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Raccolta di articoli apparsi su giornali e riviste dove si parla della SFA

CJAMINANT TE STORIE. I tesaurs di S. Vît dal Tiliment. [ Inizio Pagina ]
La Patrie dal Friul, giugno 2013, Venusia Dominici e Giovanni Filippo Rosset.

Chest an o vin volût vierzi une gnove rubriche par presentâ dutis chês realtâts archeologjichis dal Friûl che, magari cussì no, a son mancul cognossudis ma no par chest mancul impuartantis. Par fâ chest o vin domandât la colaborazion de Societât Furlane di Archeologjie che dal 1989 si impegne cetant su dut il teritori par valorizâ e promovi il nestri patrimoni culturâl.
La zone di S. Vît dal Tiliment e je siore di olmis archeologjichis di diviersis epochis che a van de ete preistoriche fint al periodi roman e rinassimentâl. Cheste bondance di insediaments e je stade favoride ancje in gracie de presince di aghis di risultive che fin dai timps plui antîcs e à permetût al om di cjatâ un puest otimâl pe coltivazion e pe sô sussistence. No bisugne dismenteâ po dopo che, come che o vin ricuardât in altris ocasions, la zone dal Friûl e je simpri stade favoride de posizion strategjiche tant che linie di passaç pes areis alpinis e pont di colegament tra il mont italic e centri europeu.

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GLYPHOS, revista de aequeologia. [ Inizio Pagina ]
Ano 2013 - n. 2

da pag. 29 a pag. 50
La Società Friulana di Archeologia - onlus (Italia)
Voluntariado y Arqueologia para la comunidad
Arqueologia y territorio: una uniòn posible gracias al voluntariado
La comunicaciòn con sus miembros u el sitio web
Las excavaviones u las investigaciones de la SFA
Las publicaciones de la SFA
La Biblioteca
La oficina de restauraciòn
Community archaeology y la importancia de los social networks para un intercambio de ideas a nivel europeo
Archaeologia in rosa: un proyecto para hablar de la mujer en el mundo de la arquaeologia
Seguendo le tracce degli antichi: un enlace directo con el pasato
La Società Friulana di Archeologia: investigaciòn, formaciòn y divulgaciòn arqueologica en el norte de Italia.

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VINUM SETINUM A MORUZZO, un trapianto d eta' traianea. [ Inizio Pagina ]
Una etichetta di piombo con notizie sulla viticoltura.

Nel corso della campagna 2013 nella pars rustica della villa di Moruzzo, condotta dalla Società friulana di archeologia per conto del Comune di Moruzzo, è stata rinvenuta un’etichetta di piombo che reca graffita la scritta
                 Commodo et Ceriali / co(n)s(ulibus) vitis / Set[i]na.
I nomi dei consoli riportano all’anno 106 d. C., quando furono acquistate barbatelle di una qualità molto pregiata fin dal tempo di Augusto. Esse venivano dall’agro Pontino, ovvero dai dintorni della città di Sezze, ove si produceva uno dei vini più famosi, il vinum Setinum celebrato verso la fine del I secolo d. C. ad esempio da Plinio il vecchio (tra 70 e 79 d. C.), da Marziale, in quegli stessi anni o poco dopo e da Giovenale nei primi decenni del II secolo.
L’etichetta dunque ci informa che allora qualcuno acquistò viti nel Lazio per piantarle nella sua proprietà nell’area collinare. La notizia acquista assoluto rilievo di carattere nazionale ove si pensi a un famoso editto di Domiziano. Esso, posto da Eusebio, un tardo storico romano, intorno all’anno 92, proibiva d’impiantare nuovi vigneti in Italia e imponeva di estirpare per la metà le viti esistenti nelle province. Svetonio, il più antico biografo di Domiziano, lascia intendere che l’editto non fu applicato: esso creò in Asia Minore, specialmente a Efeso, tali reazioni che dovette essere ritirato o per lo meno mitigato fino alla sua totale abrogazione avvenuta solo nel III sec. d. C. Sull’effettivo intendimento dell’editto generazioni di storici hanno discusso: molti hanno ritenuto che esso fosse stato determinato da una sovrapproduzione di vino in Italia e dalla necessità di tener alti i prezzi. Da un passo di una lettera di Plinio il Giovane, scritta intorno al 107 d. C., sappiamo poi che il senato aveva predisposto un decreto per obbligare i senatori provinciali ad investire un terzo del loro patrimonio in terreni italiani, “perché Roma e l’Italia non erano stalla di compiaciuti stranieri, ma patria di Romani”.
Non possiamo certo dire che l’area di Moruzzo sia stata occasione e luogo di investimento da parte di un senatore provinciale, ma l’etichetta dimostra incontestabilmente un “ritorno alla viticoltura” in età traianea, con un investimento in colture pregiate come poi fece nel XVIII secolo Fabio Asquini per le sue piantagioni di Picolit a Fagagna, fin dal 1761. Il rinvenimento ci dà anche importanti informazioni sulle colture antiche dell’area collinare, ben diverse da quelle attuali derivate dalla tradizione ottocentesca dopo le malattie allora diffusesi.
Lo scavo ha poi prodotto quattro scheletri di bovini, vittime di una epidemia bovina nell’ultima fase dell’insediamento, sepolti quando i locali erano già stati dismessi. Sembra suggestivo pensare a quella pestilenza che all’inizio del V secolo d. C. ispirò il poemetto di Endelechio de morte bovina o che lasciò traccia anche in un famoso passo di Rufino di Concordia, scritto tra fine 401 e inizio 402. I resti sono ora sottoposti all’esame del DNA che sarà effettuato dall’équipe del prof. Paolo Ajmone Marsan dell’Università Cattolica di Piacenza in collaborazione con l’équipe del prof. Raffaele Testolin dell’Istituto di genomica applicata dell’Università di Udine.
Lo studio intrapreso potrà dunque dare risultati di grandissimo interesse per la storia economica del Friuli centrale in epoca romana.

Autore: Maurizio Buora

Fonte: Messaggero Veneto, 11 agosto 2013






CJAMINANT TE STORIE. Ce che nol a sdrumat dal om al conte di no: i cistielirs di Codroip. [ Inizio Pagina ]
La Patrie dal Friul, maggio 2013, Venusia Dominici e Giovanni Filippo Rosset

Une gnove part de storie, o miôr de protostorie, furlane si sta deliniant simpri di plui in chescj ultins agns in gracie a studis aprofondîts su evidencis archeologichis dal teritori, soredut te fasse dal Friûl di Mieç; o fevelìn dai tumui e dai cjistielîrs. Peculiaritâts dal nestri teritori, a meritin dut l’interès de ricercje sientifiche par vie che a contin la vite inte nestre regjon di cetancj secui indaûr, mostrant cemût che za prin di Crist il Friûl al fos tiere di civiltâts e di scambis culturâi.

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CJAMINANT TE STORIE. L insediament fortificat dal Cuel des Maseriis. [ Inizio Pagina ]
La Patrie dal Friul, aprile 2013, Venusia Dominici e Giovanni Filippo Rosset

Chel di Verzegnis al è un dai sîts plui interessants de archeologjie de Cjargne, indagât par cetancj agns e inmò in dì di vuê ogjet di studi par cure de sezion cjargnele de Societât Furlane di Archeologjie.
Il sît al è sul Cuel Mazeit, logât tra lis frazions di Vile e Chiaulis, e al derive il so toponim di “maseriis”.
La localitât e cjale a nord la Val de Bût e a sud la Val d’Arzin e par chest motîf intune posizion strategjiche tal sisteme di fortificazions a difese dai valics dal arc des Alps orientâls.

