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Raccolta di articoli apparsi su giornali e riviste dove si parla della SFA

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). La chiesetta di San Proto restituisce un neonato morto in epoca medievale.

  • I TESORI DI SAN PROTO. La testimonianza di una fase edilizia paleocristiana.

  • SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). Ad aprile la ripresa degli scavi.

  • IL PESO DELL ANTICHITA: mostra archeologica sulle misure e gli strumenti di pesatura nel Friuli romano.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Due scheletri di età medievale nella chiesetta di San Proto.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Via agli scavi nella chiesa di San Proto.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO. Oggi in chiesa la presentazione di nuovi reperti trovati a San Canzian.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Chiesetta di San Proto, presto il via agli scavi.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Siti archeologici a rischio tra furti e incuria.

  • PAESTUM (Sa). Presenze longobarde nelle regioni del Sud, radici che uniscono l'Italia.

  • VOLONTARIS DE CULTURE. La Societat furlane di archeologjie e fas 20 agns. Interviste cul president Cescutti.

  • La Società di archeologia festeggia i vent anni parlando del volontariato.

  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Un tuffo nel medioevo.

  • CASTIONS DELLE MURA (Bagnaria Arsa - Ud). Riaffiora una casa romana.

  • PAESTUM/CAPACCIO (Sa). Gli studenti di tre licei friulani hanno rinnovato per il settimo anno l’esperienza di volontariato, contribuendo alla conservazione e al mantenimento della zona dei templi.

  • ATTIMIS (Ud). Un reperto in oro bianco appartenuto all’imperatore bizantino Alessio I Comneno.

  • FRIULI. Nelle rocche militari si ricostruisce la storia.

  • CODROIPO (Ud). Erano dediti all’allevamento di capre e pecore. I reperti saranno catalogati e messi in mostra. Ricostruita la vita nel castelliere.

  • ATTIMIS (Ud). Scoperta eccezionale nel Castello Superiore.

  • GOTI TRA FRIULI AUSTRIA E SLOVENIA

  • LA PASSIONE DI SCAVARE NEL PASSATO.

  • Ad Attimis una mostra dedicata ai Goti sulle Alpi orientali.

  • PAESTUM: gli scavi della Società friulana di archeologia.

  • UDINE. Sotto la torre di Porta Villalta ...

  • UDINE. Castello, trovato uno scheletro del 1100.

  • UDINE. Castello, resti umani risalenti al 1200.

  • VERZEGNIS (Ud): Campagna scavi. I risultati dei lavori estivi svolti con gli studenti del Solari.

  • CAMPAGNA DI SCAVI A CODROIPO

  • ITINERARI TURISTICO-ARCHEOLOGICI, ecco la guida.

  • REGIONE & TURISMO: Scoprire l'archeologia, ben 180 itinerari (siti).

  • ATTIMIS: Enigmi archeologici.

  • TURISMO legato all'archeologia

  • GUIDA AL TURISMO ARCHEOLOGICO



  • SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). La chiesetta di San Proto restituisce un neonato morto in epoca medievale. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo, 05/02/2010

    La campagna di scavi nella chiesetta di San Proto a San Canzian d'Isonzo non ha reso solo i resti di un uomo e di una ragazza, deposti in alcune tombe a inumazione di epoca medievale, di cui non si conosceva l'esistenza prima di dicembre: nella stessa area è stata rinvenuta anche la sepoltura di un neonato.
    Una scoperta struggente, perché i resti del bimbo, sempre risalenti al periodo, sono stati scoperti sotto una tegola, come è emerso l’altra sera nell'incontro organizzato dalla Sezione isontina della Società friulana di archeologia nella sala dell'oratorio parrocchiale per fare il punto sui risultati prodotti dagli scavi effettuati a fine anno nella chiesetta di San Proto.
    A parlare dell'esito dei lavori e della loro importanza sotto il profilo scientifico sono stati Cristiano Tiussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, che hanno condotto la campagna e sono pronti a riprenderla già ad aprile.
    Entro la fine del mese, l'amministrazione comunale ha intenzione di incontrare la Soprintendenza regionale e la Camera di commercio a conferma della volontà di valorizzare il patrimonio archeologico.
    «Abbiamo già un progetto delineato per raggiungere l’obiettivo - così il sindaco Silvia Caruso -, che punta a rendere visibili le ultime scoperte e quelle precedenti».
    Nel corso del 2010 l'ente locale promuoverà inoltre degli appuntamenti divulgativi degli studi innescati dalla campagna di scavi, la prima dopo 50 anni da quella fondamentale effettuata nel 1960.
    «Il sito sta già riscuotendo notevole interesse da parte del mondo accademico e scientifico, ma non solo - aggiunge -: sono molte le scolaresche che lo hanno visitato e le ultime scoperte hanno rinnovato l'interesse dei cittadini verso l'antiquarium e quanto già era visibile».
    Tutto lascia supporre che, con la prosecuzione degli scavi, altre tombe a inumazione riaffioreranno, visto che l’area coinvolta dalla campagna archeologica era stata usata come cimitero, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo.
    Nella prima fase degli scavi è stato intanto consolidato anche il mosaico rinvenuto nel 1960. Dopo aver asportato la pavimentazione, realizzata all’inizio del '900, gli archeologi hanno inoltre trovato i resti di un piano pavimentale precedente e al di sotto di questo un piano di calpestìo in battuto. Uno strato di livellamento sopra al battuto ha restituito diverse tessere musive, provenienti dalla distruzione di uno dei due mosaici paleocristiani, e frammenti di intonaco.
    La ricerca condotta tra il 9 e il 30 dicembre si è svolta in continuità con quella dello scorso secolo, che aveva riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo.
    Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grande interesse, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.
    Il Comune ha chiesto un contributo Interreg per allargare le indagini alla zona circostante.
    L'intenzione è di riportare alla luce tutti i reperti, creando un passaggio pedonale tra la chiesa e San Proto e gli altri siti.

    Autore: Laura Blasich



    I TESORI DI SAN PROTO. La testimonianza di una fase edilizia paleocristiana. [ Inizio Pagina ]
    Voce Isontina, 23/01/2010

    Gli scavi che stanno interessando la piccola chiesa di San Proto a San Canzian d'Isonzo stanno riservando numerose sorprese. Stanno infatti ritornando alla luce resti che testimoniano una fase edilizia paleocristiana nell'area di appartenenza aquileiese, permettendo di scoprire le sue origini.
    Coinvolti nelle operazioni di recupero numerose istituzioni, riunite in un accordo che coinvolge la Parrocchia di San Canzian d'Isonzo, proprietaria dell'immobile e che ha dato il permesso per eseguire le indagini, l'Università degli studi di Trieste - Cattedra di Archeologia Cristiana con il Professor Giuseppe Cuscito, concessionario da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di San Canzian d'Isonzo e la Società Friulana di Archeologia - Sezione Isontina, coordinata da Edoardo Rosin, con un contributo finanziario Camera di Commercio.
    Abbiamo incontrato il dottor Cristiano Tiussi, archeologo e docente di Topologia dell'Italia Antica presso l'Università di Trieste, e la dottoressa Angela Borzacconi, archeologa medievista, che dirigono gli scavi in San Proto.

    Dottor Tiussi e dottoressa Borzacconi, qual'è, in sintesi, la storia di questo sito archeologico?
    La chiesa di San Proto esiste, lo si sa, da almeno 500 anni. Le prive visite pastorali di cui abbiamo notizia risalgono all'incirca al 1500 e danno già la chiesa per esistente. La figura titolare, quella appunto di San Proto, è legata al martirio dei tre fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, di cui si dice essere stato il maestro, il pedagogo. Il titolo è pertanto indicativo di una figura particolarmente legata a un episodio specifico delle persecuzioni occorse sotto Diocleziano, appunto la morte dei santi Canziani il 31 maggio 304. Da questa intitolazione sono incominciate le domande sulla possibilità di collegare questo sito all'episodio del martirio, e. nel 1950, il padre ortodosso Timoteo eseguì delle prime indagini, alle quali si deve la scoperta di un mosaico ritrovato all'esterno della chiesetta, che delinea come il sito avesse una storia molto più antica di quanto poteva essere ricostruito con a documentazione d'archivio.
    Nel 1960 il professor Mirabella Roberti, docente di Archeologia Cristiana presso l'Università di Trieste, effettuò lo scavo sia all'interno che all'esterno, mettendo in luce quella che è un'aula di culto, di dimensioni piuttosto ridotte, pavimentata con un mosaico vicino nel genere ai mosaici teodoriani di Aquileia, databile al IV sec. d.C. Da questo dato, cioè dalla persistenza del culto di San Proto in questa zona, si desume che questa prima aula fosse in qualche maniera collegata con lo stesso e, in particolare, viene interpretata come una "memoria", intesa come luogo legato all'episodio del martirio del santo. Le indagini di Mirabella sono terminate nel 1961 e riprese soltanto ora.

    A tal proposito: i lavori sono ripresi dopo 50 anni; quali le difficoltà incontrate a causa di questo lungo periodo di stasi?
    In questi 50 anni i resti della memoria all'interno della chiesetta è sempre rimasta visibile, quindi ha sofferto degli effetti causati da questa lunga esposizione e il mosaico si presentava molto deteriorato. Quindi, come prima cosa, abbiamo dovuto effettuare un intervento di messa in sicurezza attraverso la stesura di una garza, direttamente a contatto con il mosaico, al fine di tenerne ferme le tessere. Questo è stato l'unico problema riscontrato dal punto di vista tecnico. Altro problema, propedeutico all'avvio degli scavi, è stato lo spostamento dei due sarcofagi, sui quali si leggono i nomi di Proto e Crisogono - altra figura legata alla vicenda dei Canziani -, da questo sito alla chiesa parrocchiale. Abbiamo quindi provveduto all'asportazione del pavimento in cemento, risalente al 1938 e poi iniziato gli scavi.

    Da dove ripartono quindi i lavori e che cosa sta emergendo?
    Quest'indagine permette di applicare i metodi moderni, scientifici, dello scavo archeologico - il cosiddetto "metodo stratigrafico" - a un contesto collegato immediatamente alla memoria di San Proto. Siamo ripartiti dalla considerazione che l'interno della chiesetta non era stata scavata integralmente in precedenza, quindi si presentava come luogo allettante di ricerca archeologica, perchè mai interessato da interventi antecedenti.
    La volontà è quella di legare le informazioni che emergono da questo scavo alla situazione già conosciuta con gli scavi del 1960, le indagini hanno permesso di mettere in luce la superficie in terra battuta, con resti di attività dell'uso del fuoco che, dagli ultimi dati, sembra essere la pavimentazione della chiesa nella fase precedente a quella attualmente visibile e che possiamo datare all'epoca basso mediovale, precedente al XV sec.
    In questo pavimento abbiamo trovato una tomba, dove ora è visibile uno scheletro, che riteniamo possa essere una "sepoltura privilegiata", perchè una delle poche a trovare posto all'interno di questo edificio e collocata al centro del pavimento, in asse con l'altare. Dallo scheletro abbiamo capito che si tratta di un maschio, adulto, anche se l'età non è al momento ancora fissabile con certezza. Sappiamo però che aveva una muscolatura molto possente dalle tracce che le inserzioni tendinee e muscolari hanno lasciato, comprimendo l'osso. Nella seconda tomba, trovata presso il muro della chiesetta e che dovrebbe risalire allo stesso periodo, abbiamo i resti di una ragazza, sepolta con una fascetta di tessuto sulla testa che si è in parte conservata e delle calzature di cui rimangono le fibbie. Al di sotto di questa chiesetta cominciano a emergere i resti di strutture che sono molto più antiche, verosimilmente collegabili al complesso messo in luce nel 1960.
    Dal punto di vista dei risultati cominciamo a vedere un'articolazione del sito archeologico molto più elaborata di quello che si poteva presumere ma stiamo attendendo di arrivare sui livelli dell'epoca tardo-antica per poter dire di cosa si trattasse.

    Qual'è il collegamento del complesso archeologico di San Canzian con quello di Aquileia?
    Sono collegati innanzitutto da un punto di vista topografico, perchè entrambe le cittadine stavano sulla strada romana per "Tergeste", Trieste. All'epoca San Canzian si collocava pertanto in pieno territorio aquileiese e costituiva, con ogni probabilità, un "vicus", ossia un abitato di piccole dimensioni.
    Il collegamento tra i due luoghi viene poi anche dato dalla vicenda dei martiri canziani, che partirono da Aquileia dirigendosi lungo la strada per Trieste e, nel sito di San Canzian, vennero arrestati e in seguito giustiziati. Possiamo dire che in epoca antica San Canzian era una sorta di abitato satellite di Aquileia, dove esistevano le proprietà di personaggi facoltosi del periodo tra cui, molto importante, la famiglia dei Cantii, collegata con i Canziani; è possibile che i martiri fossero discendenti di una famiglia che qui possedeva già delle proprietà.
    Nel IV sec. San Canzian era nota anche per avere due insediamenti molto importanti, forse dei complessi residenziali di altissimo livello, a uno dei quali è collegato il ritrovamento, fatto circa due secoli fa, dei "cucchiai degli Eusebii", ossia il corredo funerario di un fanciullo che apparteneva alla "gens Eusebia", famiglia molto importante di Roma che aveva dato anche dei consoli, sepolto tra San Canzian d'Isonzo e Dobbia.

