I TESORI DI SAN PROTO.  La testimonianza di una fase edilizia paleocristiana.

I TESORI DI SAN PROTO. La testimonianza di una fase edilizia paleocristiana.

Voce Isontina, 23/01/2010

Gli scavi che stanno interessando la piccola chiesa di San Proto a San Canzian d'Isonzo stanno riservando numerose sorprese. Stanno infatti ritornando alla luce resti che testimoniano una fase edilizia paleocristiana nell'area di appartenenza aquileiese, permettendo di scoprire le sue origini.

Coinvolti nelle operazioni di recupero numerose istituzioni, riunite in un accordo che coinvolge la Parrocchia di San Canzian d'Isonzo, proprietaria dell'immobile e che ha dato il permesso per eseguire le indagini, l'Università degli studi di Trieste – Cattedra di Archeologia Cristiana con il Professor Giuseppe Cuscito, concessionario da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di San Canzian d'Isonzo e la Società Friulana di Archeologia – Sezione Isontina, coordinata da Edoardo Rosin, con un contributo finanziario Camera di Commercio.

Abbiamo incontrato il dottor Cristiano Tiussi, archeologo e docente di Topologia dell'Italia Antica presso l'Università di Trieste, e la dottoressa Angela Borzacconi, archeologa medievista, che dirigono gli scavi in San Proto.

Dottor Tiussi e dottoressa Borzacconi, qual'è, in sintesi, la storia di questo sito archeologico?

La chiesa di San Proto esiste, lo si sa, da almeno 500 anni. Le prive visite pastorali di cui abbiamo notizia risalgono all'incirca al 1500 e danno già la chiesa per esistente. La figura titolare, quella appunto di San Proto, è legata al martirio dei tre fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, di cui si dice essere stato il maestro, il pedagogo. Il titolo è pertanto indicativo di una figura particolarmente legata a un episodio specifico delle persecuzioni occorse sotto Diocleziano, appunto la morte dei santi Canziani il 31 maggio 304. Da questa intitolazione sono incominciate le domande sulla possibilità di collegare questo sito all'episodio del martirio, e. nel 1950, il padre ortodosso Timoteo eseguì delle prime indagini, alle quali si deve la scoperta di un mosaico ritrovato all'esterno della chiesetta, che delinea come il sito avesse una storia molto più antica di quanto poteva essere ricostruito con a documentazione d'archivio.

Nel 1960 il professor Mirabella Roberti, docente di Archeologia Cristiana presso l'Università di Trieste, effettuò lo scavo sia all'interno che all'esterno, mettendo in luce quella che è un'aula di culto, di dimensioni piuttosto ridotte, pavimentata con un mosaico vicino nel genere ai mosaici teodoriani di Aquileia, databile al IV sec. d.C. Da questo dato, cioè dalla persistenza del culto di San Proto in questa zona, si desume che questa prima aula fosse in qualche maniera collegata con lo stesso e, in particolare, viene interpretata come una "memoria", intesa come luogo legato all'episodio del martirio del santo. Le indagini di Mirabella sono terminate nel 1961 e riprese soltanto ora.

A tal proposito: i lavori sono ripresi dopo 50 anni; quali le difficoltà incontrate a causa di questo lungo periodo di stasi?

In questi 50 anni i resti della memoria all'interno della chiesetta è sempre rimasta visibile, quindi ha sofferto degli effetti causati da questa lunga esposizione e il mosaico si presentava molto deteriorato. Quindi, come prima cosa, abbiamo dovuto effettuare un intervento di messa in sicurezza attraverso la stesura di una garza, direttamente a contatto con il mosaico, al fine di tenerne ferme le tessere. Questo è stato l'unico problema riscontrato dal punto di vista tecnico. Altro problema, propedeutico all'avvio degli scavi, è stato lo spostamento dei due sarcofagi, sui quali si leggono i nomi di Proto e Crisogono – altra figura legata alla vicenda dei Canziani -, da questo sito alla chiesa parrocchiale. Abbiamo quindi provveduto all'asportazione del pavimento in cemento, risalente al 1938 e poi iniziato gli scavi.

Da dove ripartono quindi i lavori e che cosa sta emergendo?

Quest'indagine permette di applicare i metodi moderni, scientifici, dello scavo archeologico – il cosiddetto "metodo stratigrafico" – a un contesto collegato immediatamente alla memoria di San Proto. Siamo ripartiti dalla considerazione che l'interno della chiesetta non era stata scavata integralmente in precedenza, quindi si presentava come luogo allettante di ricerca archeologica, perchè mai interessato da interventi antecedenti.

La volontà è quella di legare le informazioni che emergono da questo scavo alla situazione già conosciuta con gli scavi del 1960, le indagini hanno permesso di mettere in luce la superficie in terra battuta, con resti di attività dell'uso del fuoco che, dagli ultimi dati, sembra essere la pavimentazione della chiesa nella fase precedente a quella attualmente visibile e che possiamo datare all'epoca basso mediovale, precedente al XV sec.

In questo pavimento abbiamo trovato una tomba, dove ora è visibile uno scheletro, che riteniamo possa essere una "sepoltura privilegiata", perchè una delle poche a trovare posto all'interno di questo edificio e collocata al centro del pavimento, in asse con l'altare. Dallo scheletro abbiamo capito che si tratta di un maschio, adulto, anche se l'età non è al momento ancora fissabile con certezza. Sappiamo però che aveva una muscolatura molto possente dalle tracce che le inserzioni tendinee e muscolari hanno lasciato, comprimendo l'osso. Nella seconda tomba, trovata presso il muro della chiesetta e che dovrebbe risalire allo stesso periodo, abbiamo i resti di una ragazza, sepolta con una fascetta di tessuto sulla testa che si è in parte conservata e delle calzature di cui rimangono le fibbie. Al di sotto di questa chiesetta cominciano a emergere i resti di strutture che sono molto più antiche, verosimilmente collegabili al complesso messo in luce nel 1960.