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CJAMINANT TE STORIE. Un ritrat di storie dal Cristianisim aquilee. [ Inizio Pagina ]
La Patrie dal Friul, marzo 2013, Venusia Dominici e Giovanni Filippo Rosset

La glesie di S. Proto e je leade a la figure dal martar copât tal IV secul dopo di Crist intal periodi des persecuzions cuintri dai Cristians metudis in vore dal imperadôr Dioclezian.
Proto al jere l’educadôr dai trê fradis martars Canzi, Canzian e Canzianile: la tradizion e conte che ducj i cuatri a jerin partîts di Rome propit a cause des persecuzions e che si jerin direzûts a Aquilee par cjatâ Crisogon (venerât sant daspò che al vignì copât su ordin di Dioclezian). Ma rivâts a S.Canzian dal Lusinç, che in chê volte al veve non Aquae gradatae, a forin decapitâts e soterâts dongje de sepulture dal Sant.

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SAN CANZIAN D’ISONZO. Villa Settimini, in un libro la storia dell’antico edificio. [ Inizio Pagina ]

A quasi un anno dall’inaugurazione Villa Settimini vede ora raccontata in modo più compiuto la sua storia. Lo fa il volume “Villa Settimini: storia di un edificio e della sua famiglia”, ricerca realizzata da Desirée Dreos della Società friulana di archeologia per conto del Comune di San Canzian d'Isonzo. L'esito dell'indagine storica sarà presentato nell'incontro che l'amministrazione ha deciso di organizzare venerdì, alle 18, nella sala del Consiglio comunale di Pieris, affacciata proprio sulla nuova sede della Biblioteca comunale.
All’appuntamento interverrà anche l'architetto Adalberto Burelli, progettista dell'intervento di restauro e riconversione, alla cui base c’è il rispetto della storia dell'edificio, di cui sono stati recuperati i soffitti lignei e rispettati gli esterni. Un recupero filologico, quindi, che si è però coniugato con la tecnologia, per rendere il servizio bibliotecario sempre più attrattivo (l'edificio è dotato di wi-fi). Non a caso per l’opera il Comune di San Canzian d'Isonzo ha speso quasi 1,8 milioni, tra fondi regionali e propri.
L’edificio è stato consolidato dal punto di vista statico, adeguato alle norme antisismiche e dotato di un’impiantistica in grado di garantire la fruizione degli spazi. Senza, appunto, perdere di vista la valorizzazione della costruzione “storica”, che risale almeno all’inizio del '700.
La verifica dei dati catastali effettuata da Desirée Dreos conferma come la costruzione è la parte superstite di un più ampio complesso dominicale. Le tracce lasciate dai Settimini possono far pensare a una sua costruzione all’inizio del ’700, se non a fine ’600.

Autore: Laura Blasich

Fonte: http://ilpiccolo.gelocal.it, 10 marzo 2013






Società di archeologia, nuovi incontri con il tutto esaurito. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 4 marzo 2013

Ancora tutto esaurito, con un centinaio di adesioni, il ciclo di lezioni storiche organizzato dalla Sezione isontina della Società friulana di archeologia a San Canzian d’Isonzo.
Il nuovo ciclo, condotto da Christian Selleri, si aprirà il 13 marzo, dopo la chiusura di quello che ha avuto come docente Desirée Dreos. Selleri, attraverso altri 5 personaggi del Friuli Venezia Giulia, proseguirà il viaggio nel mondo della scienza e della storia. La regione si presterà ancora una volta per avvicinare a due campi di studio sempre attuali come la sismologia e la meteo-oceanografia. Protagonista del primo incontro sarà Ruder Boškovic, un raguseo sulla Luna, mentre nel secondo si parlerà di Pietro Blaserna, il fisico che da Monfalcone approdò a via Panisperna, cioé al gruppo di scienziati che annoverava. Il percorso passerà poi attraverso Pietro Savorgnan di Brazzá, Arturo Malignani, Edvard Rusjan, passando alla meteo-oceanografia a alla sismologia, con una lezione, a metà maggio, dedicata al terremoto del Friuli. Al termine o durante il ciclo di lezioni potrebbero essere organizzate uscite tematiche libere e con mezzi propri.
Gli incontri teorici avranno luogo sempre mercoledì nel Centro civico.(la.bl.)

Fonte: http://ilpiccolo.gelocal.it, 04 marzo 2013






CJAMINANT TE STORIE. I cjistiei di Atimis. [ Inizio Pagina ]
in La Patrie dal Friul, gennaio-febbraio 2013

Il teritori di Atimis al fâs part di chê zone de pedemontane clamade Tiere dai Nûf Cjistiei che e presente impuartantis evidencis storichis e archeologjichis de Ete di Mieç, ven a stâi diviers cjistiei che si puedin viodi inmò in dì di vuê ancje se mâl o pôc conservâts.
Achì a son presints ben trê complès, scomençant cun chel di Partistagn in localitât Borc Faris, il plui grant e componût di plui parts fatis sù in periodis diferents....

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Progetto Giovani - Area Welfare - V.I.V.A. [ Inizio Pagina ]

Video-intervista realizzato il 25 gennaio 2013 in occasione della Giornata studio "FVGiovani".

Link diretto al video/focus: http://www.youtube.com/watch?v=OBeytVEzhHY

Fonte: Regione FVG - giovani@welfare.fvg.it

 






RONCHI DEI LEGIONARI (Go). Il Consorzio culturale fa sistema. [ Inizio Pagina ]
Accordo con la Societa'  friulana di archeologia sul piano biblioGio.

La Sezione isontina della Società friulana di archeologia ha stretto una convenzione con il Consorzio culturale del Monfalconese, per la realizzazione delle attività previste nel progetto di Servizio civile “biblioGIO”, nell’ambito territoriale del Sistema bibliotecario della Provincia di Gorizia.
La Sfa si è impegnata a informare i soci sulle attività previste dal progetto e a fornire supporto nel reperimento di informazioni relative a materiale bibliografico, archivistico, fotografico o filmato sulla storia del territorio.
L’accordo riguarda anche la promozione di incontri, progetti, corsi, stages lavorativi e di formazione per attività culturali e professionali inerenti i beni culturali. La convenzione segue l’accordo siglato nell’autunno 2011.
La Sfa ha dato disponibilità a partecipare e contribuire alle attività del Ccm, occupandosi di iniziative in ambito storico e archeologico e a promuovere la collaborazione con l’Ecomuseo Territori.
Sancita poi la messa a disposizione reciproca di spazi, arredi e attrezzature in occasione di manifestazioni e attività promosse dal Ccm.