    Nel proseguimento dei lavori, cosa vi aspettate di trovare?
    Ci si aspetta di poter illustrare e comprendere meglio non solo le fasi della chiesa attuale e di quella che l'ha preceduta ma soprattutto l'articolazione degli spazi del complesso paleocristiano, a cui stiamo gradualmente arrivando. In questo momento tendiamo a escludere la possibilità di ritrovare ulteriori tombe, abbiamo ormai indagato tutta l'area della chiesa e non vediamo più tracce di sepolture; anche quelle che potevano sembrarlo, dopo alcune indagini non si sono rivelate tali.

    Com'è composta l'equipe che sta lavorando agli scavi?
    Oltre a noi, che siamo i responsabili dello scavo, abbiamo il concorso di un archeologo professionista e soprattutto il contributo dei volontari della Società Friulana di Archeologia - Sezione Isontina che hanno dato una mano fondamentale per lo scavo, che ha comportato lo spostamento di molta terra. All'equipe di scavo si aggiungono anche un geologo e la dottoressa Luciana Travan della Clinica Universitaria di Udine - Anatomia Patologica, la quale effettuerà tutte le indagini sugli scheletri, che verranno rimossi da qui e portati a Udine per gli esami da cui potremo avere molte più informazioni sia dal punto di vista dell'età, che di eventuali malattie, patologie e tutto ciò che concerne l'aspetto antropologico.

    Come proseguiranno le ricerche?
    Attualmente le ricerche si sono fermate, essendo scaduta il 31 dicembre la concessione ministeriale. Ad ogni modo abbiamo già inoltrato la richiesta per l'autorizzazione al proseguimento degli scavi e, con ogni probabilità, riprenderanno nei mesi di aprile e maggio.

    L'aspettativa degli abitanti di San Canzian.
    Abbiamo chiesto un parere sull'andamento degli scavi a Edoardo Rosin, coordinatore della Sezione Isontina della Società Friulana di Archeologia, operante sul territorio regionale con 500 iscritti, di cui 75 nella sezione locale.

    Signor Rosin, qual'è, al momento, il ritrovamento in San Proto che più l'ha affascinata e quali le impressioni sui lavori?
    Da parte della gente di San Canzian e non solo c'è sempre stata una grande aspettativa, perchè c'era e c'è la consapevolezza che il sito in questione fosse importante.
    Siamo stati felicissimi quando è stato possibile riprendere gli studi, che hanno confermato la continuità nel tempo di questo centro di culto nel corso dei secoli. Anche le scoperte recenti dimostrano una progressività dal periodo paleocristiano ad oggi, visibile con questa chiesa, rendendo possibile la ricostruzione di pagine di storia che finora erano bianche: è questo ciò che maggiormente affascina. Abbiamo grande consapevolezza di tutto questo e operiamo con le scuole affinchè venga trasmessa questa coscienza e i cittadini stessi possano essere maggiormente responsabili in futuro di quello che noi riteniamo sia una grande risorsa e un grande patrimonio. L'entusiasmo è forte tra la gente e tra le scuole, che continuano a visitare il sito ricche di curiosità. Con le istituzioni scolastiche abbiamo anche in programma la pubblicazione di una storia legata al "porporario": da una stele sembra che a San Canzian si producesse la porpora, che era considerata monopolio di Stato. Ciò significherebbe che era un'importante area e, insieme ai ragazzi, abbiamo lavorato sull'argomento.

    Autore: Selina Trevisan
     



    SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). Ad aprile la ripresa degli scavi. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo — 21 gennaio 2010.

    Dopo l'importante scoperta di alcune tombe a inumazione di epoca medievale e degli scheletri di un uomo e di una ragazza che vi erano deposti, la campagna di scavi nella chiesetta di San Proto a San Canzian d'Isonzo riprenderanno ad aprile. Attorno alla metà del prossimo mese archeologi responsabili sul campo, Cristiano Tussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, amministrazione comunale, parrocchia e la sezione isontina della Società friulana di archeologia faranno ufficialmente il punto sull'attività conclusa alla fine del 2009.
    In quell'occasione si indicheranno però con tutta probabilità anche le progettualità future legate si alla campagna di scavo, ma anche alla fruzione e valorizzazione del sito archeologico. Tutto lascia supporre che con il proseguimento degli scavi altre tombe a inumazione verranno alla luce, visto che l’area coinvolta dalla campagna archeologica era stata usata come cimitero nel medioevo, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo.
    Nella prima fase degli scavi è stato intanto consolidato anche il mosaico rinvenuto nel 1960. Dopo aver asportato la pavimentazione attuale, realizzata all’inizio del '900, gli archeologi hanno inoltre trovato i resti di un piano pavimentale precedente e al di sotto di questo un piano di calpestio in battuto, con resti di attività legate all’uso del fuoco.
    Uno strato di livellamento sopra al battuto ha restituito diverse tessere musive, provenienti probabilmente dalla distruzione di uno dei due mosaici paleocristiani e, frammenti di intonaco, relativi al rivestimento della chiesa nelle fasi più antiche.
    La ricerca condotta tra il 9 e il 30 dicembre si sta svolgendo comunque nel segno della continuità rispetto a quella, fondamentale, effettuata negli anni '60 dello scorso secolo e che aveva riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo dopo Cristo e riferibile al culto memoriale di San Proto.
    Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grandissimo interesse storico e archeologico, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.
    Il Comune ha quindi chiesto un contributo Interreg per allargare le indagini anche all’area circostante. L'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di riportare alla luce tutti i reperti perché siano visibili a tutti, creando inoltre un passaggio pedonale tra la chiesa parrocchiale e San Proto e gli altri siti archeologici locali.
    Il sito archeologico è stato comunque già meta, grazie all'attività dei volontari della sezione isontina della Società friulana di archeologia, delle visite degli studenti delle primarie di San Canzia e Turriaco e anche delle medie di Cormons. (la. bl.)



    IL PESO DELL ANTICHITA: mostra archeologica sulle misure e gli strumenti di pesatura nel Friuli romano. [ Inizio Pagina ]
    Il Nuovo, 21/01/2010

    Si potrà visitare fino al 25 febbraio la mostra archeologica che, a San Vito al Tagliamento, fa il punto sullo stato delle conoscenze e dei rinvenimenti ruguardanti "Misure e strumenti di pesatura nel Friuli romano".
    Intitolata "Il peso dell'antichità", l'esposizione è stata allestita presso il museo civico Federico De Rocco, presso Torre Raimonda, in via Amalteo, 1 .
    L'istituzione museale, insieme alla sezione pordenonese della Società friulana di archeologia, presenta all'incirca centodieci reperti provenienti dall'area delle ville rustiche del Sanvitese e del Casarsese (soprattutto una settantina di pesi rinvenuti in superficie e per la prima volta esposti al pubblico da quando sono stati consegnati al museo De Rocco e dalla collezione dei Civici musei udinesi, rappresentativa delle principali scoperte effettuate finora nel territorio della provincia di Udine.
    I pesi esposti, unitamente a riproduzioni e ricostruzioni grafiche, illustrano l'evoluzione della bilancia e bracci uguali e piatti e il funzionamento della stadera da bilancia con un solo piatto (originario della Campania).
    I reperti più interessanti sono i pesi in piombo ritrovati presso il grande insediamento produttivo della villa di Sile, in comune di Casarsa, attivo fra I i IV secolo dopo Cristo, e il peso da stadera in bronzo configurato a testa femminile, ritrovato a Zuglio, in Carnia, nel secolo scorso.
    Secondo il saggio introduttivo, pubblicato dal catalogo della mostra, i sistemi ponderali identificabili in area friulana consentono di riconoscere contatti e scambi commerciali sia con l'Egeo che con l'Europa centrale, già tra l'età del Rame (III millennio a.C.) e del Ferro (I millennio a.C.), fino alle soglie della piena romanizzazione.
    Per quanto riguarda i reperti di Sile, la possibilità di ricostruire vere e proprie serie di pesi di bilancia (basati su sottomultipli della libra) ha fatto pensare agli studiosi che tali strumenti, oltre ad essere utilizzati nelle attività economiche locali, potrebbero anche essere stati prodotti in loco.

    L'esposizione è visitabile giovedì (10-12,30), venerdì (10-12,30 e 15-18) e prima domenica del mese (10-12,30 e 15-18).

    Info 043480405; sfadestratagliamento@archeofriuli.it



    SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Due scheletri di età medievale nella chiesetta di San Proto. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 30 dicembre 2009

    È stato battezzato Natalino, in omaggio al fatto che è stato portato allo luce la vigilia di Natale, lo scheletro di uomo adulto, dal corpo muscoloso e prestante, alto circa 1,75 metri, scoperto nel corso delle indagini archeologiche che si stanno compiendo a San Canzian nella chiesa di San Proto.

    Sepolto nella nuda terra, privo di elementi di corredo, lo scheletro, la cui sepoltura al centro della chiesa e con il capo del sepolto rivolto a oriente, potrebbe risalire al medioevo, è in eccellente stato di conservazione.

    Oltre a Natalino, gli archeologi hanno trovato lunedì, a ridosso del muro sud dell’attuale edificio, lo scheletro di una giovane donna, sepolta con un ornamento sulla testa e una fibbia su uno dei piedi.

    Una terza tomba è risultata invece essere vuota, ma tutto lascia supporre che il proseguimento delle indagini, che iniziate il 9 dicembre e che si concluderanno con la fine dell’anno, altre tombe a inumazione verranno alla luce visto che l’area interessata dagli scavi, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo, nel medioevo era stata usata quale cimitero.

    L’importante scoperta è stata presentata ufficialmente ieri, dagli archeologi responsabili sul campo, Cristiano Tussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, alla presenza del professor Giuseppe Cuscito ordinario di archeologia cristiana alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste, del parroco di San Canzian, monsignor Mauro Belletti (la parrocchia dei Santi Canziani martiri è proprietaria dell’immobile), del sindaco Silvia Caruso e del coordinatore della sezione isontina della Società friulana di archeologia, Edoardo Rosin, i cui volontari partecipano alla campagna di scavi, realizzata grazie al sostegno finanziario della Camera di commercio di Gorizia e su autorizzazione del ministero per i beni e le attività culturali.

    La chiesetta di San Proto e le sue adiacenze erano già state oggetto di indagini nel 1960-1961 da parte dell’Università di Trieste sotto la guida di Mario Mirabella Roberti, professore di archeologia cristiana e quindi l’attuale ricerca si svolge nel segno della continuità, cercando ulteriori risultati oltre a già importanti esiti degli anni 60, che avevano riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo dopo Cristo e riferibile al culto memoriale di San Proto.

    Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grandissimo interesse storico e archeologico, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.

    Nella prima fase è stato anche operato il consolidamento del mosaico rinvenuto nel 1960, è stato asportato il pavimento in cemento dell’attuale chiesa, sotto cui sono emersi i resti di un piano pavimentale precedente e appunto le tombe con gli scheletri.

    Nei prossimi giorni si completerà l’indagine all’interno della chiesa, sotto gli strati medievali, per verificare la presenza di strutture archeologiche.
    «Abbiamo presentato domanda di finanziamento Interreg. Per la parte italiana, il progetto, di cui è leader il comune di San Canzian – ha spiegato il sindaco – si prevede l’apertura alla visita dell’area di scavo, con copertura in vetro e strutture in acciaio dei resti e la realizzazione di un percorso pedonale che congiunga San Proto al centro del comune e al Battistero».

    Gli scheletri rinvenuti saranno portati all’istituto di Anatomia dell’Università di Udine dove saranno studiati e analizzati certificando, grazie anche all’esame del carbonio 14, età, sesso, eventuali patologie, alimentazione. (c.vi.)



    SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Via agli scavi nella chiesa di San Proto. [ Inizio Pagina ]

    Archeologia, storia e cultura locale sono alla base dell’azione sinergica per il rilancio turistico del territorio di San Canzian. Vista la presenza dell’importate patrimonio archeologico e di 13 aziende agricole, punti di riferimento di strutture ricettive di agriturismo e del particolare ambiente dell’Isonzo, inserito nell’ambito del Piano di sviluppo territoriale. Sono coinvolti altri partner come Monfalcone, San Pier, Turriaco, Staranzano, la Provincia e il Consorzio di Bonifica Pianura Isontina.

    L’amministrazione comunale ieri ha compiuto un ulteriore passo avanti con il via ufficiale degli scavi all’interno della chiesetta di San Proto, che partiranno fra 10 giorni, dopo il contributo di 30mila euro erogato dalla Camera di commercio di Gorizia.

