SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). San Canzian aspetta i suoi caduti ex AU.

SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). San Canzian aspetta i suoi caduti ex AU.

da 'Il Piccolo' del 28 settembre 2014

A cent’anni dallo scoppio della Grande guerra un primo, importante passo per riportare idealmente a casa i sancanzianesi caduti nelle file dell'impero austroungarico è stato compiuto ieri con la presentazione delle targhe che ne raccolgono i nomi e che saranno collocate nei quattro cimiteri di San Canzian, Pieris, Begliano e Isola Morosini.

L’appuntamento ospitato dalla Villa marchesi de Fabris di Begliano è però per la Sezione Isontina della Società friulana di archeologia, che l’ha organizzato con la collaborazione della Pro Loco, solo un passaggio di un percorso iniziato nel 2008, e che si concluderà nel 2018, per un recupero della memoria della comunità. Troppo a lungo finita schiacciata dalla retorica e dalla propaganda del Regno d’Italia, alle prese con la “pacificazione” dei territori conquistati. È quanto ha sottolineato Diego Mauchigna, che dieci anni fa ha iniziato a lavorare per dare un nome e, se possibile, un luogo in cui fossero stati sepolti i caduti del territorio di San Canzian nelle file dell’esercito austroungarico. La molla che ha spinto Mauchigna è stata personale, anche se ben presto l’indagine si è allargata ad abbracciare la storia dimenticata di tutti i soldati arruolati dall'impero.

«Mio nonno Francesco, nato nel 1874, di San Canzian, partì nel 1914 per il fronte russo senza più fare ritorno, probabilmente morto di tifo in campo di prigionia – spiega -. Mio padre era del ’13 e quindi non aveva un ricordo, aveva il desiderio di sapere. L’ha avuto fino all’ultimo». La storia di Francesco Mauchigna “Buttignon” si intreccia, però, con quella di altri 102 caduti, di cui solo 15 ebbero degna sepoltura nella loro terra, perché morti dopo il ritorno in seguito alle ferite di guerra. Si tratta di un settimo di tutti i richiamati del comune di San Canzian d’Isonzo, tra i 680 e i 700 uomini, come individuato da Diego Mauchigna, su una popolazione totale di 3.429 persone, stando al censimento austroungarico del 1914. Ai caduti militari vanno inoltre aggiunti quelli civili, come sottolineato ieri dal ricercatore, che partendo dall’archivio comunale e da quelli parrocchiali ha poi scavato nell'Archivio di Stato di Trieste e di Venezia, in quello arcivescovile di Gorizia e nel Kriegsarchiv di Vienna.

«Ce ne furono 115-120 in seguito all’internamento in Austria e in Italia – ha detto Mauchigna – e per le epidemie di colera del 1915 e di "spagnola" del 1918». Insomma, nel solo territorio del comune di San Canzian la prima Guerra mondiale fece attorno alle 225 vittime, il 6,6% della popolazione, contro le 53 complessive del secondo conflitto mondiale. Mauchigna ieri ha ben delineato il “dolore negato” alle famiglie dei territori ex imperiali, che non poterono contare né su comunicazioni ufficiali sulla fine dei propri cari né su comitati e associazioni a loro supporto, come invece avvenne per le famiglie dei caduti di parte italiana. «Il nostro è quindi un piccolo e doveroso risarcimento a quella generazione sfortunata», ha concluso Mauchigna. L’incontro è stato introdotto dalla presidente della Sezione isontina della Sfa, Lorenza Bellé, e dall’esponente della Sfa Edo Rosin, che hanno ringraziato quanti hanno sostenuto l'iniziativa e hanno voluto essere presenti. Tra questi, oltre al sindaco Silvia Caruso, l’assessore regionale Loredana Panariti e il consigliere Diego Moretti.

Autore: Laura Blasich