Fonte: Il Piccolo, 16 novembre 2012






SAN CANZIAN D'ISONZO. Medio Evo a San Canzian un libro ne svela i segreti. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 08 ottobre 2012, pagina 17

Ludovica era una ragazzina sana e spensierata che abitava a San Canzian in un periodo imprecisato tra il 13° e 14° secolo. All’improvviso fu aggredita da una grave patologia all’apparato osseo che ne sentenziò la morte. Fu sepolta con un corredo funerario di prim’ordine nei pressi della chiesa di San Proto.
Dopo un lunghissimo oblio Ludovica è tornata al centro dell’attenzione, e con lei il territorio sancanzianese ai tempi del Medio Evo. Merito della determinazione della sezione isontina della Società friulana di archeologia, che ha pubblicato in un volume agile e invitante gli atti della Giornata di studi sancanzianaesi del maggio 2011.
Il volume è stato presentato nella sala parrocchiale di San Canzian alla presenza ai alcuni degli studiosi che avevano partecipato al convegno.
Sono intervenuti Sergio Tavano (su “La leggenda di San Marco prima di Venezia”), Angela Borzacconi (“La chiesa medievale di San Proto”), Maurizio Puntin (“La toponomastica medievale di San Canzian”), Paola Saccheri e Luciana Travan (“I resti scheletrici umani provenienti da San Proto”).
La serata, seguita da un folto pubblico tra cui il sindaco Silvia Caruso, si è sviluppata in modo piacevole grazie all’abilità degli oratori di proporre con semplicità e colore fatti antichi e spesso incerti. Quei secoli apparentemente bui sono stati accesi dalla curiosità degli studiosi. Nel volume si possono apprendere moltissime informazioni importanti per conoscere meglio il territorio in cui viviamo. Che all’epoca era diverso dal punto di vista morfologico.
Quella che oggi conosciamo per San Canzian era la periferia elegante della metropoli Aquileia, posta su strategiche vie di comunicazioni che dipartivano dall’ex capitale della Decima regio romana. Tavano ha ricordato che all’epoca il territorio apparteneva al controllo di Trieste. Presente in sala, il presidente della Provincia Gherghetta si è prodotto nei debiti scongiuri. Corsi e ricorsi della storia...






UDINE. Bollette del fisco in una mummia. [ Inizio Pagina ]
Il Quotidiano del FVG, 3 ott 2012

La Società Friulana di Archeologia, volendo valorizzare gli studi di giovani laureati, organizza degli incontri legati all'archeologia in tutti i suoi aspetti, per far conoscere al pubblico argomenti poco noti, ma di notevole interesse.
Ecco che domani alle 18 nella Torre di Via Micesio 2, Valentina Covre, Sara Marmai, Valy Tavan e Arianna Tomati, presentano, "Papiri e mummie", documenti tolemaici della collezione dell'Università del Salento, che li acquistò nel 2001 con un lotto proveniente dall'oasi del Fayum, nell'Egitto mord-occidentale.
Il profssor Mario Capasso, ordinario della cattedra di papirologia e curatore della collezione dell'ateneo, nel 2010 affidò generosamente lo studio dei sei frammenti all'Università degli Studi di Udine. Dalla loro analisi sono emersi risultati interessanti che verranno presentati per la prima volta a Udine dalle studiose neolaureate.
I reperti sono stati estratti con molta probabilità dai paramenti funerari di una stessa mummia, notoriamente costruiti in periodo tolemaico con papiro di riciclo. La loro decifrazione ha rivelato come essi contengano documenti provenienti da uffici pubblici e databili al II-I sec. a.C. In particolare, due frammenti appartengono ad un unico rotolo che riporta un resoconto a fini fiscali delle coltivazioni di un villaggio dell'entroterra. Gli altri quattro sono opera di uno stesso scriba e contengono corrispondenza ufficiale riconducibile ad un ufficio statale.






Il Presidente del Consiglio Regionale Franz visita il sito archeologico romano a Muris di Moruzzo. [ Inizio Pagina ]
dal sito della Regione FVG, il 22 set 2012

Il presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz ha visitato gli scavi archeologici in corso da due anni a Moruzzo, nella località nota come "podere Muris", partecipando alle iniziative che l'amministrazione comunale - assieme alla Società friulana di archeologia che conduce la campagna di scavo e con il Comitato per la salvaguardia dell'ambiente di Moruzzo - ha organizzato per offrire alla cittadinanza l'opportunità di conoscere aspetti della storia antica del luogo che stanno emergendo grazie all'impegno e al lavoro di alcuni appassionati locali di archeologia e di numerosi volontari di ogni età. Una conoscenza che diventa per gli abitanti consapevolezza di essere custodi di un importante patrimonio storico.
Un'occasione per illustrare, con la guida dell'archeologo Massimo Lavarone, a cittadini, scolaresche, appassionati di storia e archeologia, rappresentanti delle istituzioni i risultati della ricerca condotta in una vasta zona nella parte settentrionale del comune, e specialmente in una porzione di terreno rimasta a prato stabile che sta restituendo interessanti reperti di una villa rustica di epoca romana: conferme di quanto era già stato ipotizzato sulla scorta di rinvenimenti casuali o sporadici e di studi di toponomastica che nei toponimi Moruzzo e Muris indicano la radice latina "murus", ovvero muro.
"Non vogliamo limitare il progetto scientifico del recupero del sito allo scavo archeologico; l'aspirazione è quella di valorizzare quanto sta emergendo, premiando così gli sforzi della Società friulana di archeologia e dei suoi volontari, ma anche di rendere fruibile alla cittadinanza l'intero contesto paesaggistico in cui esso è inserito" - ha detto il sindaco Roberto Pirrò, affiancato dagli assessori Valter Chittaro e Albina Montagnese, auspicando che "questo obiettivo possa incrociare l'interesse della Regione".
Dal presidente Franz immediata "la disponibilità a valutare forme e modi per sostenere progetto e iniziative perchè, pur nella consapevolezza di risorse sempre più limitate, valorizzando questi siti sotto il profilo paesaggistico oltre che storico, faremo un grande servizio non solo alla comunità locale ma all'intera regione".
Franz, rivolto al presidente della Società friulana di archeologia, Gianandrea Ceschutti, ha espresso gratitudine per il lavoro svolto e per l'impegno con cui essa promuove anche fra i giovani l'interesse e la passione per l'archeologia. Un ruolo fondamentale quello del volontariato culturale che qui si esprime anche nell'impegno del Comitato per la salvaguardia dell'ambiente di Moruzzo e che, con il presidente Adolfo Bulfone e Roberta Masetti, instancabile animatrice, sta affiancando l'amministrazione nel progetto di valorizzazione degli aspetti paesaggistici, e fra questi la possibilità di collegare la zona degli scavi con la grande farnia centenaria, varietà di quercia vero monumento naturale di questa campagna.
Quanto agli scavi, la cui direzione scientifica è affidata al prof. Maurizio Buora, con il coordinamento di Lavarone, hanno permesso di individuare, su un'area indagata di oltre 200 metri quadri, i resti murari di vari ambienti pertinenti agli edifici di una villa rustica, ovvero una fattoria, di epoca romana, molti laterizi (mattoni, tegole, coppi), alcuni frammenti ceramici e metallici, e, importantissime, due monete in bronzo, le sole finora rinvenute: una attribuibile all'imperatore Claudio e databile al 50 d.C., l'altra dell'epoca dell'imperatore Marco Aurelio, e l'emissione risale al 166-167 d.C. Da segnalare inoltre l'individuazione di almeno due grandi focolari ed il ritrovamento di uno scheletro completo di un giovane bovino sepolto in un angolo del grande cortile.