    La partenza dei lavori, diretti da Cristiano Tiussi, è stata annunciata durante l’incontro che si è tenuto nella sala dell’oratorio parrocchiale. Erano presenti per la Regione l’assessore all’Istruzione, Formazione e Cultura, Roberto Molinaro e il consigliere Giorgio Brandolin.

    «Questo progetto - ha dichiarato Molinaro - è lungimirante poiché propone il coinvolgimento di altre realtà, recupera una radice storica, ha una ricaduta economica e una valorizzazione esterna. Si inserisce poi nella politica regionale al centro dell’Europa e con legami transfrontalieri».

    «Il contributo disponibile - ha affermato il sindaco Silvia Caruso - ci permetterà di portare alla luce la pavimentazione musiva e di spostare i sarcofagi dei santi nella chiesa parrocchiale. Lo scorso anno, grazie a un finanziamento della Fondazione Aquileia, abbiamo sistemato la cartellonistica e illuminato i punti bui dei siti archeologici».

    Da 5 anni, inoltre, viene svolto un precorso formativo nell’istituto comprensivo Alighieri dove gli alunni diventano ”piccole guide” nell’ambito familiare. Iniziativa spiegata dalla dirigente scolastica Annamaria Bonato, che ha annunciato una pubblicazione.

    La seconda fase progettuale, illustrata da Daniela Peresson, è inserita nel progetto Interreg 2007-2013 Italia-Slovenia (in corso di valutazione) nell’ambito del progetto “Alca”, assieme a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Ravenna, Veneto. Sono stati chiesti 660mila euro, dei quali 260mila per San Canzian. Serviranno per lo studio, lo scavo attorno all’area della chiesa, il rafforzamento delle fondamenta e un percorso pedonale di collegamento con il centro.

    Per la Slovenia è inserito il parco Skocjanske Jame, patrimonio mondiale dell’Unesco, illustrato dai responsabili Albin Debevec e Giordania Beltram. La “divulgazione”, infine, tra la popolazione, si avvale della convenzione tra il Comune, la Società Friulana di Archeologia, presente con il responsabile Massimo Lavarone, la Parrocchia, con monsignor Mauro Belletti, il Dipartimento di Scienze della Formazione e dei Processi Culturali dell’Università di Trieste, con il professor Giuseppe Cuscito, l’Università di Padova e il Museo nazionale sloveno.

    Autore: Ciro Vitiello.

    Fonte: il Piccolo — 30 novembre 2009.



    SAN CANZIAN D'ISONZO. Oggi in chiesa la presentazione di nuovi reperti trovati a San Canzian. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo, 29 novembre 2009.

    Oggi alle 11.30, nella sala dell’oratorio della parrocchia di San Canzian, è in programma l’atteso incontro pubblico sull’archeologia dal titolo “Appuntamento con la storia”.
    L’iniziativa, organizzata dall’amministrazione comunale e dalla parrocchia, sarà presentata dal sindaco di San Canzian Silvia Caruso, in collaborazione con l’Università di Trieste e la Società friulana di archeologia.
    Verranno annunciati altri ritrovamenti di reperti di valore storico, ma soprattutto sarà dato il via ufficiale alla presentazione dello scavo archeologico nella chiesetta di San Proto, dove attualmente è visibile solo una parte dei mosaici paleocristiani e i due sarcofagi appartenuti a San Proto, maestro dei santi Canziani, San Crisogono, vescovo Aquileiese e patrono di Zara.
    Da ricordare che nell’altare della chiesa parrocchiale sono conservate le uniche reliquie autentiche dei tre santi martiri aquileiesi Canziani, cioè Canzio, Canziano e Canzianilla, uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas”.
    Nell’incontro di oggi, con la presenza del parroco monsignor Mauro Belletti, verranno anche illustrati dalla Società friulana di Archeologia i sistemi della divulgazione archeologica. (ci. vi.)



    SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Chiesetta di San Proto, presto il via agli scavi. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo, 27 novembre 2009

    L’archeologia sarà protagonista domenica prossima a San Canzian d’Isonzo in programma alle 11.30 nell’ampia sala dell’oratorio parrocchiale, nell’incontro intitolato ”Appuntamento con la storia”, organizzato dall’amministrazione comunale e dalla parrocchia in collaborazione con l’Università di Trieste e la Società Friulana di Archeologia.

    Dirigerà l’incontro il sindaco di San Canzian Silvia Caruso. Oltre a essere presentate alcune iniziative riguardo i siti archeologici presenti nel territorio comunale, verrà dato il via ufficiale alla presentazione dello scavo archeologico nella chiesetta di San Proto.

    San Canzian è importante soprattutto nell’Isontino per i reperti archeologici. Ospita infatti le reliquie e le pietre tombali dei tre giovani fratelli martiri Canziani. Poi c’è la chiesa di San Proto, dove sono visibili una parte dei mosaici paleocristiani e i due sarcofagi appartenuti a San Proto, maestro dei santi Canziani, San Crisogono, vescovo Aquileiese e patrono di Zara. Inoltre proprio al centro del paese si trovano il battistero altomediovale di Santo Spirito e l’Antiquarium, dove sono conservati i reperti rinvenuti.

    Gli scavi archeologici, diretti tra il 1960 e il 1969 dal professore Mario Mirabella Roberti, non solo portarono alla luce notevoli testimonianze sulle antiche origini romane ma confermarono anche un’antichissima tradizione religiosa, quella del culto dei tre santi Canziani (Canzio, Canziano e Canzianilla) uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas».

    Sono le uniche reliquie autentiche di martiri aquileiesi conservate nell’altare della chiesa parrocchiale. (ci.vi.)



    SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Siti archeologici a rischio tra furti e incuria. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo, 18 novembre 2009

    Non siamo ai livelli di Aquileia, il parco archeologico della località friulana è unico, la sua importanza supera i confini italiani ed europei. Ma testimonianze, reperti e monumenti di età romana e paleocristiana si trovano anche in Bisiacaria. A San Canzian prima di tutto, ma anche a Ronchi e a Staranzano. Solo che sono in pochi a saperlo, la maggior parte dei residenti nei tre comuni citati lo ignorano, nonostante il lavoro e l’impegno di singole persone o di associazioni. La promozione è praticamente inesistente.
    Prendiamo ad esempio San Canzian. Gli scavi archeologici, diretti tra il 1960 e il 1969 dal professore Mario Mirabella Roberti, non solo portarono alla luce notevoli testimonianze sulle antiche origini romane ma confermarono anche un’antichissima tradizione religiosa, quella del culto dei tre santi Canziani (Canzio, Canziano e Canzianilla) uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas». Sono le uniche reliquie autentiche di martiri aquileiesi conservate nell’altare della chiesa parrocchiale. Oggi tutti gli studiosi sono d’accordo: San Canzian è un sito archeologico di fondamentale importanza soprattutto per quanto riguarda l’età paleocristiana: vi sono le uniche reliquie certe di martiri aquileiesi, c’è il Battistero di Santo Spirito nella chiesa di San Proto e ci sono molti altri reperti nella zona sepolcrale lungo la via Gemina, che collegava Aquileia a Trieste. Ma allora perchè non viene valorizzato come dovrebbe essere o come la Soprintendenza ai Beni culturali vorrebbe? Più semplicemente, perchè ad esempio una scuola di Milano o di Roma in gita si ferma (giustamente) ad Aquileia e non viene ”invitata” a fare qualche chilometro in più per arrivare a San Canzian?
    «Io l’ ho proposto molte volte - sottolinea Gabriella Brumat Della Sorte, studiosa di archeologia soprattutto locale -, ho inserito San Canzian nelle guida per Aquileia che ho realizzato. Ma i risultati non si sono proprio visti. Non intendo accusare nessuno, ma mi sembra che ci sia poca attenzione verso questo importantissimo aspetto turistico».
    Più esplicito Edoardo Rosin, coordinatore isontino della Società friulana di archeologia: «Manca un progetto territoriale e una chiara indicazione turistica. Non mancano i reperti. Si sa che ci sono, ma non si vedono. La società archeologia friulana è intervenuta più volte soprattutto nell’area di San Canzian che è necessariamente e storicamente inclusa nella zona di Aquileia. Ma ha una sua specificità che deve essere messa in rilievo, e purtroppo non lo è. Nei viaggi turistici deve trovare un suo spazio, ma ci vuole promozione e impegno da parte di tutti

     Altri reperti romani si trovano a Ronchi e a Staranzano.
    Le ville romane hanno visto la luce solo recentemente. Ma si vede ben poco. E se qualcuno le passa accanto neanche si accorge di trovarsi di fronte a un sito archeologico non di poco conto. Il disinteresse è palpabile.
    «Negli anni Cinquanta - racconta Gabriella Brumat - è stata trovata nella villa di Staranzano una lapide ”Liberta Peticia”, un iscrizione di una schiava liberata, un ex voto alla dea. Questo reperto è stato per molto tempo esposto nel municipio di Staranzano. Da qualche anno non si hanno più notizie. Nessuno sa niente. Altro esempio. Nelle campagne di San Canzian sono stati trovati, e si trovano ancora, bellissimi mosaici, anche catal ogati. Ma anche di questi si sono perse le tracce. Così vanno le cose. C’è molto da fare. Sappiamo con certezza che ci sono dei cercatori di tesori. La Soprintendenza fa quel che può. Le forze dell’ordine anche. Ma una maggiore sorveglianza è d’obbligo se non vogliamo perdere dei certi tesori di archeologia».

    Autore:  Ferdinando Viola



    PAESTUM (Sa). Presenze longobarde nelle regioni del Sud, radici che uniscono l'Italia. [ Inizio Pagina ]
    BorsaturismoNews, 21 novembre 2009

    Una presenza di grande spessore quella Longobarda nel Sud Italia, che si concretizza in numerose testimonianze archeologiche e di edifici storici.
    Benevento, l'Avellinese, la stessa città di Salerno sono luoghi da cui traspaiono precisi elementi della civiltà venuta dalle regioni del Nord.
    E dall'archeologia vengono gli elementi che fanno la storia e vanno a ricomporre le radici del nostro Paese in un unicum che rende ragione a tutti coloro che vedono l'Italia come il frutto di una mirabile fusione di culture e civiltà.
    Il Castello di Arechi, il cui restauro è stato completato di recente dall'amministrazione della Provincia di Salerno, che ha posto l'intervento nel pacchetto dei primi 100 giorni del suo mandato; il Palatium Longobardorum di San Pietro in Corte, testimonianza unica in Europa: ecco due mirabili esempi in Salerno di una dominazione durata cinque secoli, rievocata all'inizio dell'incontro, che si protrae per l'intera giornata, promosso da Federarcheo e Gruppo Archeologico Salernitano in collaborazione, fra gli altri, con Gruppi Archeologici d'Italia, Società Friulana di Archeologia e Regione Basilicata.



    VOLONTARIS DE CULTURE. La Societat furlane di archeologjie e fas 20 agns. Interviste cul president Cescutti. [ Inizio Pagina ]
    da il Diari An IV, Numar 21 dal 4 di novembar 2009

    Salacor no ducj chei che a passin dongje il tor di Puarte Vilalte a Udin a san che dentri si cjatin i uficis di une des plui mertoriis associazion di volontariat culturâl dal Friûl: la Societât Furlane di Archeologjie, che propit chest an e fiesteze i prins vincj agns di ativitât.

    Il so president Gian Andrea Cescutti nus fevele dai travuarts fint chi tocjâts ma ancje dai problemis che si cjatin denant.

    Ai 7 di Novembar le Societât Furlane di Archeologjie a fas fieste pai XX agns di “Volontariat Culturâl”. Un biel travuart.
    Sigûr. Vincj agns a son passâts: al inizi lis istituzions a difidavin de presince di volontariis come noaltris. Vuê come vuê tant al è stât fat ma tant al è di fa: lis Sorintendencis a varessin di tignì plui in cont che volontaris spes al vûl dì ancje archeolics, int che a studiât e sore dut une risorse impuartante.

    Ce ise e di ce si ocupie le Societât Furlane di Archeologjie?
    Tachin cul dì che le nestre a je une societât onlus, ven a stâi cence fins di vuadagn, o contin 600 iscrits atîfs, o sin une des primis trê societâts archeologjichis in Italie..
    E je articolade in cuatri sezions che a operin su progjets coordenâts de sede centrâl di Udin o a proponin lôr iniziativis.
    Cui che al vîf il teritori al è secont no plui adat a tutelâ e valorizâ le storie locâl: no sin une societât verticâl.
    Il stes museu nassût a Codroip al è stât in gracie dal lavôr de sezion locâl.

    Altris esemplis?
    In Avost si è tignût a Tumieç chel che al è stât l’ ”Avost archeologjic” cun cuindis incuintris sul teritori dai paîs ator Tumieç e de comunitât montane.
    Si è rot un ‘mûr di cidin” che al permetarà di scuvierzi lis ricjecis dal sît di Verzegnis.

