NUVOLE NERE SUL MAGDALENSBERG E NON SOLO.

NUVOLE NERE SUL MAGDALENSBERG E NON SOLO.

Recentemente il Museo di Klagenfurt ha proposto all’assessorato regionale competente di chiudere le ricerche sul Magdalensberg e le sezioni staccate negli altri siti archeologici. Il principale centro archeologico dell’Austria meridionale, fondamentale per i rapporti con l’Italia, sta subendo quindi una serie di restrizioni che rischiano di minarne per sempre la funzionalità.

Dopo i rinvenimenti sulla cima del monte, nel 1502, sul Magdalensberg, dal 1948 ad oggi, si è scavato per oltre sessant’anni, producendo una ingente mole di materiale archeologico, di studi e di pubblicazioni.

L’insediamento, nell’antica Virunum, durò solo poche decine di anni dopo la morte di Giulio Cesare fino alla metà del I sec. d. C., quando la nuova Virunum fu edificata in pianura. Per questo i rinvenimenti hanno offerto un riferimento utile per altri insediamenti, dalla Slovenia all’Italia alla Svizzera alla Germania, grazie ai numerosi cataloghi sulla ceramica da mensa, la ceramica comune, gli oggetti in bronzo, in ferro, in osso, in vetro, fibule, lucerne ed infine decorazioni pittoriche.

Qui si lavorava il minerale aurifero della zona, per ricavarne l'oro che veniva fuso in lingotti per Roma, ma soprattutto si ricavava il famoso ferrum Noricum, per i Romani materiale altamente strategico.

Secondo Strabone l’interscambio tra area alpina e costa adriatica avveniva tra prodotti montani, come pellami, e mediterranei, in primis vino e cereali. Le anfore del Magdalensberg trasportavano vino, olio, liquamen (parte del garum) e defrutum (un vinello leggero che potevano bere le donne anziane). Dei circa 800 coperchi d’anfora, alcuni portano nomi di commercianti e trasportatori o si riferiscono al contenuto delle anfore stesse. Tesserae d’osso accompagnavano la merce o indicavano crediti ed obbligazioni. Connesse alle attività di lavorazione della lana erano “etichette” in piombo con tipo, qualità e destinazione delle merci.

Nella nuova Virunum, ove nel Medioevo prestava giuramento il duca della Carantania, gli scavi degli ultimi anni sono quindi interrotti.

Dipendono poi dal Landesmuseum di Klagenfurt, Teurnia e l’Hemmaberg, già oggetto di indagini archeologiche. Teurnia fu importante specialmente nel IV e nel V secolo, quando fu sede di un vescovado. Il piccolo museo allestito nella città antica è una “Aussenstelle” del museo di Klagenfurt, perciò anch’esso sottoposto alla scure della chiusura. Sull’Hemmaberg, su un’altura immersa nei boschi carinziani, un complesso di chiese fu in funzione nel VI secolo d. C. A Globasnitz si sono trovate le tombe della comunità locale dei Goti. Di origine asiatica, alcuni di essi conservavano tradizioni forse esclusive della nobiltà come la deformazione artificiale dei crani.

Non solo archeologia.

La fine delle indagini archeologiche non è la sola “débacle” che la Carinzia deve sopportare negli ultimi tempi. La regione, con circa 500.000 abitanti, ha visto negli ultimi anni il caso dell’Hypobank, che ha chiuso molti sportelli, sia in Italia settentrionale che negli stati balcanici, per difficoltà di bilancio.

Senza la prosecuzione della ricerca non si può effettuare una valida didattica né offrire nuove occasioni al turismo. Non sarebbe stato possibile proporre soluzioni alternative alla chiusura, ad esempio attivando un progetto speciale europeo per evitare questa drastica decisione?

La Società Friulana di Archeologia onlus ritiene quindi doveroso far sentire la propria decisa opposizione all’ipotesi prospettata e far pervenire alle autorità competenti, in aggiunta al dissenso della cittadinanza locale, anche il nostro. Riteniamo che regioni così prossime debbano anche considerare le interrelazioni che intercorrono fra le diverse popolazioni. Non si può pensare di costruire una Euroregione fermando la ricerca e, conseguentemente, chiudendo musei ed aree archeologiche finora frutto di studi e ricerche mirate a creare interesse ed anche flussi turistici.

Chi condivide questo pensiero, mandi un semplice messaggio di assenso via mail a sfaud@archeofriuli.it

Raccoglieremo le adesioni e le invieremo a chi di dovere.