Fonte: (ACON) Trieste, 22 set - MPB






UDINE. Ad ottobre un incontro su Centocamere (Locri), esempio di edilizia privata in Magna Grecia. [ Inizio Pagina ]
Fonte: www.zoomsud.it, 30 ago 2012

Locri sarà protagonista, a Udine, il prossimo 11 ottobre alle ore 18, di uno degli “Incontri dedicati alle testimonianze archeologiche che ci giungono dal passato” organizzati dalla Società Friulana di Archeologia per “valorizzare gli studi di giovani laureati italiani” e “per far conoscere al pubblico argomenti poco noti, ma di notevole interesse”.
Sarà Carla Squitieri a parlare di Centocamere, “il quartiere abitativo-artigianale di Locri Epizefiri: un esempio di edilizia privata in Magna Grecia”.
“Intorno al 700 a.C. – dice un comunicato – i Locresi, un’etnia proveniente dalla Grecia, approdarono sulla costa Ionica dell’Italia, nella baia di Capo Zefirio (attuale Capo Bruzzano). Dopo pochi anni si spostarono più a Nord, fondando la loro città. Così ebbe origine la colonia di Locri Epizefiri, che vide la sua fine tra VII e VIII sec. d.C. Oggi, grazie alla scoperta di alcune parti del suo impianto urbanistico come la cinta muraria con le sue porte e le torri, le necropoli, le aree sacre, il teatro e alcuni edifici privati nell’area denominata Centocamere, possiamo intuire la bellezza di questa città che apriva il suo sguardo verso l’infinito, dove cielo e mare sembrano congiungersi. Ma ancora più interessante è cercare di entrare nell’antica città e nella sua vita quotidiana. Questo è possibile anche attraverso l’analisi di semplici muretti a secco, zoccoli di fondazione delle case dove i Locresi hanno abitato e lavorato nel passare del tempo”.

 






TARVISIO (Ud). Baite aperte: a Camporosso c e' la Friuli doc montana. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto. it, 21 ag 2012

Si rinnova domenica prossima la manifestazione “Baite aperte” che permetterà ai villeggianti anche in questa estate (è l’ottava edizione) di trascorrere una giornata speciale nello splendido ambiente naturale della Val Bartolo di Camporosso.
Un sito ospitale e comodamente raggiungibile camminando per un'oretta con un paio di comode pedule a piedi su strada sterrata (di 6 km circa) priva di dislivelli eccessivi, oppure, con una semplice pedalata in mountain bike. E una volta sul posto, l'affascinante visita alle baite lungo il percorso naturale della valle per soffermarsi sui particolari architettonici dei vecchi stavoli, ammirare la natura e degustare i prodotti e le pietanze proposte dalla cucina casalinga con i piacevoli intermezzi della colonna sonora della musica folk.
Nel programma dell'evento organizzato dall’Associazione culturale 100% Valcanale, anche la gita naturalistica di 5 ore per camminatori allenati sull'itinerario: Camporosso, Val Bartolo/palestra di roccia (m.950) con salita a Sella Canton - Capin di Ponente (m.1736) e discesa a Sella Bartolo (m.1175) e a Baite Aperte (m.1050); ritrovo alle 8 presso il parcheggio della telecabina del Monte Lussari e arrivo a Baite Aperte alle 15. La partecipazione è gratuita ma con prenotazione obbligatoria entro le 18 di sabato, telefonando alla guida alpina Ennio Rizzotti, 3332901914.
Alle 10.30 inizio delle gare del 2° Torneo Internazionale triangolare (Austria-Italia-Slovenia) di Pentathlon del boscaiolo. Pure alle 10.30, la messa alla Cappella di S. Antonio Abate con accompagnamento dei Suonatori di Corno da Caccia Valcanale e dell’ Alphorntrio Alpe Adria. Dalle ore 14.30 alle 16.30 giochi e animazione per bambini a cura della Cooperativa Onda Nova e della Scuola Italiana Sci Tarvisio presso la Baita 2. A cura dell’Agriturismo Prati Oitzinger passeggiate in carrozza lungo la piana.
Alle 15 l'apertura solenne del fusto in legno e inaugurazione del 7º Torneo Alpen Games Val Bartolo. Inoltre, presso il fortino di Sella Bartolo a cura di “Gruppo di ricerche Storia & Territorio” e “Società Friulana di arceologia”, dalle 10, incontri, filmati e fotografie sull’epoca romana e sulla zona colta nei suoi aspetti paesaggistici e storici: dai boschi ai torrenti, vette alle miniere, dalle testimonianze romane ai bunker della Nato.
Qui, alle 14, anche giochi per tutti legati all’archeologia romana; alle 15, archeologia e tesori nascosti di Camporosso incontro con la dott.ssa Mirta Faleschini. A seguire il Quiz sul territorio. Nei pressi della Baita 13 l'Area Naturalistica della Foresta allestita dal Corpo Forestale dello Stato di Tarvisio.
Consigli utili: posteggiare le macchine presso il parcheggio della telecabina del Monte Lussari o presso il parcheggio in prossimità del ùcasello ferroviario, da questi punti è facile andare all'imbocco della Val Bartolo, la cui strada sarà chiusa al traffico delle auto.



Scarica Allegato:  volantino ita.pdf



MORUZZO (Ud). Villa rustica romana scoperta nei campi a Muris. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto.it, 28/07/2012

Sta tornando alla luce un’antichissima villa rustica di epoca romana.
Nella cittadina collinare è iniziata, infatti, la seconda campagna di scavi archeologici che interessa l’area del vasto complesso residenzial-produttivo di epoca romana – la zona interessata è una zona agricola – già parzialmente indagato lo scorso anno in località Muris ricadente nel territorio comunale di Moruzzo, nei pressi della strada che da Moruzzo conduce a Colloredo di Monte Albano.
Le ricerche, rese possibili anche grazie all’interessamento della Regione, sono nate, su concessione del ministero per i beni e le attività culturali, da una stretta collaborazione tra l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Pirrò e la Società friulana di archeologia-onlus, società operante in zona attraverso la neonata sezione del Friuli Collinare; le ricerche, inoltre, hanno potuto contare sulla disponibilità del proprietario dell’area interessata, il signor Lerusso.
L’équipe archeologica che sta lavorando sul sito, coordinata dall’archeologo dottor Massimo Lavarone, può contare sulla partecipazione entusiasta di un nutrito gruppo di volontari e studenti dell’area collinare che hanno scelto di trascorrere parte delle loro vacanze fornendo il proprio contributo alla campagna di scavi.
Nell’area, tenuta a prato negli ultimi decenni, oggetto della ricerca, come si diceva, sta emergendo dunque una vasta serie di resti murari appartenenti a una cosiddetta “villa rustica” di epoca romana. In particolare gli scavi stanno riportando alla luce un’articolata struttura ad uso produttivo caratterizzata da vari ambienti, forse destinati a granai, depositi e stalle. Quadro tipico di una domus romana probabilmente risalente all’età augustea.
I materiali (tra cui resti di anfora e chiodi in ferro), laterizi e ceramiche, rinvenuti lo scorso anno, per ora, fanno collocare l’inizio dell’utilizzo dell’insediamento nelle prime fasi della romanizzazione del Friuli (I e II secolo dopo Cristo), a cui è seguita una fase critica durante il III sec. d.C., e fanno pensare che successivamente, a giudicare da scarsi ma significativi resti di ceramica importata dall’Africa settentrionale, l’insediamento sia sopravvissuto fino al tardo impero.
Al termine dei lavori, che si protrarranno ancora per tutto il mese di luglio, a cura dell’amministrazione comunale di Moruzzo sarà organizzata una visita guidata per accompagnare la popolazione alla scoperta di questo interessante sito.
L’obiettivo del Comune è quello di potenziare l’area, creando magari un sentiero archeologico che colleghi questo ad altri siti di particolare interesse del territorio.