    E tal Friûl ocidentâl?
    Al Museu civic De Rocco di San Vît al Tiliment invezit si è vierte il 25 Setembar une mostre sui pês romans dal titul “Il pês inte antighitât – Misuris e struments di pesadure tal Friûl roman”: a je le prime vere jessude publiche de sezion sul so teritori e a sarâ visibil a dûc fin al 25 fevrâr dal 2010.

    E tal Friûl di Jevât?
    Li scuviertis no mancjin. Anzit. La sezion gurizane di San Cjanzian, par fa un esempli, a sta fasint cors e incuintris cun tant di publicazion di un libri sui “Sants Cjanzianets”.
    A son stadis cjatadis tombis di doi martars di fede cristiane e di trê martars devots a Cjanzian. Un toc di storie che a je ancje le storie dal pais di San Cjanzian: une crodince par chest sant che a cjate esemplis ancje fûr de Italie e fûr de nestre regjon.
    Il libri cumò publicât al tabaie des glesiis furlanis che a son stadis interessadis dal cult: e a 'nd’è in program altris. Che di San Cjanzian e sarâ cun une vore di probabilitât une sorprese pal futûr: o stin tabaiant di scuviertis tacadis za intai agns Otante.

    Chi di nô ise atenzion a ce che si fâs intai sîts archeologjics?
    No. Purtrop le atenzion a je scjarse. Chest an no de Societât Furlane di Archeologjie o vin lavorât a Atimis, Cjasteons sore i Mûrs, tal cjastelîr di Codroip e a Verzegnis.

    In chest ultin câs o vin scuviert un sît une vore stratificât cun insediaments de etât romane, dal fiâr e dal ram. No mancjin nancje testemoneancis medievâls. Di bande nestre o lavorin in stret contat cui Museus Civics che a son titolârs des concessions ministeriâls pai sgjâfs.

    Sêso atîfs ancje fûr de regjon?
    Di vot agns in ca o lin in Istât a Paestum in Campanie cu lis scuelis furlanis: une biele esperience. Lôr a son grâts une vore, e an bisugne di no parcè che l’aree dai sgjâfs no à bêçs pe manutenzion e jerbe e arbui le cuvierzin. O fasin operazions di pulidure e par partecipà nol covente jessi esperts.

    Chest an a àn partecipât al viaç students dal Marinelli, dal Copernico e dal Stellini di Udin: prime a jerin vignûts chei dal Percoto e chei di une scuele tecniche di Tumieç.

    In Novembar, propit a Paestum si davuelzarà la Borse Mediteranee dal Turisim Archeologjic: sarêso presints ?
    O jerin stâts invidats dai coleghis di Salerno za timp indaûr. Chê volte le Regjon nus veve dât une incjarie uficiâl par rapresentâle: chest an o tornin par recuperâ piçulis memoriis su la storie dai Longobarts che i grancj libris no ripuartin. La Borse e puartarà incuintris e gnovis publicazions ogni doi agns: planc planc e sta cuistant une fame internazionâl.

    Si proviodin dai 200 ai 250 stand di regjons, comuns, provinciis, stâts e grops autonomots. Une grande ocasion par puartâ turiscj in Friûl Vignesie Julie.
    Sigûr. Ma se si vûl fâ sul seri turisim archeologjic bisugne ancje spindi. Cence furnî al turist che al rive chi indicazions su ‘tour operator’ o dulà cjatâ di durmî al devente dut complicât. Une zornade intîrie de Borse di Paestum e je simpri dedicade ai tour operator, ma dal Friûl nol è mai vignût nissun.

    Lorenzo Mansutti



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    Iimmagini:

     
    La Società di archeologia festeggia i vent anni parlando del volontariato. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 3 novembre 2009

    Nell’ambito delle iniziative programmate per il ventennale della Società friulana di archeologia, sabato alle 14.30 si terrà, nella sala della Fondazione Crup di via Manin a Udine, un convegno sul tema “Il ruolo del volontariato culturale nel nuovo secolo”.

    Nel corso dei lavori, coordinati da Gian Andrea Cescutti, presidente della Società, saranno tenute relazioni da Frederick Mario Fales dell’Università di Udine, Marina Cipriani, direttore del Museo archeologico di Paestum, Maria Pia Bertolucci, vicepresidente del Centro nazionale del Volontariato, Maurizio Buora, già direttore dei Civici Musei di Udine e numerosi altri esponenti del mondo dell’indagine archeologica.
    Da segnalare ancora che, dopo il primo convegno nazionale di studio sulla presenza longobarda in Italia svoltosi con successo lo scorso anno a Cividale, promosso dalla Società friulana di archeologia, l’iniziativa avrà un seguito con un secondo convegno che si terrà a Paestum (Salerno) il 21 novembre.
    Tra i temi dibattuti quelli sui sistemi difensivi dei ducati longobardi, sui costumi femminili e la toponomastica.

    Per l’occasione la Società friulana di archeologia ha programmato un viaggio di quattro giorni.
    Informazioni in segreteria, via Micesio 2 (Torre di Porta Villalta), martedì, giovedì e venerdì dalle 17 alle 19.



    SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Un tuffo nel medioevo. [ Inizio Pagina ]
    Il Piccolo, 15 ottobre 2009

    Il Medioevo fa tappa a San Canzian. Domani sera, nella villa dei marchesi de Fabris, tutta la cittadinanza sarà chiamata a partecipare alla prima rievocazione storico-medievale proposta nel comune bisiaco.
    Musiche, costumi, mostre e cibi tradizionali faranno da cornice a questo "esperimento", voluto e promosso dalla Pro loco comunale in collaborazione con la famiglia eredi Marchesi de Fabris, la sezione isontina della Società friulana di archeologia, l'ostaria "da Bepi Meo" e l'azienda agricola Zorzet Paolo. Si partirà alle 18 con l'inaugurazione dell'esposizione pittorica "Castrum" di Anna Degenhard, dedicata alla villa beglianese e ai castelli del Friuli Venezia Giulia.
    Ai sancanzianesi verrà presentata una collezione di disegni, a china e pastello su carta pergamena, di castelli, rocche, torri incastonati sul territorio e nella storia, sopravvissuti a un millennio di calamità belliche e naturali.
    "Rievocarne l'entità - spiega la società archeologica, che gestirà le aperture al pubblico della mostra fino al 26 ottobre - in un rispettoso percorso di conoscenza, salvaguardia e valorizzazione, è la chiave per comprensione del nostro presente".
    Dopo l'inaugurazione i presenti potranno assistere, a partire dalle 19, a una conferenza sul tema "Cibi e sapori medievali" a cura di Desirèè Dreos. Infine, alle 20, sarà servita una cena conviviale che riproporrà cibi e ambientazioni medievali. Non mancheranno dunque musica e costumi d'epoca, indossati dal personale e dai menestrelli, e soprattutto gli stessi cibi di allora: pane di segale e farro, orzo, vino torbito e selvaggina.
    Quella di domani sarà una vera e propria opera prima per San Canzian, che, grazie al coordinamento della Pro loco, vuole offrire ai propri concittadini una serata alternativa in un luogo molto suggestivo, che non ha nulla da invidiare, per storia e tradizione, a un castello.
    Il palazzo ha infatti origini cinquecentesche; alla fine dell'Ottocento ha subito un intervento di restauro e, successivamente, a causa dei bombardamenti della prima guerra mondiale, è stato interamente ricostruito. Dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta l'ala destra ha ospitato una scuola materna a servizio dei bambini di Begliano e dei paesi vicini, mentre ora è abitazione privata e sede di un'azienda agricola.

    Alice Fumis



    CASTIONS DELLE MURA (Bagnaria Arsa - Ud). Riaffiora una casa romana. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 03/10/2009

    Risulta sempre più “fertile” il territorio comunale per quanti si dedicano alla ricerca archeologica. Così a conclusione di indagini geomagnetiche effettuate da una equipe della Università tedesca di Francoforte che aveva rilevato la presenza di interessanti reperti in aree localizzate a Sevegliano e Bagnaria, ora anche a Castions delle Mura, in un sito ubicato nei pressi della ex cava Torvisabbia, è stata individuata dopo una serie di sondaggi e di scavi, la presenza di una villa romana.

    Nel febbraio di questo anno le indagini geomagnetiche avevano fatto sospettare la esistenza di muri perpendicolari tra di loro. In prossimità del vecchio alveo della Castra così è stato riportato alla luce, a seguito di lavori coordinati da Filippo Rosset della Società friulana di archeologia, un edificio monovano, che si interpreta come magazzino, di una decina di metri di lunghezza per circa sette di larghezza.

    La parte inferiore della muratura è formata da cocciopesto ovvero da un miscuglio di malta mista a frammenti di ceramica tritati e pezzame laterizio. La muratura della villa di Castions delle Mura era stata realizzata colando il materiale allo stato liquido dentro casseforme formate da tavole di legno, sostenute da paletti i cui buchi sono affiorati durante gli scavi.

    Di notevole interesse, a detta dei ricercatori, risulta poi essere la composizione del pavimento, che poggiava direttamente su uno strato naturale di ghiaino. Essa era formata da grandi lastroni di cotto e questa forma di posa era già in uso ad Aquileia. Il materiale rinvenuto, che comprende anche alcuni tegoloni con marchio del fabbricante,è databile all'inizio dell' età imperiale.

    Altro dato rilevato sul posto dagli studiosi è il fatto che l'edificio risulta perfettamente orientato nel senso della lunghezza da est a ovest, indipendente, dunque, rispetto agli assi portanti della centuriazione dell'agro aquileiese.

    Ma ulteriori sondaggi, effettuati anche all'interno della roggia Castra, hanno permesso di accertare a notevole profondità una frequentazione in età pre-romana.

    Così - come ha rilevato il sindaco Anselmo Bertossi - i sondaggi e gli scavi hanno dimostrato la notevole potenzialità archeologica del sito di Castions e avvalorato ancora di più la tesi che il territorio comunale, posto immediatamente a ovest del cardine della centuriazione aquileiese, si conferma come una area di straordinaria rilevanza per la conoscenza di pagine importanti della storia del Friuli.

    Autore: Sandro Sandra

    Fonte: Messaggero Veneto, 03/10/2009



    PAESTUM/CAPACCIO (Sa). Gli studenti di tre licei friulani hanno rinnovato per il settimo anno l’esperienza di volontariato, contribuendo alla conservazione e al mantenimento della zona dei templi. [ Inizio Pagina ]
    Il Friuli, 17/06/2009

    La passione per l'archeologia nasce sui banchi di scuola. È proprio il caso di dirlo se prendiamo a esempio i ragazzi dei licei udinesi “Marinelli”, “Stellini” e “Copernico” che, anche quest'anno, hanno partecipato al “Progetto Paestum” con il sostegno della Società friulana di archeologia.

    L’iniziativa, giunta al settimo anno, non conosce crisi perché nasce con lo scopo di avvicinare i ragazzi al mondo dell’archeologia e di sensibilizzarli al rispetto e alla conoscenza dei beni culturali e storici di cui l’Italia è molto ricca, ma che spesso per l’esiguità dei finanziamenti concessi non è in grado di conservare e valorizzare.

    Dal 28 maggio al 6 giugno 45 studenti, insieme ai relativi insegnanti, alcuni soci della Società e tre studenti universitari di archeologia, si sono impegnati nell’opera di volontariato, contribuendo alla conservazione e al mantenimento della leggibilità delle strutture della zona prospiciente ai templi, occupata dai resti di insulae romane di epoca repubblicana e imperiale sommersi da una proliferante vegetazione erbacea, che rendeva l’ area non agevolmente visitabile e la sua fisionomia di difficile comprensione.

    Si tratta di un contributo importantissimo per la valorizzazione del Parco Archeologico di Paestum che, a causa del complesso sistema amministrativo che regola l’assegnazione dei fondi destinati alle aree archeologiche, si trova in una situazione di parziale degrado.

    Per questo, anche quest’anno, diversi esponenti dell’amministrazione locale si sono congratulati con le scuole friulane per il lavoro svolto con tanto entusiasmo e gratuitamente: troppo spesso eventi di pura visibilità mettono in secondo piano operazioni che, pur nella loro umiltà e semplicità, sono assolutamente necessarie.



    ATTIMIS (Ud). Un reperto in oro bianco appartenuto all’imperatore bizantino Alessio I Comneno. [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino - 25 luglio 2008

    Eccezionale scoperta ad Attimis in occasione dell'undicesima campagna di scavo eseguita dalla Società friulana di archeologia di Udine nell'antico sito del Castello Superiore.

    Nel cuore più verde delle colline della Val Malina, che già hanno restituito stupefacenti reperti di enorme rilevanza storica (basta citare l'accampamento goto sulla vicina altura di San Giorgio, unico in regione e in tutto il nord Italia, al centro di una recente mostra) è venuto alla luce un sigillo in oro bianco realizzato alla corte dell'imperatore bizantino di Costantinopoli, Alessio I Comneno.

    «Una scoperta eccezionale - ha commentato sul posto il direttore dei Civici musei di Udine, Maurizio Buora - Si tratta infatti dell'unico sigillo di questo tipo rinvenuto in scavo in tutta l'Europa. Purtroppo il documento collegato al sigillo è andato perduto».

