PAESTUM: gli scavi della Società friulana di archeologia.

PAESTUM: gli scavi della Società friulana di archeologia.

Messaggero Veneto, 29/07/2007, Licio Damiani

Dal 2001 è in corso un intenso lavoro di recupero al quale partecipano gli studenti delle medie superiori.


“La scorsa notte era surreale. Sentivo che stavo camminando in una cartolina. I templi di Nettuno e di Hera erano illuminati e il limpido cielo conteneva la luna piena con venere scintillante direttamente sopra di me. Tutto questo mi è apparso in una magica quiete, potente e delicata”.


Sono impressioni riportate nel diario di uno degli studenti udinesi degli scavi a Paestum, organizzati dalla Società friulana di archeologia in accordo con il locale Museo.


“Da diversi anni avevamo stabilito rapporti molto cordiali con la direttrice del Museo di Paestum, Marina Cipriani”.


Chi parla è il presidente della Società, Gian Andrea Cescutti, appassionato promotore di iniziative scientifiche e divulgative: il mento orlato di barbetta, il volto angoloso, lo fanno stranamente assomigliare ai personaggi mitologici dipinti sui vasi dell'antica Grecia, in singolare sintonia, dunque, con la materia alla quale si dedica. “tutto cominciò con una mostra importante allestita ai Civici Musei di Udine su Aquileia e il centro campano. Nacque così l'idea di avviare una serie di campagne di scavo nelle aree ancora intoccate dell'antica Poseidonia fondata dai coloni sibariti”.


Fu siglata con il Museo una convenzione triennale poi rinnovata, in base alla quale la Società friulana si impegnava in una serie di iniziative di recupero. Il programma entrò, in fase operativa nel 2001.


Assieme a un gruppo di soci dell'organismo udinese la collaborazione fu estesa a una classe del liceo scientifico Marinelli di Udine. L'introduzione degli studenti all'archeologia venne assicurata da una serie di corsi pomeridiani articolati in cinque-sei lezioni di due ore ciascuna, comprendenti notizie di carattere storico, antiquario, mitologico, topografico, elementi di formazione sui metodi di ricerca e sulle tecniche di scavo.


Si convenne di tenere gli stages annuali nelle ultime settimane dell'anno scolastico, da fine maggio agli inizi di giugno. Come primo impegno il Museo campano affidò ai soci e ai ragazzi l'incarico di ripulire dalla vegetazione selvaggia che le occultava un tratto delle mura urbane a grossi blocchi calcarei, rafforzate da torri circolari e quadrate, d'epoca greca, modificate dai lucani e riattate dai romani. In due anni furono riportati in luce 500 metri – il 10 per cento – dell'antico tracciato difensivo.


Ora l'intera cinta è stata resa visibile e valorizzata dal Comune con percorsi pedonali e illuminazione notturna. Il lavoro dei friulani, sotteso da rigore scientifico e a titolo completamente gratuito, suscitò la curiosità dapprima, poi la stima e l'amicizia, della popolazione e delle autorità civiche. Tanto che, a partire dal 2004, il gruppo della Società friulana fu chiamato ad operare all'interno dell'area archeologica, su una superficie di seimila metri quadri, a un centinaio di metri dai tre grandi templi dorici. Sotto uno strato di terra invaso da erbacce e da fitti intrecci di arbusti si trovavano fondamenta di case greche e romane, preziosi pavimenti musivi, tarsie di muri in elevazione, che, in due anni, sono stati riportati completamente in luce e resi visitabili. Intanto al progetto aderivano altre scuole medie superiori: l'Istituto tecnico Solari di Tolmezzo, ai cui studenti, in particolare, è stata affidata la misurazione delle strutture recuperate, il liceo linguistico pedagogico Percoto e il liceo classico Stellini di Udine.


Complessivamente, in sette anni, sono stati impegnati quasi quattrocento ragazzi e un'ottantina di soci.


Nella campagna conclusa lo scorso giugno gli scavi sono stati estesi a due insulae per altro quattromila metri quadri di edifici d'età romana.


Sono stati ritrovati i resti di una bella villa e di abitazioni di minori dimensioni, con una ricca serie di mosaici a motivi geometrici, tracciati stradali, un intero quartiere artigiano articolato in ambienti occupati da frantoi per le olive, pozzi, fornaci e altre decorazioni musive. Molti anche i ritrovamenti di oggetti e di suppellettili d'uso quotidiano: lucerne di fattura greca e romana, vetri, vasetti, ceramiche nere, pesi da telaio, ossi lavorati, frammenti, cocci.


Tutto il materiale è stato accuratamente selezionato, ripulito, inventariato, chiuso in raccoglitori e consegnato con atto ufficiale alla direzione del Museo.


Il campo base del gruppo friulano è situato in un camping sul mare a Torre di Paestum, a circa un chilometro dall'area archeologica, che i volontari percorrono a piedi in una paesaggio dai colori arcaici, ricco di suggestioni storiche e paesaggistiche.


Nei giorni di riposo visite vengono compiute, oltre che nel museo e negli altri siti notevoli di Paestum, a Pompei, Ercolano, Oplonti, Salerno, Napoli. La sera si alternano trattenimenti festosi e incontri di studio dedicati alla vita quotidiana nell'antica Grecia tenuti da docenti dell'Università napoletana. Al termine di ogni campagna di scavo la popolazione organizza in onore degli ospiti una festa alla quale intervengono le autorità comunali, sindaco in testa. A titoloo di riconoscenza, stima e apprezzamento per il lavoro compiuto, lo scorso anno l'Amministrazione civica ha donato alla delegazione udinese la riproduzione della famosa lastra dipinta d'epoca greca proveniente dalla Tomba del Tuffatore, divenuta il simbolo di Paestum.


Proprio in seguito alla considerazione per l'attività svolta, la Società friulana d'archeologia, dal 2001 al 2005, è stata invitata a rappresentare il Friuli Venezia Giulia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum, alla quale partecipano istituzioni pubbliche, enti culturali e turistici, università, associazioni, dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo. Successivamente alla manifestazione è subentrata l'Amministrazione regionale friulo-giuliana. La Società, con mezzi propri, aveva allestito uno stand in cui erano state esposte immagini – dipinte da Anna Degenhardt – delle antichità aquileiesi e della rete stradale romana, riproduzioni di armi romane, longobarde, medioevali realizzate a Maniago, copie di gioielli longobardi create da Sandro Mazzola e la riproduzione dell' Ara di Ratchis.