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Archeologia, un successo il ciclo di lezioni. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo.it, 18 luglio 2012

Ha colto nel segno l'azione informativa e formativa su uomini, luoghi e tesori poco conosciuti del territorio, realizzata a San Canzian d'Isonzo dalla sezione isontina della Società friulana di archeologia assieme al Comune. Le lezioni, che hanno avuto luogo nel centro civico comunale, hanno preso il via il 30 novembre per concludersi in questi giorni.
Il primo corso di 15 lezioni, tenute dal socio della Sfa Cristian Selleri, su “Uomini di passaggio per le nostre terre” ha visto la partecipazione di circa 90 persone a ciascun incontro.
Il 16 febbraio invece sono iniziati tre diversi corsi, della durata pure di 15 lezioni, tenuti dalla socia della Sfa Desirée Dreos, che avevano come argomento “Tesori perduti e tesori da riscoprire” e “Scoprendo le nostre provincie 1 e 2”. Anche in questo caso il riscontro in termini di affluenza è stato positivo.
L'attività non è rimasta confinata nel centro civico, ma ha proposto21 uscite sul territorio, con una media di 25 partecipanti, consentendo di scoprire luoghi, musei, chiese della regione, di Padova, Venezia, in Slovenia e in Croazia. Le ultime due visite sono state quelle al Parco rurale di San Floriano a Polcenigo e all’Ecomuseo parco archeologico Colle di San Martino ad Artegna.
Il costo virtuale per l’ente locale (il mancato introito del noleggio della sala) è stato pari a 750 euro.
«Nell’organizzazione dei corsi l’approccio introdotto è stato quello di fornire una panoramica ad ampio raggio sulla ricchezza di storie, luoghi e riferimenti - spiega il sindaco Silvia Caruso - presenti anche sui territori di realtà limitrofe e profondamente legate alla nostra».
Il sindaco ritiene che questo ampliamento di prospettiva abbia consentito ai partecipanti di acquisire informazioni attraverso una forma di esposizione brillante e coinvolgente.
«Sentito è il ringraziamento alla sezione isontina della Società friulana di archeologia non solo per la collaborazione - conclude il sindaco - ma soprattutto per l’attività svolta dai docenti».

 






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Resti romani, forse sono la dimora dei Martiri Canziani. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo.it, 21 aprile 2012, (la.bl.)

Era davvero la casa dei nobili Canziani o forse la prima monumentalizzazione del culto dei martiri, il grande edificio di epoca tardo imperiale riportato alla luce a fianco della chiesa parrocchiale di San Canzian d'Isonzo. La struttura, caratterizzata da due absidi contrapposte e completata di certo da una terza, è in pratica coeva all'uccisione nel 304 d.C. dei cristiani Canzio, Canziano e Canzianilla nel corso delle persecuzioni dioclezianee.
Nel terreno di riporto utilizzato per sostenere la pavimentazione è stata trovata una moneta del 296 d.C., come ha spiegato l'archeologo Andrea Villa presentando giovedì sera a San Canzian i primi risultati della campagna di scavi condotta assieme alla medievalista Angela Borzacconi per conto del Comune, grazie a fondi provinciali e dell'ente locale.
L'illustrazione è stata effettuata nell'ambito delle iniziative promosse dalla sezione isontina della Società friulana di archeologia in occasione della Settimana della cultura. «Il ritrovamento pone comunque grandi problemi interpretativi - ha proseguito Villa - perché, se questa grande villa è in sostanza la ristrutturazione di quella precedente, databile al primo secolo d.C., la nuova edificazione è stata realizzata dalla famiglia dei Canziani o è la prima architettura legata al culto dei Canziani? Questoo potrebbe essere, se la moneta fosse caduta nel terreno non nell'anno di conio, il 296, ma dopo».
Gli scavi hanno comunque dimostrato come la prima basilica sia stata frequentata fino al XIII secolo, cui risalgono i resti di vasellame in vetro ritrovati nell'area già scavata negli anni '60. In occasione della Settimana della cultura la Sfa, in collaborazione con la parrocchia dei Santi martiri Canziani, propone anche oggi e domani l'apertura dei siti di interesse archeologico e storico-artistico di San Canzian d’Isonzo, visitabili dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.
 






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Gli scolari diventano guide. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo.it, 17 marzo 2012

La valorizzazione del patrimonio archeologico locale va di pari passo con il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi, ma anche degli adulti, nella sua conoscenza per la Sezione isontina della Società friulana di archeologia.
Alle spalle una consolidata collaborazione con il mondo scolastico, l'associazione, in accordo con gli insegnanti, sta non a caso organizzando una nuova serie di incontri con i bambini delle scuole dell'Istituto comprensivo "Alighieri" di San Canzian d'Isonzo.
Nell'ambito di questo progetto, le insegnanti delle classi terza e quarta della primaria di Turriaco hanno accompagnato gli alunni a San Canzian, nell'area della chiesa parrocchiale, dove è in corso una nuova campagna di scavi.
I bambini sono stati accolti infatti non solo da alcuni soci volontari della Sezione isontina della Sfa, ma anche dall'archeologo Luca Villa, che ha illustrato ciò che gli scavi hanno portato alla luce.
In precedenza anche alcune classi della scuola primaria di San Canzian avevano incontrato l'archeologo e avevano visitato l'area della parrocchiale e dello scavo, dove sono stati riportati alla luce i resti di una villa di epoca imperiale.
I bambini della primaria di San Canzian, tra l'altro, da alcuni anni sono impegnati nel progetto "Piccole Guide", che vede gli alunni delle quinte coinvolti nel corso dell'anno dai loro insegnanti in un lavoro di scoperta e conoscenza storica del loro paese.
Durante il Maggio sancanzianese, a conclusione di questo percorso, i bambini diventano veri protagonisti, accompagnando gli alunni delle altre classi e i genitori nelle visite.






MONFALCONE (Go). Rivivrà la chiesetta medievale di San Polet, distrutta dalle bombe. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 07 febbraio 2012

Come ogni storia interessante non manca un pizzico di mistero, e dunque anche sulla quattrocentesca chiesetta di San Paolo, di cui oggi resta solo un muro laterale corredato da monofora, vale a dire dalla sagoma di una finestra, aleggia un punto interrogativo. Come mai un edificio religioso prettamente campestre, che riuniva due borgate per un centinaio di famiglie, ha ricevuto un’intitolazione di così grande prestigio come la dedica all’apostolo numero due della Chiesa? Questo è una delle domande che si sono posti i due ricercatori Desiréè Dreos e Christian Selleri nel loro certosino lavoro di recupero storico “In ecclesia Sancti Paoli”.
Lo studio in due tomi ancora non pubblicati, finanziato dalla Fondazione Carigo e sostenuto dal Consorzio di bonifica isontina, in collaborazione con la locale sezione della Società friulana d’archeologia, getta luce sul valore non solo di un edificio, ma di un borgo e della sua gente.
La chiesetta di San Polet, infatti, rappresentava una delle costruzioni di origine medievale tra le più suggestive sul territorio. Sorto attorno al Quattrocento e in abbandono a partire dall’Ottocento, l’edificio purtroppo non è resistito - trovandosi a breve distanza dal fronte - alle granate della Grande guerra. Ciò che resta è visibile tra i campi di via Tomizza, nei pressi del nuovo sottopassaggio. E tuttavia il luogo di culto, delle dimensioni paragonabili alla chiesetta del Rosario (70 mq), ha rappresentato per secoli un punto di riferimento per molte importanti famiglie, alcune ancora oggi esistenti, come i Colautti (all’epoca specializzati nella lavorazione del legno), i Sanson (agricoltori) o gli Stagni(proprietari terrieri e medici).
Una comunità formatasi tra il Canale de Dottori e la linea ferroviaria, che celebrava puntualmente con una processione e una sagra San Paolo, affinché vegliasse sulle due borgate di San Polo e San Polet.
La chiesa, nota per il ciclo di affreschi dal sapore popolare dipinto dall’artista di provincia Nicolò Cumin, nel Cinquecento, è stata oggetto di approfondite ricerche avanzate attraverso la consulenza di alcuni importanti archivi, tra cui quello della curia arcivescovile di Udine, quella di Gorizia e dell’archivio storico di Monfalcone.
Si è inoltre spulciato tra atti notarili e catasti. «L’iniziativa – ha spiegato l’assessore alla Cultura Paola Benes – nasce dalla sollecitazione del comitato di quartiere di Aris San Polo, che si è rivolto al Comune per la tutela e la valorizzazione del sito. Quest’operazione s’inserisce nella conservazione del paesaggio per la custodia della memoria».