    Del destinatario di quello che pare essere stato a tutti gli effetti un titolo nobiliare si conosce però il nome. Si tratterebbe di Corrado I d'Attimis, cavaliere che abitò nel Castello Superiore di Attimis appunto, insieme a un gruppo militare posto a presidio della zona. Il suo nome era già noto nella zona di Cividale e in quella di Aquileia come persona potente e dagli incarichi di rilievo. Corrado fece parte di una delle prime spedizioni per la liberazione della Terra Santa, in una sorta di pre-crociata. È allora che si distinse per meriti agli occhi dell'imperatore Alessio I (vissuto tra il 1081 e il 1118); fu proprio il regnante che lo onorò con la consegna del prezioso documento, pergamena cui appose il sigillo trovato ad Attimis.

    Il reperto, in ottimo stato di conservazione (privo unicamente di una piccola cordina), raffigura da un lato un Dio Padre con nimbo e con i simboli del suo potere (il bastone, al pari dei patriarchi di Aquileia, e il globo con la croce svettante), dall'altro lo stesso imperatore dell'Impero Romano d'Oriente raffigurato invece con accanto la scritta identificatoria in greco: "Alexio Despote", dove despote non va letto nell'accezione di tiranno, ma in quella di regnante, condottiero o cesare.

    Il sigillo è stato rinvenuto in un locale integro annesso al Palazzo centrale (che ha subito una ricostruzione negli anni '70): si tratta della fucina di un fabbro che ha restituito proprio ieri mattina un altro piccolo tesoro messo in luce da Luigi, uno degli studenti impegnati nella ricerca. Il giovane ha rinvenuto infatti una moneta di bronzo. Sono stati scoperti, infine, piccoli pesi, resti di ciotole per pasto, resti di ossa animale, un sonaglio in bronzo, dadi da gioco ed elementi di una collana per ornamento.

    Paola Treppo



    FRIULI. Nelle rocche militari si ricostruisce la storia. [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino - 25 luglio 2008

    Attimis, Faedis, Povoletto ma anche Nimis, Tarcento e Magnano. La zona pedemontana e collinare del Friuli è ricchissima di testimonianze storiche legale al periodo medioevale e non solo.

    È su questa via, infatti, quella che collega oggi Cividale con la Perla del Friuli (e da lì Gemona con il Norico, l'attuale Austria), che transitavano merci e soldati. Un territorio strategico presidiato in origine da famiglie di stirpe germanica, inviate sul posto quasi in cerca di fortuna dai propri re che avevano l'obiettivo di controllare l'area (anche oggi rimasta di vitale importanza geografica per l'incrocio dei confini di tre Nazioni).

    Nacquero così i castelli vedetta, cioè quelli più in quota (come Attimis Superiore, dove la visuale sul fondovalle è quasi a 360 gradi) e quelli di piana (come Cergneu a Nimis e Della Motta a Savorgnano del Torre), a controllo, questi ultimi, delle fonti d'acqua. L'abbandono delle rocche militari è datato 1400-1500, con frequentazioni più tarde nei locali trasformati in residenza stabile da parte delle famiglie.

    I siti hanno cominciato a essere indagati sistematicamente solo dieci anni fa, molti a cura della Società friulana di archeologia di Udine, sotto la direzione sul campo dell'archeologo Massimo Lavarone. È alla sua passione e alla sua costanza che va il merito di molte delle più significative scoperte effettuate in zona.

    Come va ricordata la famiglia d'Attems (proprietaria del Castello Superiore) che per anni ha messo a disposizione il Mulino per l'alloggio di mezzi e di studenti per i campus di ricerca.



    CODROIPO (Ud). Erano dediti all’allevamento di capre e pecore. I reperti saranno catalogati e messi in mostra. Ricostruita la vita nel castelliere. [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino - 31/07/2008

    La campagna di scavo nel castelliere di Gradjsçe di Codroipo getta nuova luce sugli antichi abitatori di quello che oggi è il Medio Friuli.

    Le indagini 2008, conclusesi solo da pochi giorni, hanno portato alla luce, infatti, una serie di preziosi manufatti del periodo dell'età dei metalli che consentono di ricostruire la vita nel castelliere.

    Lo slargo circolare, indagato sotto la direzione sul posto di Piero Tasca, professionista della Società friulana di archeologia di Udine (in collaborazione con un gruppo di laureandi e laureati friulani, e non solo), fu abitato con ogni probabilità da un centinaio di persone che avevano eretto a loro riparo delle capanne con struttura portante in legno (di cui sono state trovate alcune fondazioni) e riempimenti-coperture di paglia e fango.

    Durante lo scavo di quest'anno, concentrato nelle quattro settimane del mese di luglio, gli archeologi si sono concentrati nella parte est mettendo in evidenza una vasta porzione di superficie. Sono stati scoperti materiali di varia natura tra cui elementi utilizzati per il fuso, quindi per la tessitura. Si tratta delle fusaiole, cioè di sorte di piccoli pesi impiegati per la tendere la lana da lavorare.

    «Questo dimostra come gli antichi abitatori di questa zona fossero dediti all'allevamento di capre e pecore che utilizzavano non solo per scopi alimentari, per latte e carne, ma anche per confezionare tessuti per vestiario o da usare nelle capanne - spiega la conservatrice del Museo archeologico di Codroipo, Costanza Brancolini -; dei popoli che vissero nel castelliere non si conosce la lingua. È difficile quindi capire chi fossero veramente. Possiamo tuttavia scoprire molto sul loro conto grazie ai rinvenimenti di strumenti di uso quotidiano».

    Sono venuti alla luce pezzi di metallo da fondere o già fusi, parti di recipienti in terracotta, resti di pasto e numerosi altri reperti di grande importanza storico-archeologica.

    Il bottino 2008 sarà catalogato, restaurato e messo in mostra per la porzione più significativa nell'allestimento comunale che resta visitabile tutto l'anno nelle vecchie carceri.

    Lì sono già custoditi una punta di freccia e un grande vaso che conteneva derrate alimentari.

    Il sito di Gradjsçe è stato indagato per la quinta volta. Di proprietà privata, passerà presto nelle disponibilità del Municipio che intende entrare in possesso dell'area per valorizzarla e renderla didatticamente fruibile.

    L'obiettivo è di realizzare un progetto turistico sostenibile assieme ad altri Comuni vicini.

    Paola Treppo



    ATTIMIS (Ud). Scoperta eccezionale nel Castello Superiore. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto del 25/07/2008, Barbara Cimbalo

    E’ stata effettuata solo pochi giorni fa, nella zona del castello superiore di Attimis, una scoperta archeologica di eccezionale rilievo. Si tratta di una bolla d’oro bianco con tutta probabilità riferibile ad Alessio Primo di Costantinopoli.

    Secondo le ricostruzioni degli archeologi, si tratterebbe di un titolo nobiliare conferito a Corrado Primo di Attimis. La datazione più probabile del reperto è attorno all’anno 1095. Si tratta di una scoperta di estrema rarità, che permette di datare meglio la presenza e l’attività sul territorio, e i contatti con l’Impero d’Oriente, di chi all’epoca dimorava ad Attimis. E Corrado è il primo personaggio di questa nobile famiglia di cui si abbia notizia.

    Questa scoperta fa capire quanto egli fosse una figura di rilevanza internazionale e l’esistenza di questa bolla fa emergere chiaramente che ad Attimis, all’epoca, dimorava una classe nobiliare di alta levatura. Probabilmente questo fu anche il primo crociato della famiglia Attimis.

    La scoperta, come detto, fornisce nuove informazioni su un’epoca di cui si sa ancora molto poco. La bolla è stata ritrovata nell’ambito della campagna di scavi che la Società Friulana di Archeologia, assieme ai Musei Civici di Udine, sta conducendo nella zona del castello superiore di Attimis da ormai più di dieci anni.

    Quest’ultima scoperta è stata effettuata da un giovane che sta svolgendo il servizio civile e la bolla è stata rinvenuta in una canaletta di scolo. Pare evidente che nel tempo si fosse persa la memoria dell’importanza di questo documento storico. Forse era andata perduta in seguito agli episodi bellici che avevano interessato anche l’archivio del castello.

    La rilevante scoperta è stata presentata ieri mattina dal dottor Maurizio Buora e dal dottor Massimo Lavarone, che hanno seguito gli scavi.

                                                                                                        Barbara Cimbalo



    GOTI TRA FRIULI AUSTRIA E SLOVENIA [ Inizio Pagina ]
    da Archeologia Viva del 1 Gennaio 2008

    Da una decina d'anni ad Attimis (Ud) svolgono indagini la Società Friulana di Archeologia ed i Musei di udine.

    Gli scavi hanno interessato il sito del castello superiore, documentato nel XII sec. ma probabilmente sorto sul luogo di un abitato altomedioevale, e il Colle di S. Giorgio, dove nella prima metà del VI sec. era presente un insediamento quasi sicuramente di Goti, come dimostrano monete, armi, la scelta del luogo impervio e il suo abbandono verso la metà del secolo, forse in seguito alle vicende della guerra greco-gotica (535-553).

    Nel municipio di Attimis è quindi visitabile fino al 2 marzo la mostra "I Goti dall'Oriente alle Alpi", a cura di Maurizio Buora.

    Sono presentati anche reperti provenienti da siti goti della Slovenia (tra l'altro dalla necropoli di Drablje, presso Lubiana) e dalla necropoli austriaca di Globasnitz, ai piedi dell'Hemmaberg, dove nel VI sec. sorgeva un complesso di chiese (forse cattoliche e ariane, proprie dei Goti), forse un centro di pellegrinaggio.

    Sono esposti anche resti umani con la deformazione craniale praticata da molte popolazioni orientali e fatta propria dai Goti prima della completa acculturazione. I Goti giunsero in Italia al seguito di Odoacre, che con la dissoluzione dell'impero romano ottenne il permesso di stabilirsi a Ravenna, già sede imperiale.

    Nel 489 i Goti di Teodorico, sostenuti dall'imperatore d'Oriente, da Ravenna si diffusero nella Penisola e governarono l'Italia fino allo scoppio della guerra, al termine della quale i Bizantini ripresero il potere.

    Info: 0432 789700 - e-mail: info@museoattimis.it



    LA PASSIONE DI SCAVARE NEL PASSATO. [ Inizio Pagina ]
    ilNUOVOfvg settimanale del 21 dicembre 2007

    Fondata a San Vito al Tagliamento la quinta sezione della Società Friulana di Archeologia. Sarà di supporto al museo civico.

    Il 18 dicembre scorso nella sede della Biblioteca civica di S. Vito al Tagliamento, alla presenza dell’assessore comunale alla cultura Antonio Di Risceglie e del responsabile dell’Ufficio cultura del comune Angelo Battel, è stata fondata la sezione “Destra Tagliamento” della Società Friulana di Archeologia.

    La Società, fondata nel 1989, oltre alla sede centrale di Udine (ubicata nella Torre di porta Villalta) conta con le sezioni Carnica (Tolmezzo), del Medio Friuli (Codroipo), Isontina (S. Canzian d’Isonzo). Essa è la maggiore associazione di volontariato culturale in regione, con i suoi quasi cinquecento iscritti, e uno dei gruppi più consistenti in Italia (il terzo in base al numero di soci).

    Comprende persone di varia età che sono genericamente appassionate a temi di carattere archeologico e alla valorizzazione delle testimonianze del proprio territorio: i membri non si vietano la conoscenza di altre aree e di problemi non squisitamente locali, ma soprattutto intendono operare attivamente, nei limiti propri di un’associazione di volontariato a supporto dell’attività degli organi istituzionalmente preposti, alla valorizzazione delle testimonianze archeologiche e alla loro migliore conoscenza.

    Una parte notevole dell’attività è indirizzata al mondo della scuola sia dell’obbligo sia degli istituti di istruzione secondaria, di cui numerosi ragazzi al termine dell’anno scolastico sono portati a Paestum, in Campania, insieme con i loro insegnanti, per uno stage archeologico di due settimane o nello scavo del castello superiore di Attimis, che ha luogo in luglio, ove si impartiscono lezioni sul campo. La Società ha poi proprie pubblicazioni (una rivista annuale e una collana di studi) che trattano temi e problemi di carattere archeologico, non solo di ambito locale.

    Molto spesso le diverse sezioni, come quella di Udine, sono strettamente connesse a musei, di cui seguono l’attività e che spesso aiutano in vario modo, ad es. coadiuvandone le ricerche archeologiche, gli studi e pubblicazioni e le iniziative espositive.

    Anche a San Vito esiste un museo, aperto da Federico De Rocco nel lontano 1960 nella Torre Raimonda, che raccoglie elementi dall’età della pietra al periodo longobardo, con pregevoli testimonianze pittoriche bassomedievali e soprattutto con le importanti tombe paleovenete della necropoli di San Valentino.