Dal punto di vista dei risultati cominciamo a vedere un'articolazione del sito archeologico molto più elaborata di quello che si poteva presumere ma stiamo attendendo di arrivare sui livelli dell'epoca tardo-antica per poter dire di cosa si trattasse.

Qual'è il collegamento del complesso archeologico di San Canzian con quello di Aquileia?

Sono collegati innanzitutto da un punto di vista topografico, perchè entrambe le cittadine stavano sulla strada romana per "Tergeste", Trieste. All'epoca San Canzian si collocava pertanto in pieno territorio aquileiese e costituiva, con ogni probabilità, un "vicus", ossia un abitato di piccole dimensioni.

Il collegamento tra i due luoghi viene poi anche dato dalla vicenda dei martiri canziani, che partirono da Aquileia dirigendosi lungo la strada per Trieste e, nel sito di San Canzian, vennero arrestati e in seguito giustiziati. Possiamo dire che in epoca antica San Canzian era una sorta di abitato satellite di Aquileia, dove esistevano le proprietà di personaggi facoltosi del periodo tra cui, molto importante, la famiglia dei Cantii, collegata con i Canziani; è possibile che i martiri fossero discendenti di una famiglia che qui possedeva già delle proprietà.

Nel IV sec. San Canzian era nota anche per avere due insediamenti molto importanti, forse dei complessi residenziali di altissimo livello, a uno dei quali è collegato il ritrovamento, fatto circa due secoli fa, dei "cucchiai degli Eusebii", ossia il corredo funerario di un fanciullo che apparteneva alla "gens Eusebia", famiglia molto importante di Roma che aveva dato anche dei consoli, sepolto tra San Canzian d'Isonzo e Dobbia.

Nel proseguimento dei lavori, cosa vi aspettate di trovare?

Ci si aspetta di poter illustrare e comprendere meglio non solo le fasi della chiesa attuale e di quella che l'ha preceduta ma soprattutto l'articolazione degli spazi del complesso paleocristiano, a cui stiamo gradualmente arrivando. In questo momento tendiamo a escludere la possibilità di ritrovare ulteriori tombe, abbiamo ormai indagato tutta l'area della chiesa e non vediamo più tracce di sepolture; anche quelle che potevano sembrarlo, dopo alcune indagini non si sono rivelate tali.

Com'è composta l'equipe che sta lavorando agli scavi?

Oltre a noi, che siamo i responsabili dello scavo, abbiamo il concorso di un archeologo professionista e soprattutto il contributo dei volontari della Società Friulana di Archeologia – Sezione Isontina che hanno dato una mano fondamentale per lo scavo, che ha comportato lo spostamento di molta terra. All'equipe di scavo si aggiungono anche un geologo e la dottoressa Luciana Travan della Clinica Universitaria di Udine – Anatomia Patologica, la quale effettuerà tutte le indagini sugli scheletri, che verranno rimossi da qui e portati a Udine per gli esami da cui potremo avere molte più informazioni sia dal punto di vista dell'età, che di eventuali malattie, patologie e tutto ciò che concerne l'aspetto antropologico.

Come proseguiranno le ricerche?

Attualmente le ricerche si sono fermate, essendo scaduta il 31 dicembre la concessione ministeriale. Ad ogni modo abbiamo già inoltrato la richiesta per l'autorizzazione al proseguimento degli scavi e, con ogni probabilità, riprenderanno nei mesi di aprile e maggio.

L'aspettativa degli abitanti di San Canzian.

Abbiamo chiesto un parere sull'andamento degli scavi a Edoardo Rosin, coordinatore della Sezione Isontina della Società Friulana di Archeologia, operante sul territorio regionale con 500 iscritti, di cui 75 nella sezione locale.

Signor Rosin, qual'è, al momento, il ritrovamento in San Proto che più l'ha affascinata e quali le impressioni sui lavori?

Da parte della gente di San Canzian e non solo c'è sempre stata una grande aspettativa, perchè c'era e c'è la consapevolezza che il sito in questione fosse importante.

Siamo stati felicissimi quando è stato possibile riprendere gli studi, che hanno confermato la continuità nel tempo di questo centro di culto nel corso dei secoli. Anche le scoperte recenti dimostrano una progressività dal periodo paleocristiano ad oggi, visibile con questa chiesa, rendendo possibile la ricostruzione di pagine di storia che finora erano bianche: è questo ciò che maggiormente affascina. Abbiamo grande consapevolezza di tutto questo e operiamo con le scuole affinchè venga trasmessa questa coscienza e i cittadini stessi possano essere maggiormente responsabili in futuro di quello che noi riteniamo sia una grande risorsa e un grande patrimonio. L'entusiasmo è forte tra la gente e tra le scuole, che continuano a visitare il sito ricche di curiosità. Con le istituzioni scolastiche abbiamo anche in programma la pubblicazione di una storia legata al "porporario": da una stele sembra che a San Canzian si producesse la porpora, che era considerata monopolio di Stato. Ciò significherebbe che era un'importante area e, insieme ai ragazzi, abbiamo lavorato sull'argomento.

Autore: Selina Trevisan