Fonte: Il Piccolo, 31 gennaio 2012

San Polet, l’antica chiesetta dei misteri.

C’era il santo cui appellarsi per mantenere buona la salute e quello in grado di scacciare buriane e calamità. C’era il protettore delle bestie, come pure delle coltivazioni agricole. E chi vegliava invece su gravidanze e cicli stagionali. Santi minori, si capisce, ma pur sempre gettonatissimi nel frangente in cui la comunità medievale sceglieva l’intitolazione di un nuova chiesa, in mezzo alla campagna.
Perché decidere un martire piuttosto che un altro, equivaleva a delineare le sorti di un villaggio, il futuro di una popolazione. Ed è per questo che resta a tutt’oggi un mistero l’anomala dedicazione a San Paolo di quel luogo sacro attorno al quale, fino all’Ottocento, gravitarono due borghi (San Poletto e San Polo) e di cui ora resta solo un lacerto di muro corredato da monofora, vale a dire dalla sagoma di una finestra. Appena quattro pietre ammaccate, tenute su da malta e rampicanti: un minuscolo, sbiadito ricordo dell’importante edificio che fu la chiesetta di San Paolo, situata tra Ronchi e Monfalcone, ai piedi dello Zochet. San Polet de la bela pitura, come recita una vecchia filastrocca popolare. San Paolo, quello della folgorante conversione sulla via di Damasco, rappresenta infatti il più grande missionario di tutti i tempi. L’avvocato dei pagani, l’apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro fece risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo.
Solo trenta chiese in Italia sono singolarmente a lui dedicate: per una buona parte si tratta di cattedrali, per l’altra di edifici molto antichi, in centri di rilievo. Che c’azzecca dunque, San Paolo, con le genti contadine che avrebbero ingrossato, a partire dalla fine del Trecento, i borghi di San Poletto e San Polo? Se questa storia è ancora tutta da scrivere, soprattutto per mancanza di significativi indizi, qualcosa di nuovo, dopo lunghe ricerche è invece emerso. Per esempio il probabile sponsor delle opere. Potrebbe trattarsi, infatti, di un facoltoso signorotto veneto. Un paròn coi schei, come si direbbe oggi. Che forse per interessi sul territorio o per semplice devozione contribuì a rendere bello il luogo di culto attorno al quale, a partire dal Medioevo, s’intrecciò, sviluppandosi, la vita economica e sociale delle due borgate rurali.
Lo suggerirebbe, come illustrato dall’esperta Desirèe Dreos, autrice assieme a Christian Selleri di un’approfondita ricerca sul tema, un’immagine dipinta sulle pareti della chiesa e ricondotta appunto al mandante dei lavori: quella di santa Fosca. Martire del terzo secolo dopo Cristo, iconograficamente raffigurata con uno stilo nel petto e pressoché ignorata nei ritratti dei luoghi sacri della regione, è stata invece oggetto di culto diffuso entro i confini dell’allora Repubblica di Venezia. Di qui l’ipotesi maturata. Si sa con certezza, invece, che il nucleo originario della struttura data fine Trecento.
La chiesa era dipendente dai Benedettini, un ordine mendicante fondamentale per la nostra regione. I Benedettini, infatti, erano i monaci dell’ora et labora, che con zappa e saccoccia andavano a evangelizzare, colonizzandole, le aree rurali, affidando poi i terreni coltivati ai contadini e facendo così scaturire il primo nucleo di una comunità. Una comunità in questo caso formatasi tra il canale Dottori e la linea ferroviaria, che celebrava puntualmente con una processione e una sagra, il 29 giugno, San Paolo, affinché vegliasse sulle due borgate. E che essendo sprovvista per ovvi motivi di tivù, libri o fumetti, si ritrovava ad ammirare la narrazione del ciclo di affreschi realizzato dall’artista di provincia Nicolò Cumin. Non per niente, se Mofalcon xè quela de le alte mura, San Polet xè quela de la bela pitura, come appunto recita la filastrocca. E siccome la vita dei santi era una sorta di fiction dell’epoca, la carrellata di immagini contemplava la passione di Gesù dal bacio di Giuda fino all’arrivo delle vergini al Santo Sepolcro, ma vi erano anche, nella zona più intima dell’abside, la Natività, mentre all’uscita dalla chiesa si potevano notare i ritratti di Inferno, Purgatorio e Paradiso, sorta di memento mori da consegnare ai fedeli.

Dagli studiosi Dreos e Selleri nuove ipotesi sul sito.

Lo studio sulla chiesa di San Paolo e i suoi affreschi è stato condotto da Desirèe Dreos e Christian Selleri, i quali hanno effettuato un certosino lavoro di recupero della memoria intitolato “In ecclesia Sancti Paoli”.
Si tratta di uno studio in due tomi (ancora non pubblicati) finanziato dalla Fondazione Carigo e sostenuto dal Consorzio di bonifica isontina, in collaborazionecon la Società friulana d’archeologia, su input del Comune di Monfalcone.
Una ricerca basata sulla consultazione di parecchi archivi, religiosi e statali, nonché di atti notarili, che si spera possa offrire il la a uno scavo archeologico, così come avvenuto a San Canzian, con San Proto.
Della chiesa, oggi, rimane purtroppo solo un muro. Ma fino all’Ottocento vi si officiò messa. Secondo alcuni nel 1861, quando le funzioni si interruppero, un antico altare ligneo con decorazioni d’oro venne venduto a un orefice che lo distrusse per recuperare qualche grammo di nobile metallo. Nel 1807, invece, la chiesa fu profanata dalle truppe francesi e in seguito riconsacrata.
Preludio ai ben più gravi danni che, oltre un secolo dopo, i conflitti bellici avrebbero arrecato a San Polet. Durante la Grande guerra l’esercito italiano la usò infatti come riparo per le sue truppe, le quali anziché nutrire rispetto per il luogo lo adibirono a magazzino. E in seguito, come sostengono le autrici di Sacra Itinera, Liliana Mlakar e Liubina Deben, addirittura a stalla. Tant’è che nell’inverno del 1916 tetto e portoni furono demoliti per ricavarne legna da ardere. Il resto fecero le granate. Spariti per sempre gli affreschi, rimane ora, come si diceva, un solo muro. Al sito si accede attraverso una stradina in mezzo ai campi, dopo aver percorso tutto il nuovo sottopasso, entrando da via Tomizza.

Il filo rosso che unisce San Polo alla Turandot.