    Esso a breve sarà trasferito in forma di molto ampliata e secondo tutti i moderni dettami della museologia nel medievale palazzo Altan, in corso di recupero, straordinario esempio di abitazione nobiliare ornata da testimonianze artistiche di altissimo livello.

    La Destra Tagliamento ha visto a partire dal secondo dopoguerra il fiorire di tutta una schiera di appassionati di archeologia che hanno fornito elementi di primaria importanza per comprendere lo sviluppo e la dinamica degli insediamenti antichi.

    I primi si raccolsero a partire dai primi anni Cinquanta intorno al conte Giuseppe di Ragogna, figura molto singolare di studioso che visse nell’avito castello di Torre di Pordenone e riuscì ad appassionare all’archeologia una folta schiera di giovani, distribuiti in varie località. Nel suo castello si trova oggi la sede del museo archeologico del Friuli occidentale, gestito dal Comune di Pordenone.

    Il gruppo di San Vito al Tagliamento si raccoglie intorno a Daniele Callari, eletto coordinatore della sezione, e ha come padre spirituale il prof. Piero Tasca, autore di molte indagini di scavo e nel Sanvitese e nel Codroipese e noto studioso della protostoria friulana e dell’Italia nordorientale.

    Tra i programmi della sezione vi è la ricerca sul campo, la valorizzazione del patrimonio che attualmente si conserva nel museo di S. Vito e la sua migliore presentazione nel nuovo allestimento mussale. Tra i programmi a breve termine rientra anche l’allestimento di una mostra sui pesi di epoca romana, in collaborazione con il Museo Archeologico di Udine.

    Il tema è tornato recentemente di attualità dopo che nel museo di Campogalliano (Mo) è stata allestita una mostra su questo aspetto, mostra che ha dato la stura a tutta una serie di nuove indagini e ulteriori ricerche. E’ prevista anche nel corso del 2008 l’organizzazione di un incontro di studi che metta in luce le potenzialità e le prospettive di ricerca dell’area a ridosso del Tagliamento.



    Ad Attimis una mostra dedicata ai Goti sulle Alpi orientali. [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino, mercoledì 5 dicembre 2007

    (pa.tr.) Sarà allestita ad Attimis, nella sala consigliare del municipio, la prima mostra sul popolo goto in Friuli. L'allestimento, visitabile dall'8 dicembre al 2 marzo, trae spunto dalle scoperte effettuate negli ultimi anni sul colle di San Giorgio, proprio ad Attimis, a cura della Società friulana di archeologia e da uno staff di professionisti coordinati da Luca Villa.

    Sulla sommità dell'altura, come ha spiegato ieri l'esperto in occasione della presentazione ufficiale, tenutasi alla Casa della contadinanza di Udine, sono stati riportati alla luce i resti di quel che pare a tutti gli effetti un accampamento militare goto, l'unico in regione.

    «Una scoperta eccezionale - ha detto il direttore dei Civici Musei, Maurizio Buora - che ci permette di organizzare una mostra con contributi che arrivano anche dall'Austria e dalla Slovenia».

    I rinvenimenti e l'organizzazione della postazione di Attimis hanno mostrato forti affinità, infatti, con simili realtà scoperte nell'area di Caporetto, quando Tonovcov Grad apparteneva all'agro del Forum Iulii. In Italia si conoscono poi alcuni insediamenti localizzati in Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto.

    Ad illustrare in anteprima i reperti protagonisti dell'esposizione è stato l'archeologo Massimo Lavarone della Sfa di Udine. La mostra è l'occasione per fare il punto sulla ricerca archeologica su questo specifico settore in Friuli, Slovenia e Carinzia. Si sa che il popolo giunse stabilmente nella Penisola al seguito di Odoacre che, al momento della dissoluzione dell'Impero romano d'occidente, ottenne il permesso di stabilirsi a Ravenna, già sede imperiale. Nel 489 d. C., i goti di Teodorico, sostenuti dall'imperatore d'oriente, da Ravenna si diffusero in tutta la Penisola. Governarono l'Italia fino allo scoppio della guerra greco-gotica, 533-553 d. C, al cui termine i bizantini ripresero il potere.

    Le fonti storiche sono scarse e solo l'archeologia è in grado di colmare questo vuoto. Oggi emergono comunque con maggiore chiarezza la presenza dei goti e le novità prodotte dal loro arrivo.

    Si conoscono la conservazione di abitudini orientali, come quella di modellare il cranio di alcuni individui ancora in fase, e la loro totale integrazione nel sistema di scambio di merci proprio della civiltà tardoantica.

    Alcuni insediamenti, per lo più su altura, in arco alpino, hanno conservato e restituito resti di scheletri, in particolare quelli della classe più potente, come dame della nobiltà e capi militari.

    Fibbie, anelli e fibule mostrano la loro propensione per gli ornati variopinti e brillanti, spesso simili all'oro.



    PAESTUM: gli scavi della Società friulana di archeologia. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 29/07/2007, Licio Damiani

    Dal 2001 è in corso un intenso lavoro di recupero al quale partecipano gli studenti delle medie superiori.

    "La scorsa notte era surreale. Sentivo che stavo camminando in una cartolina. I templi di Nettuno e di Hera erano illuminati e il limpido cielo conteneva la luna piena con venere scintillante direttamente sopra di me. Tutto questo mi è apparso in una magica quiete, potente e delicata".

    Sono impressioni riportate nel diario di uno degli studenti udinesi degli scavi a Paestum, organizzati dalla Società friulana di archeologia in accordo con il locale Museo.

    "Da diversi anni avevamo stabilito rapporti molto cordiali con la direttrice del Museo di Paestum, Marina Cipriani".

    Chi parla è il presidente della Società, Gian Andrea Cescutti, appassionato promotore di iniziative scientifiche e divulgative: il mento orlato di barbetta, il volto angoloso, lo fanno stranamente assomigliare ai personaggi mitologici dipinti sui vasi dell'antica Grecia, in singolare sintonia, dunque, con la materia alla quale si dedica. "tutto cominciò con una mostra importante allestita ai Civici Musei di Udine su Aquileia e il centro campano. Nacque così l'idea di avviare una serie di campagne di scavo nelle aree ancora intoccate dell'antica Poseidonia fondata dai coloni sibariti".

    Fu siglata con il Museo una convenzione triennale poi rinnovata, in base alla quale la Società friulana si impegnava in una serie di iniziative di recupero. Il programma entrò, in fase operativa nel 2001.

    Assieme a un gruppo di soci dell'organismo udinese la collaborazione fu estesa a una classe del liceo scientifico Marinelli di Udine. L'introduzione degli studenti all'archeologia venne assicurata da una serie di corsi pomeridiani articolati in cinque-sei lezioni di due ore ciascuna, comprendenti notizie di carattere storico, antiquario, mitologico, topografico, elementi di formazione sui metodi di ricerca e sulle tecniche di scavo.

    Si convenne di tenere gli stages annuali nelle ultime settimane dell'anno scolastico, da fine maggio agli inizi di giugno. Come primo impegno il Museo campano affidò ai soci e ai ragazzi l'incarico di ripulire dalla vegetazione selvaggia che le occultava un tratto delle mura urbane a grossi blocchi calcarei, rafforzate da torri circolari e quadrate, d'epoca greca, modificate dai lucani e riattate dai romani. In due anni furono riportati in luce 500 metri - il 10 per cento - dell'antico tracciato difensivo.

    Ora l'intera cinta è stata resa visibile e valorizzata dal Comune con percorsi pedonali e illuminazione notturna. Il lavoro dei friulani, sotteso da rigore scientifico e a titolo completamente gratuito, suscitò la curiosità dapprima, poi la stima e l'amicizia, della popolazione e delle autorità civiche. Tanto che, a partire dal 2004, il gruppo della Società friulana fu chiamato ad operare all'interno dell'area archeologica, su una superficie di seimila metri quadri, a un centinaio di metri dai tre grandi templi dorici. Sotto uno strato di terra invaso da erbacce e da fitti intrecci di arbusti si trovavano fondamenta di case greche e romane, preziosi pavimenti musivi, tarsie di muri in elevazione, che, in due anni, sono stati riportati completamente in luce e resi visitabili. Intanto al progetto aderivano altre scuole medie superiori: l'Istituto tecnico Solari di Tolmezzo, ai cui studenti, in particolare, è stata affidata la misurazione delle strutture recuperate, il liceo linguistico pedagogico Percoto e il liceo classico Stellini di Udine.

    Complessivamente, in sette anni, sono stati impegnati quasi quattrocento ragazzi e un'ottantina di soci.

    Nella campagna conclusa lo scorso giugno gli scavi sono stati estesi a due insulae per altro quattromila metri quadri di edifici d'età romana.

    Sono stati ritrovati i resti di una bella villa e di abitazioni di minori dimensioni, con una ricca serie di mosaici a motivi geometrici, tracciati stradali, un intero quartiere artigiano articolato in ambienti occupati da frantoi per le olive, pozzi, fornaci e altre decorazioni musive. Molti anche i ritrovamenti di oggetti e di suppellettili d'uso quotidiano: lucerne di fattura greca e romana, vetri, vasetti, ceramiche nere, pesi da telaio, ossi lavorati, frammenti, cocci.

    Tutto il materiale è stato accuratamente selezionato, ripulito, inventariato, chiuso in raccoglitori e consegnato con atto ufficiale alla direzione del Museo.

    Il campo base del gruppo friulano è situato in un camping sul mare a Torre di Paestum, a circa un chilometro dall'area archeologica, che i volontari percorrono a piedi in una paesaggio dai colori arcaici, ricco di suggestioni storiche e paesaggistiche.

    Nei giorni di riposo visite vengono compiute, oltre che nel museo e negli altri siti notevoli di Paestum, a Pompei, Ercolano, Oplonti, Salerno, Napoli. La sera si alternano trattenimenti festosi e incontri di studio dedicati alla vita quotidiana nell'antica Grecia tenuti da docenti dell'Università napoletana. Al termine di ogni campagna di scavo la popolazione organizza in onore degli ospiti una festa alla quale intervengono le autorità comunali, sindaco in testa. A titoloo di riconoscenza, stima e apprezzamento per il lavoro compiuto, lo scorso anno l'Amministrazione civica ha donato alla delegazione udinese la riproduzione della famosa lastra dipinta d'epoca greca proveniente dalla Tomba del Tuffatore, divenuta il simbolo di Paestum.

    Proprio in seguito alla considerazione per l'attività svolta, la Società friulana d'archeologia, dal 2001 al 2005, è stata invitata a rappresentare il Friuli Venezia Giulia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum, alla quale partecipano istituzioni pubbliche, enti culturali e turistici, università, associazioni, dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo. Successivamente alla manifestazione è subentrata l'Amministrazione regionale friulo-giuliana. La Società, con mezzi propri, aveva allestito uno stand in cui erano state esposte immagini - dipinte da Anna Degenhardt - delle antichità aquileiesi e della rete stradale romana, riproduzioni di armi romane, longobarde, medioevali realizzate a Maniago, copie di gioielli longobardi create da Sandro Mazzola e la riproduzione dell' Ara di Ratchis.



    UDINE. Sotto la torre di Porta Villalta ... [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino - Mercoledì, 23 Maggio 2007
    Sotto la torre di Porta Villalta un museo permanente all'aperto sui monumenti e sulla storia della città e un giardino rigoglioso. La Società friulana di archeologia , che proprio nella torre ha la sua sede, rilancia l'idea già proposta a Palazzo D'Aronco tempo addietro, con tanto di progetto. «L'abbiamo presentato in Comune - spiega il presidente dell'associazione Gian Andrea Cescutti - circa un anno e mezzo fa. Gli assessori Giorgio Cavallo e Gianna Malisani hanno apprezzato l'idea, l'amministrazione ha accolto il progetto, ma poi tutto si è arenato. I motivi? Forse l'amministrazione attendeva di sapere cosa si sarebbe fatto dell'ex birreria Dormisch», su cui ora verte un progetto della proprietà che vorrebbe trasformare la fabbrica abbandonata in un centro commerciale e direzionale, con negozi, uffici, un parcheggio sotterraneo, bar, un ristorante e qualche appartamento. Ma approfittando dell'apertura della Torre di Porta Villalta in occasione della IX settimana della cultura, sabato scorso la Società friulana di archeologia ha rilanciato il progetto, presentandolo ai cittadini. «In questo modo - spiega Cescutti - si potrebbe riqualificare l'area sotto la torre, che oggi è una zona degradata dove si ammucchiano le immondizie. Secondo il nostro progetto, che avrebbe un costo minimo, meno di diecimila euro, sotto la Porta verrebbe creata un'area espositiva per raccontare la storia della città, con particolari pannelli appesi a griglie metalliche, possibilmente lavabili per evitare che siano costellati di graffiti. Inoltre, vorremmo che lo spazio verde lì accanto fosse sistemato a giardino. Abbiamo voluto far conoscere la nostra idea a tutta la cittadinanza, per coinvolgere gli udinesi nella riqualificazione di uno spazio oggi inutilizzato e in stato di degrado».

