sotto la direzione di Luca Villa. Il calice, molto ben conservato nella parte del piede, è stato ritrovato in una specie di cantinetta sotterranea. Escluso il suo uso a fini alimentari – i guerrieri solitamente bevevano in tazze di coccio – poteva far parte di un corredo speciale per antichi riti. La cantinetta si presenta come una cavità scavata dal gruppo di guerrieri, probabilmente per tenere in fresco e conservare più a lungo il loro cibo.


Nello stesso luogo è stata ritrovata anche un’anfora utilizzata per il contenimento di vino o olio. Nella cantina gota anche un gran numero di semi, forse di orzo. Per saperne di più, gli archeologi hanno inviato le granaglie a un centro di analisi di Como, così da ricostruire con maggiore esattezza le usanze di quella comunità.


Al campus sul castello, curato dalla Società Friulana di Archeologia, hanno partecipato anche 25 studenti dell’istituto Caterina Percoto di Udine.


Paola Treppo