Sebbene le sue dimensioni fossero paragonabili alla chiesetta del Rosario, per una superficie totale di 439 metri quadrati, attorno al San Paolo, filiale della Marcelliana di Panzano, gravitava una nutrita comunità.
Originariamente le due borgate di San Polo e San Poletto risultavano composte da nuclei contadini, con ceppi familiari presenti ancora oggi sul territorio.
Della zona provenivano infatti i Sanson (perlopiù agricoltori), i Colautti (specializzati nella lavorazione del legno) e pure i più benestanti Stagni (proprietari terrieri), che diedero a Monfalcone un medico chirurgo.Ma non mancavano i vip.
Nella rosa di questi ultimi, lo ha riferito il ricercatore Christian Selleri, sicuramente figurava tale Antonio Torri che sposò la figlia di Gasparo Gozzi, fratello di Carlo Gozzi, il celebre autore della Turandot.
Anche in conseguenza delle figure di spicco che animarono, nei secoli, questa comunità si è portati a ritenere che al di là della sua natura prettamente rurale la chiesa di San Paolo fosse piuttosto ricca. Così si spiegherebbe la presenza del ciclo di affreschi dipinto da Nicolò Cumin, artista di provincia di epoca cinquecentesca, che una parte della critica ha forse descritto in maniera ingenerosa.
Alcuni storici, tra cui Silvio Domini, hanno citato inoltre la presenza di un altare ligneo, con decorazioni in oro, che sarebbe andato bruciato nella seconda metà dell’Ottocento.
E pure la bella statua di una Madonna con bambino. Il condizionale è d’obbligo poiché, stando all’ultimo studio di Dreos e Selleri, in nessuna delle pur dettagliate visite pastorali susseguitesi sul territorio monfalconese viene dato conto di questi due manufatti.
Circostanza strana, dal momento che negli atti custoditi dalla curia udinese, vengono perfino minuziosamente citati gli oggetti da trasferire fuori dalla chiesa perché, pur in presenza di lavori di ristrutturazione, essi contribuivano a dare un’immagine di disordine.

Autore: Tiziana Carpinelli

Fonte: Il Piccolo, 07-02-2012






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Visibilita'  agli scavi di San Proto. [ Inizio Pagina ]
Sezione Isontina

Anche per il 2012 la Sezione isontina della Società friulana di archeologia punta a far conoscere e rendere fruibile il patrimonio archeologico esistente nel Monfalconese.
Lo ha confermato il presidente Edoardo Rosin ai soci riuniti in assemblea giovedì sera nell’oratorio parrocchiale di San Canzian d’Isonzo.
Da un lato proseguiranno quindi i percorsi divulgativi rivolti agli adulti e agli alunni delle scuole, dall'altro gli sforzi per rendere visibili gli esiti degli scavi in corso a San Canzian, nell’area della parrocchiale e nella chiesetta di San Proto.
«In linea con questo obiettivo - afferma Rosin - ci sarebbe quindi in prospettiva anche la sistemazione e l'apertura della chiesetta di Santo Spirito, del 1100, la più antica costruzione religiosa del Monfalconese». L'intenzione è quindi quella di mantenere viva la rete di collaborazione creatasi in questi anni con il Comune, la Provincia, la parrocchia, la Soprintendenza ai Beni archeologici e il Consorzio culturale del Monfalconese. Proprio con il Consorzio culturale del Monfalconese la Sezione isontina della Società friulana di archeologia ha stretto un accordo in relazione del progetto dell’Ecomuseo nel quale la società porterà le proprie competenze.
Nel 2011 la collaborazione con il Ccm aveva già portato alla realizzazione di una visita guidata a tutti i siti di epoca romana rinvenuti nel mandamento.
Nel 2012 la Sezione isontina della Sfa proseguirà quindi quelle attività utili alla valorizzazione dei resti archeologici di San Canzian.
«Aderiremo anche quest’anno alla Settimana della cultura promossa dal ministero dei Beni culturali - conferma Rosin -, durante la quale effettueremo visite guidate, mentre durante il Maggio sancanzianese organizzeremo una serie di conferenze».
Tra gli appuntamenti pare già certa la presentazione dell’ultima fatica di Renato Duca e Renato Cosma sui mulini esistenti nel territorio isontino e che in quello di San Canzian erano tre.
Oltre alla partnership con il Ccm, la Sfa ne ha stretto una anche con l’Istituto comprensivo di Pieris per realizzare percorsi extrascolastici.
Si sono rivelati intanto un vero successo quelli di valorizzazione della storia e cultura regionali rivolti agli adulti che la Sezione isontina della Sfa ha avviato a fine novembre.
I partecipanti all’attività, che proseguirà fino a primavera inoltrata, sono una novantina.

Autore: Laura Blasich

Fonte: www.messaggeroveneto.it, 21-01-2012






SAN VITO AL TAGLIAMENTO (Pn). Il Museo Civico traslocca in spazi più adeguati. [ Inizio Pagina ]
Sezione Destra Tagliamento

La sezione archeologica del museo civico Federico De Rocco e la sezione Destra Tagliamento della Società friulana di archeologia trovano sede: il Comune di San Vito ha concesso loro alcuni locali in via Amalteo, nella piazzetta antistante l’ingresso della biblioteca civica.
«Abbiamo messo a disposizione questo spazio – riferisce il sindaco Antonio Di Bisceglie –, in precedenza assegnato agli ufficiali giudiziari, che è sempre stato scarsamente utilizzato dai destinatari originari. I locali ora consentono alla sezione archeologica, guidata dal conservatore Giovanni Tasca e sino ad ora costretta in uno spazio angusto ricavato in biblioteca, di lavorare con dignità e decoro alle operazioni di studio e organizzazione di materiali e reperti».
Al centro delle attività attualmente c’è lo studio dell’allestimento della parte archeologica del nuovo museo del territorio, che troverà posto all’interno del castello. Per mettere a punto il percorso che seguirà questo progetto c’è in vista un incontro con la Soprintendenza. Guardando invece al museo civico De Rocco, è stato messo nero su bianco il calendario delle aperture domenicali: aprirà ogni prima domenica del mese, con l’eccezione di agosto, con orario 10.30-12.30 e 15.30-18.30. Sono previste aperture straordinarie in occasione di manifestazioni quali la Settimana della cultura (aprile), la Notte dei musei (maggio), Piazza in fiore (giugno) e le Giornate europee del patrimonio (settembre).
Per prenotare una visita in altre date, contattare l’ufficio Cultura (0434-833295) o la cooperativa Vesta, che si occupa di studi archeologici (333-2526989). (a.s.)

Fonte: www.messaggeroveneto.it, 27-01-2012






Lorenza Bellé, buona la prima di Il sangue non mente - L'eredità perduta. [ Inizio Pagina ]
Giovedì 1 dicembre 2011

Il suggestivo scenario della Torre di Porta Villalta a Udine non ha deluso le attese. Così come la presentazione di Il sangue non mente - L'eredità perduta, romanzo d'esordio della scrittrice aquileiese Lorenza Bellé, edito da Goliardica Editrice.
All'interno dell'affascinante sede della Società Friulana di Archeologia, l'autrice ha raccontato la propria personale esperienza letteraria al numeroso pubblico accorso per l'occasione.

La serata, presentata e coordinata dal professor Maurizio Buora, è stata impreziosita dalle letture di Arianna Salvador che ha fatto "vivere" ai protagonisti alcune delle scene più significative del romanzo.