    UDINE. Castello, trovato uno scheletro del 1100. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto 29/08/2006, Alberto Lauber

    Importante risultato per l’equipe di archeologi che dall’inizio del mese sta scavando sul colle del castello di Udine: ieri è stato infatti completato il ritrovamento di uno scheletro ben conservato appartenente a uno dei coloni che nel 1100 abitavano il colle e difendevano il palazzo dai possibili assalti nemici.

    “Si tratta di un ritrovamento significativo – commenta il dottor Massimo Lavarone, che coordina il gruppo di esperti della Società friulana di Archeologia che sono al lavoro sul colle -; si tratta della prima sepoltura intera emersa dagli scavi, dopo che nei giorni scorsi erano state individuate alcune ossa riferibili a tre distinte persone. Tutti i resti risalgono a un’epoca che varia dal 1100 al 1200”.

    Secondo una prima valutazione lo scheletro appartiene a un maschio che, a giudicare dalla dentatura, dovrebbe avere avuto circa 30 anni al momento della morte. Un uomo, dunque, nel pieno della maturità, considerando anche che nel Medioevo l’età media era di circa 40 anni. Gli archeologi hanno dunque visto premiato il loro lavoro e la loro costanza, dato che non si sono fermati ai primi livelli di scavo, ma hanno approfondito le ricerche arrivando sino a tre metri circa di profondità.

    La zona in cui sono emersi questi ultimi resti è sempre la stessa, ossia quella del primo scavo avviato proprio davanti all’ingresso principale dei Civici musei. E’ stato proprio proseguendo i lavori che è spuntato lo scheletro: si trovava in quella che gli esperti definiscono “tomba terragna”, ossia scavata nella terra e – in questo caso – delimitata da alcune pietre. Secondo gli archeologi, la salma era stata avvolta in un sudario e deposta probabilmente senza alcun corredo. In ogni caso non sono state individuate né tracce di vestiti, né di oggetti che potevano essere stati sepolti assieme all’antico udinese. I primi due metri di scavo avevano fatto emergere – come si accennava – le ossa già “intaccate” di tre individui (per esempio parti di femore e di cranio), ma erano state trovate anche alcune macerie e ceramiche appartenenti alle “casette” dei coloni che si trovavano appunto nella parte più alta del colle del castello. Arrivando poi a tre metri di profondità, gli esperti hanno potuto rinvenire un livello intatto. Non per niente lo scheletro si è perfettamente conservato. I risultati di questi giorni di lavoro hanno fornito ulteriori elementi agli archeologi, che vanno in parte a confermare alcune ipotesi già sostenute dagli storici. Come quella della realizzazione di numerosi terrazzamenti sul colle del castello, che quindi in passato doveva avere un aspetto ben diverso da quello attuale. Il colle, inoltre, doveva anche essere molto più ripido.

    A confermarlo è lo stesso dottor Lavarone, che ha trovato conforto a queste teorie proprio esaminando i risultati degli scavi, riferibili alle casette esistenti sul livello superiore del colle che sono state distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, durante il sedicesimo secolo.

    “Per costruire il palazzo attuale sono state abbattute le casette degli “habitatores” – dice il dottor Lavarone -: una operazione che ha mutato radicalmente l’aspetto del colle nella sua parte superiore. Non per niente son venuti alla luce due metri di detriti, nei quali abbiamo trovato ceramiche di un periodo precedente alla nuova costruzione, risalenti appunto al ‘400 e al ‘500”.

    I resti umani appartengono a persone che venivano sepolte vicino alle loro case. In epoca medievale sul colle non c’era dunque un vero e proprio cimitero. Gli udinesi seppellivano i propri cari vicino alle case che con tanta fatica avevano avuto il diritto di erigere sotto il castello, fino in via Manin. La possibilità di avere una piccola dimora sul colle era infatti un privilegio concesso direttamente dal Patriarca che assegnava il cosiddetto “feudo di abitanza”.

    I coloni (che spesso avevano anche una abitazione principale in città) lavoravano la terra e difendevano il castello. Così facendo si guadagnavano anche un titolo nobiliare attribuito proprio dal Patriarca. Il programma dei lavori. Gli scavi avviati a inizio agosto sul colle del castello si interromperanno già la prossima settimana.

    “E’ stato deciso di in allargare ulteriormente i lavori – spiega l’archeologo Massimo Lavarone - : un primo sondaggio è stato eseguito davanti all’ingresso dei musei e un secondo è ora in corso più in basso. Saranno entrambi coperti la prossima settimana. Le condizioni meteorologiche stanno infatti ostacolando le operazioni. Non è però escluso che si possa eseguire un terzo saggio durante la terza settimana di settembre. Vedremo.”

    Il dottor Lavarone coordina il gruppo di esperti che sta lavorando sul colle. “Gli scavi sono diretti dal responsabile del Civici musei, il dottor Maurizio Buora – spiega Lavarone -. I lavori vengono eseguiti attraverso la Società friulana di Archeologia, che è una onlus nella quale operano volontari che collaborano con i Civici musei. In questo caso, però, vista la delicatezza del compito, hanno collaborato tre archeologi professionisti: si tratta dei friulani Daniela Sedran, Giovanni Filippo Rosset e Massimo Fumolo”.

    I lavori eseguiti quest’anno sono stati in qualche modo ispirati dai precedenti scavi eseguiti in castello nel 1990, che avevano lasciato aperti alcuni interrogativi sulle sepolture e sulla evoluzione del pendio. Ora a quelle domande è stata data una risposta.



    UDINE. Castello, resti umani risalenti al 1200. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 18 agosto 2006

    Tornano alla luce le spoglie dei coloni che nel 1200 vivevano sul colle del castello e difendevano l’antico maniero del Patriarca: gli scavi avviati all’inizio del mese hanno infatti consentito di trovare, tra mercoledì e ieri, i resti di tre persone che secondo gli archeologi vissero tra il 1200 e il 1300.

    Sono spuntati anche altri reperti come ceramiche, tegole e macerie di antiche abitazioni. Il gruppo di lavoro guidato dal dottor Maurizio Buora, responsabile dei Civici Musei, e dal dottor Massimo Lavarone, archeologo, ha dunque raccolto i primi importanti risultati.

    Ciò che emergerà dagli scavi – che dovrebbero protrarsi almeno sino a settembre – contribuirà a ricostruire il passato di Udine e del suo punto di maggior prestigio, il colle, con il castello che sorgeva sulla sua sommità, sede patriarcale con testimonianze storiche che risalgono al 983, ma che con tutta probabilità era presente anche in precedenza.

    Le radici della storia cittadina affondano dunque proprio nel castello e gli archeologi sono all’opera per trovare testimonianze di quei secoli. I lavori sono in corso – con l’impegno della Società Friulana di Archeologia – proprio davanti l’ingresso principale dei civici musei.

    Durante i primi giorni di scavo sono stati trovati due metri di detriti. Come spiega il dottor Lavarone , si tratta di ciò che rimane delle casette esistenti sul livello superiore del colle che sono state distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, durante il sedicesimo secolo.

    “Per costruire il palazzo attuale sono state abbattute le casette degli “habitatores” – dice il dottor Lavarone - : un’operazione che ha mutato radicalmente l’aspetto del colle nella sua parte superiore. Non per niente sono venuti alla luce due metri di detriti, nei quali abbiamo trovato ceramiche di un periodo precedente alla nuova costruzione, risalenti appunto al ‘400 e al ‘500”.

    Gli archeologi hanno ritrovato tegole, coppi, macerie e poi un premio al loro impegno: i primi resti degli antichi udinesi. “Abbiamo trovato ossa del cranio di tre individui diversi – prosegue l’archeologo – e per il momento non è possibile dire se si tratti di uomini o donne. Le ossa sono molto rovinate. Abbiamo raccolto anche parti di bacino e di femore. Queste persone venivano sepolte vicino alle case e dovremmo trovare molto altro procedendo con le ricerche nei livelli inferiori”.

    In epoca medievale sul colle non c’era dunque un vero e proprio cimitero. Gli udinesi seppellivano i propri cari vicino alle case che con tanta fatica avevano avuto il diritto di erigere sotto il castello.

    La possibilità di avere una piccola dimora sul colle era infatti un privilegio concesso direttamente dal Patriarca. I coloni (che spesso avevano anche una abitazione principale in città), lavoravano la terra e difendevano il castello Quegli antichi udinesi non avrebbero immaginato di legare il loro destino al colle per oltre 800 anni.

    La storia: Da soldati a nobili della città.

    Le ossa trovate dagli archeologi sul colle del castello appartenevano ai cosiddetti “habitatores”, gli “abitatori” che avevano avuto dal Patriarca il privilegio di insediarsi su una porzione di terreno proprio sotto il palazzo.

    Si trattava del cosiddetto “fondo di abitanza” che permetteva così ai coloni di coltivare la terra, ma che imponeva anche l’obbligo di difendere la residenza patriarcale. Questi coloni-soldati si sarebbero poi meritati il passaggio a una classe superiore all’interno delle gerarchie sociali della città: sarebbero diventati nobili.

    Proprio dagli habitatores – conferma il dottor Massimo Lavarone, che coordina i lavori di scavo – avrebbero dunque avuto origine le principali famiglie nobili di Udine. Le case di questi difensori del colle erano distribuite su alcuni livelli.

    Quello più vicino alla sommità è attualmente esaminato dagli archeologi. Quelle abitazioni furono distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, nel corso del sedicesimo secolo. Da quanto è già stato trovato, comunque, gli archeologi hanno anche compreso che in origine il colle doveva essere molto più ripido. E’ stato parzialmente spianato proprio in occasione della costruzione del palazzo attuale.

    “Nei prossimi giorni scenderemo ulteriormente nel sondaggio – prosegue Lavarone – e in seguito ne cominceremo altri due”. Sul colle c’erano alcune decine di abitazioni, dalla sommità sino in via Manin ed è quindi probabile che i lavori portino alla luce altri resti umani e reperti di vario tipo, anche corredi funerari, che avrebbero un elevato valore archeologico. Ma per ora di questi ultimi non c’è traccia. A raccontare in silenzio la loro storia, per il momento, ci sono solo i resti di tre antichi udinesi del 1200.

    Alberto Lauber



    VERZEGNIS (Ud): Campagna scavi. I risultati dei lavori estivi svolti con gli studenti del Solari. [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto, 11/01/2006

    Sarà presentata al pubblico venerdì, alle 20,30, nella sala consigliare del municipio di Verzegnis l’ottava campagna di scavi nell’insediamento fortificato del sito archeologico di Colle Mazéit. A presentarla la direttrice degli scavi Gloria Vannacci Lunazzi.

    La campagna, condotta nel 2005 dalla sezione carnica della Società Friulana di Archeologia e alla quale hanno preso parte anche gli studenti dell’Istituto Solari di Tolmezzo, voleva ricercare le tracce dell’antico abitato fortificato che si è sviluppato nella parte sud, accanto a due Torri localizzate nel punto più elevato del colle.

    I lavori degli scavi hanno interessato l’interno della Torre, la zona di origine romana e l’edificio a cavallo del muro di cinta. Gli scavi hanno potuto far datare la Torre attorno al VI sec. d.C. grazie a frammenti vitrei ritrovati nel sito. Bicchieri Nuppenglaeser prodotti inizialmente a Colonia, Germania, sin dal III sec. d.C. La lettura stratigrafica della parete di un vecchio buco clandestino verso il limite meridionale della Torre, ha permesso di verificare l’esistenza di un deposito preesistente dove sono state ritrovate delle ceramiche protostoriche.

    Oltre a diverse monete preromane, di età celtica, rinvenute lungo la rampa che porta alla sommità del colle, fra i reperti più interessanti ritrovati durante questa campagna, alla quale hanno preso parte anche Luca Villa e numerosi studenti e laureati di diverse università italiane ed europee, Spagna in particolare, spicca la punta di una lancia lunga cm. 19,20, con lama foliata a nervatura centrale e cannone porta asta con due fori per il fissaggio. (g.g.)



    CAMPAGNA DI SCAVI A CODROIPO [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto - 27 dicembre 2005

    Inseriti contributi per 40 mila euro nella Finanziaria regionale. I fondi saranno destinati anche alla copertura delle spese per la gestione del museo archeologico. Quarantamila euro dalla Regione per la gestione museale e gli scavi archeologici.

    Questa la notizia che il consigliere regionale Giancarlo Tonutti ha partecipato oggi al Sindaco di Codroipo Vittorino Boem.

    In occasione della discussione sulla legge Finanziaria regionale 2006, infatti, con un emendamento proposto dal Vicepresidente del Gruppo della Margherita, è stata prevista ed approvata la spesa in questione a favore del Comune di Codroipo.

    Il contributo dovrà essere utilizzato per la gestione e le attività del Museo archeologico del capoluogo del Medio Friuli, ospitato nelle ex carceri asburgiche e diretto dalla dottoressa Costanza Brancolini, nonché per le campagne di scavo programmate per il prossimo anno in collaborazione con la Soprintendenza e la Società Friulana di Archeologia.

    “La proposta di emendamento – commenta Tonutti – nasce a seguito delle richieste di qualificazione della presenza museale codroipese, ma soprattutto con l’intento di dare copertura finanziaria all’importante campagna di scavi archeologici che è stata programmata per il 2006, per la quale, per parte regionale ci eravamo già precedentemente impegnati.

    Si tratta di una campagna che prevede l’indagine in una serie di siti interessanti, non ultimo nel Castelliere protostorico della Gradiscje di Codroipo, situato ai margini del Parco delle Risorgive, e già oggetto di studio nel corso del 2005”.

    “Si tratta di un impegno consistente – conclude Tonutti – ideato con l’obiettivo di favorire la riscoperta della storia del territorio, in un’ottica di valorizzazione, perché no, anche turistica, delle testimonianze e dei relitti del passato presenti nel nostro territorio.

    Renzo Calligaris



    ITINERARI TURISTICO-ARCHEOLOGICI, ecco la guida.
    [ Inizio Pagina ]
    L’Aquilone, Udine 19/07/2005

    Novità assoluta per il Friuli Venezia Giulia, è stata presentata a Udine dalla Regione la prima guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra regione. Un prezioso e utile vademecum, che raggruppa, lungo itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati 180 degli innumerevoli siti sui quali sono stati rinvenuti reperti e cimeli del passato. Siti raggruppati in ventuno percorsi principali, che interessano l’intero territorio regionale e vanno dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all’Isontino, alla Costiera triestina.

    Il volume, che è corredato da una esauriente carta geografica, è nato dall’iniziativa della Società Friulana di Archeologia, in collaborazione con la Regione. “E’ stato ideato – ha detto l’assessore regionale Bertossi – dopo la presenza della Regione all’edizione 2004 della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), dove il Friuli Venezia Giulia era rappresentato tramite la Società Friulana di Archeologia in un apposito stand. Nell’occasione potemmo verificare l’esigenza di offrire ai turisti un ulteriore elemento d’interesse e di richiamo verso il nostro territorio”.

    Così, alla nona edizione della rassegna di Paestum, a novembre di quest’anno, le tante ricchezze archeologiche della Regione saranno presentate in modo concreto ed esaustivo, grazie alla nuova guida in formato tascabile, corredata dalle informazioni utili a incuriosire ed a soddisfare il desiderio di conoscenza degli appassionati e non.

    “La guida – ha specificato Bertossi – tocca l’intero territorio regionale e fornisce indicazioni precise sulle ricchezze archeologiche, delle quali la nostra realtà è ricchissima. A cominciare dal sito più conosciuto che è quello di Aquileia, il volume concorre a facilitare una forma di turismo alternativo qual è quello archeologico, che può efficacemente supportare il turismo di tipo tradizionale”.

    “Turismo tradizionale – ha soggiunto – che vede nei principali poli costieri (Lignano Sabbiadoro e Grado), e in quelli montani (per il Tarvisiano e la Carnia ormai anche nella stagione estiva) l’attrazione principale, ma necessita oramai di alternative e occasioni nuove e di arricchimento dell’offerta”.

    Così, secondo Bertossi, la Regione è impegnata a valorizzare anche l’offerta alternativa attraverso nuove iniziative, da “Non solo golf” al rilancio del cicloturismo, al sostegno alle grandi manifestazioni, ai grandi eventi sportivi e alle iniziative di grande portata e interesse.

    Gian Andrea Cescutti e Feliciano Della Mora, rispettivamente presidente e vicepresidente della Società Friulana di Archeologia, si sono poi soffermati sul ruolo trainante e innovativo che le attrattive archeologiche possono svolgere anche nei confronti del turismo di transito, risultando di grande interesse specialmente per i turisti stranieri.

    Alla redazione della guida, della quale Bertossi ha auspicato si possa a breve realizzare un’edizione ancor più completa, hanno lavorato dodici ricercatori soci della Società Friulana di Archeologia.



    REGIONE & TURISMO: Scoprire l'archeologia, ben 180 itinerari (siti).
    [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino, 14 agosto 2005

    Ben 180 itinerari (siti)per scoprire l'archeologia del Friuli Venezia Giulia. Li propone la Società Friulana di Archeologia che, in collaborazione con l'assessorato regionale al turismo, ha realizzato una vera e propria guida tascabile.

    È un prezioso vademecum che esplora i siti archeologici da Aquileia fino alle località ancora poco conosciute, delineando i poli di interesse attraverso itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati. I siti sono raggruppati in ventuno percorsi principali che interessano l'intero territorio regionale, dai Colli del Friuli Centrale a Spilimbergo, dalle terre dei Magredi all'Isontino, fino alla Costiera triestina.

    La guida verrà presentata alla nona edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), a novembre, corredata delle informazioni utili a incuriosire e a soddisfare il desiderio di conoscenza degli addetti ai lavori, invitando a un turismo alternativo nell'estremo Nordest italiano.

    A partire dal famoso Foro Romano di Aquileia la guida costruisce un percorso tra siti archeologici ancora tutti da scoprire per il grande pubblico. A partire dallo scavo di Misinicis, una frazione di Paularo, dove una campagna di scavi effettuata tra il '96 e il '99 ha fatto emergere una necropoli dell'età del Ferro, nella quale sono venute alla luce ben 105 tombe con ossa combuste in urne di ceramica, corredi funebri e soprattutto oggetti di ornamento. Un ritrovamento che sembra testimoniare chiaramente il contatto con gli ambienti celtici da parte delle popolazioni friulane del VIII e IV secolo a.C.. La torre romana di Verzegnis (XII-XIII sec d.C), rappresenta l'ideale proseguimento del cammino archeologico. Situata sulla sommità del colle Mazéit, la torre, che domina verso Nord lo sbocco della valle del But nel fiume Tagliamento, rientra nel sistema di fortificazioni dell'Impero Romano a difesa dei valichi alpini, e aveva un importantissimo ruolo di controllo sulle possibili ondate di invasori nella pianura friulana. Proseguendo verso la montagna carnica, uno stop si impone ad Ovaro. L'itinerario si chiude con una passeggiata a Palmanova.



    ATTIMIS: Enigmi archeologici.
    [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino, 28/08/05

    Due piccoli enigmi archeologici avvolgono le alture del comune di Attimis.

    Riguardano un calice in vetro e l’uso, per ora ancora misterioso, di un gran numero di pietre ritrovate nel Castello Superiore.

    I reperti sono venuti alla luce durante la campagna di scavo 2005, conclusasi nel mese di luglio. Anche in passato, tuttavia, le curiose pietre avevano fatto parlare di sé per l’elevato numero dei ritrovamenti.

    Si tratta di materiale sbozzato di diverse dimensioni cui l’uomo antico o medioevale ha cercato di dare forma circolare. Tre sono le ipotesi azzardate dagli archeologi sulla loro funzione.

    Le pietre potrebbero essere dei pesi impiegati per misurare derrate alimentari o beni di consumo. Potrebbe trattarsi anche di coperchi di anfore o di contenitori in ceramica per la conservazione di vino, olio o cereali. Suggestiva la terza ipotesi. Quelle pietre potrebbero essere parte integrante di un gioco antico, una sorta di lancio del peso per cui era previsto l’uso di una corda e di un bastone in legno. Il gran numero di reperti rinvenuti quest’anno mette in dubbio, tuttavia, si possa trattare di un gioco, ma anche di coperchi o pesi. Resta allora il mistero. L’amore per il divertimento degli abitanti del castello è attestato dal recente ritrovamento di tre dadi in osso, tutti di piccole dimensioni, così da poter essere nascosti velocemente in tasca in caso di controlli.

    Anche nel Medioevo infatti, scommettere e indugiare nel gioco era proibito.

    Mistero pure la funzione di un calice in vetro rinvenuto sul colle di San Giorgio, a poca distanza dalla chiesetta della Madonna d’Aiuto. In questo sito, unico appezzamento in regione riferibile alla frequentazione del popolo dei goti, gli archeologi hanno lavorato nel mese di giugno, sotto la direzione di Luca Villa. Il calice, molto ben conservato nella parte del piede, è stato ritrovato in una specie di cantinetta sotterranea. Escluso il suo uso a fini alimentari – i guerrieri solitamente bevevano in tazze di coccio – poteva far parte di un corredo speciale per antichi riti. La cantinetta si presenta come una cavità scavata dal gruppo di guerrieri, probabilmente per tenere in fresco e conservare più a lungo il loro cibo.

    Nello stesso luogo è stata ritrovata anche un’anfora utilizzata per il contenimento di vino o olio. Nella cantina gota anche un gran numero di semi, forse di orzo. Per saperne di più, gli archeologi hanno inviato le granaglie a un centro di analisi di Como, così da ricostruire con maggiore esattezza le usanze di quella comunità.

    Al campus sul castello, curato dalla Società Friulana di Archeologia, hanno partecipato anche 25 studenti dell’istituto Caterina Percoto di Udine.

    Paola Treppo



    TURISMO legato all'archeologia
    [ Inizio Pagina ]
    Il Gazzettino, 15 luglio 2005

    Il Friuli Venezia Giulia scommette sul turismo legato all'archeologia.

    Fresca di stampa, a breve, in tutte le Agenzie per l'informazione e l'accoglienza turistica - sarà distribuita gratuitamente una guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra regione. Realizzata dalla Società Friulana di Archeologia con il sostegno della Regione, la nuova guida, prima nel suo genere in Friuli Venezia Giulia, risponde alle esigenze di un turismo innovativo e culturale.

    “La Regione si è proposta come obiettivo di consolidare il turismo tradizionale, legato alle zone di mare e di montagna, ma anche di sviluppare forme di turismo alternative - ha spiegato l'assessore regionale Enrico Bertossi - Stiamo facendo dei progetti importanti, fra i quali questa iniziativa legata all'archeologia integra e valorizza l'offerta turistica della nostra regione”.

    La guida è composta da una carta archeologica del Friuli Venezia Giulia, sulla quale sono annotati i siti più importanti (circa 180) correlati di una breve spiegazione, e l'illustrazione dettagliata di 21 possibili itinerari, che vanno dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all'Isontino, alla Costiera triestina.

    “L'idea è nata a Paestum: alla manifestazione "Borsa mediterranea del turismo archeologico" - ha spiegato il presidente della Società Friulana di Archeologia, Gian Andrea Cescutti - Dal confronto con le altre Regioni partecipanti alla manifestazione ci siamo accorti che ci mancavano dei mezzi per farci conoscere. Quest'opera è il primo passo affinché anche il Friuli Venezia Giulia faccia risplendere la sua memoria storico-archeologica”.

    La guida prende in considerazione sia i siti più conosciuti che castellieri, siti fortificati, castelli, necropoli e oggetti storici meno noti.

    Valentina Mansutti



    GUIDA AL TURISMO ARCHEOLOGICO
    [ Inizio Pagina ]
    Messaggero Veneto – venerdì 15 luglio 2005

    Presentata la pubblicazione regionale: da Aquileia fino alle località ancora poco conosciute. Bertossi: 180 siti da visitare per scoprire percorsi alternativi.

    Novità assoluta per il Friuli Venezia Giulia, è stata presentata ieri a Udine dall’assessore regionale alle Attività Produttive Enrico Bertossi la prima guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra Regione. Un prezioso e utile vademecum, che raggruppa, lungo itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati, 180 degli innumerevoli siti sui quali sono stati rinvenuti reperti e cimeli del passato. Siti raggruppati in ventuno percorsi principali, che interessano l’intero territorio regionale e vallo dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all’Isontino, alla Costiera triestina.

    Il volume, che è corredato da una esauriente carta geografica, è nato dall’ iniziativa della Società Friulana di Archeologia, in collaborazione con la Regione.

    “E’ stato ideato – ha detto l’assessore Bertossi – dopo la presenza della Regione all’edizione 2004 della Borsa mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), dove il Friuli Venezia Giulia era rappresentato tramite la Società Friulana di Archeologia in un apposito stand.

    Nell’occasione potemmo verificare l’esigenza di offrire ai turisti un ulteriore elemento d’interesse e di richiamo verso il nostro territorio”.

    Così, alla nona edizione della rassegna di Paestum, a novembre di quest’anno, le tante ricchezze archeologiche della Regione saranno presentate in modo concreto ed esaustivo, grazie alla nuova guida in formato tascabile, corredata delle informazioni utili a incuriosire ed a soddisfare il desiderio di conoscenza degli appassionati e no. “La guida – ha specificato Bertossi – tocca l’intero territorio regionale e fornisce indicazioni precise sulle ricchezze archeologiche, delle quali la nostra realtà è ricchissima.

    A cominciare dal sito più conosciuto che è quello di Aquileia, il volume concorre a facilitare una forma di turismo alternativo qual è quello archeologico, che può efficacemente supportare il turismo di tipo tradizionale”.

     



     
     
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