Fonte: www.edizionigoliardiche.it, 02/12/2011






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). In partenza gli scavi alla ricerca di reperti sui Martiri Canziani. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 24/10/211

Prenderanno il via a breve i lavori di scavo e valorizzazione dell'area archeologica circostante la chiesa parrocchiale di San Canzian d'Isonzo. Il Comune ha appaltato l'intervento alla Erxe di Trieste, che si è aggiudicata l'appalto con un ribasso del 39,75% della base d'asta. Il costo dei lavori è sceso quindi a 16.354 euro, Iva inclusa. Assistente della direzione lavori e direttore tecnico dello scavo è stato nominato Luca Luigi Villa di Vivaro. Un incarico esterno per il quale l'ente locale spenderà poco meno di 3 mila euro.
L'indagine archeologica, finanziata dal Comune grazie ai 30mila euro ricevuti dalla Provincia e da 5mila euro di fondi propri, dovrebbe concludersi entro fine gennaio. Il progetto è finalizzato alla valorizzazione dell'area tramite lo scavo e la messa in luce delle amiche strutture dei luoghi di culto dedicati ai Martiri Canziani, in parte già individuati negli scavi degli anni '60 e poi reinterrati.
L'operazione dovrebbe permettere di chiarire le fasi dello sviluppo e le piante dell'edificio di culto e accertare eventuali preesistenze di epoca romana. Con l'indagine si punta anche a portare alla luce i resti strutturali e le pavimentazioni musive al fine di progettare un recupero e una sistemazione, funzionali alla creazione di un'area visitabile legata al rinnovato Antiquarium cantianense.
Le ricerche, realizzate nell'ambito di un accordo di cooperazione tra il Comune e la parrocchia dei Santi Martiri, si concentreranno nel settore a nord ovest dell'attuale parrocchiale, interessando l'area verde adiacente all'Antiquarium e la zona asfaltata confinante con la canonica e il campo sportivo. Sarà effettuata l'asportazione dei depositi moderni e di parte del piano stradale, quindi si provvederà allo scavo archeologico stratigrafico effettuato da archeologi professionisti, con ampia conoscenza delle problematiche del sito.
Come già nelle due campagne di scavo condotte a fine 2009 e 2010 a San proto, è prevista la partecipazione di volontari della Sezione isontina della Società friulana di Archeologia. I volontari avranno il prezioso ruolo di informare sullo stato dei lavori e illustrare le strutture che verranno alla luce, mantenendo i contatti con le scuole locali.

Autore: Laura Blasich






MORUZZO (Ud). Scoperti i resti di una domus romana. [ Inizio Pagina ]
MessaggeroVeneto.it, 16 luglio 2011

Ai margini della Strada dei Prati tornano alla luce le mura di una domus romana risalente al I secolo d.C.
Il ritrovamento è avvenuto nel corso della prima campagna di scavi, tenutasi questa settimana, e condotta dai volontari della Società archeologica friulana. I materiali fin ora rinvenuti, come: i resti di anfora, le ceramiche, i pezzi di piombo e i chiodi in ferro, sono assai coerenti cronologicamente e indicano, con tutta probabilità il quadro tipico di una fattoria romana, appartenente all’Età augustea.
Ad annunciarne il rinvenimento l’ex direttore dei Civici musei di Udine, Maurizio Buora. "L’area archeologica in questione, una zona agricola, situata nei pressi della strada che porta da Moruzzo a Colloredo, era già nota da tempo sia alla popolazione che agli studiosi. Moruzzo infatti non è nuovo a questo tipo di rinvenimenti.

«Alla fine degli anni Sessanta – racconta Buora – a poche decine di metri dal luogo interessato dagli scavi, era stata ritrovata un’ascia del neolitico risalente al 3000 a.C. Per non parlare della necropoli dell’età del ferro, scoperta a fine Ottocento e i cui resti sono tutt’oggi conservati nei Civici musei di Udine. Non è certo una delle ricchissime domus romane aquileiesi, ma soltanto una semplice casa contadina – dice Buora – rimane pur sempre un ritrovamento unico nel suo genere per quanto riguarda l’intera fascia collinare che apre a nuove ipotesi scientifiche».
L’intervento di scavo, su concessione del ministero per i beni e le attività culturali, è stato condotto grazie alla convenzione stipulata a suo tempo tra il Comune e i volontari della Società archeologica friulana.
«L’intento dell’amministrazione – spiega il sindaco di Moruzzo, Roberto Pirrò – è ora quello di arrivare a potenziare il sito, per poi creare un sentiero archeologico che colleghi, a partire dal centro abitato, alcuni luoghi di sicuro interesse naturalistico con le zone archeologiche finora note».

Una volontà quella espressa dal sindaco a cui la Regione farà da sponda, vista la presenza sul posto del consigliere regionale, Giorgio Baiutti.

«Da anni – afferma il consigliere in quota Pd – la Regione ha puntato anche al sostegno degli scavi archeologici perché si è ritenuto fondamentale dare sostegno a tutte quelle realtà, siano esse pubbliche o private, che mirano al recupero dei beni culturali e paesaggistici presenti sul territorio regionale».
Un lavoro di ricerca, quello che si svolgerà nel sito romano di Moruzzo che non si risolverà in un’unica campagna di scavi e che come ha garantito Baiutti «la Regione, pur tra mille difficoltà, cercherà di garantire alla Società archeologica friulana i fondi necessari per la prossima campagna di scavi autunnale».

Autore: Stefano Felcher






CODROIPO (Ud). Gradiscje, affiorano dal castelliere altri pezzi preziosi. [ Inizio Pagina ]
MessaggeroVeneto.it, 23 luglio 2011

Nuove scoperte nel castelliere dell’età del bronzo della Gradiscje di Codroipo. Stanno dando i loro primi frutti infatti, le ricerche archeologiche avviate da circa una ventina di giorni nel sito che si estende su un’area di circa due ettari vicino al parco delle Risorgive. La ripresa degli scavi, dopo un anno di pausa, ha già messo in luce alcuni scarichi ceramici, residui di parti di vasi, anfore, contenitori di vario genere e grandezza, di notevole interesse. Scoperte, queste, che si aggiungono ad altri ritrovi parzialmente studiati negli anni precedenti e che vanno ad arricchire la già abbondante quantità di dati finora recuperati da questo sito.
Il castelliere della Gradiscje sta infatti fornendo una sequenza stratigrafica di fondamentale importanza per la ricostruzione dello sviluppo culturale che si ebbe nella pianura friulana nel XIII e nel XII secolo a.C.
A questa settima campagna di scavo, organizzata come le precedenti dal Museo archeologico di Codroipo in collaborazione con la Società friulana di archeologia e con la collaborazione scientifica dell’università di Padova, stanno prendendo parte circa una trentina di laureandi e specializzandi delle università di tutta Italia. A Codroipo sono giunti infatti studenti provenienti da Trieste, Udine, Padova e Milano, assieme a studenti liceali e volontari della Società Friulana di Archeologia. Per loro si tratta di un mese di intensi studi e ricerche durante il quale avranno l’opportunità di condurre i propri scavi in uno degli insediamenti più antichi della cittadina. I partecipanti sono quindi impegnati, sotto la guida di operatori con esperienza professionale, nelle varie operazioni di individuazione e delimitazione, pulizia, documentazione in pianta e sezione e smontaggio dei reperti trovati, del lavaggio e di una prima sistemazione dei resti rinvenuti per proseguire con la loro documentazione e classificazione preliminare.
Le ricerche, dirette da Costanza Brancolini coadiuvata da Giovanni Tasca, si protrarranno per quattro settimane, fino al 29 luglio. Ieri sera, alla presenza del vicesindaco e assessore alla cultura Ezio Bozzini e del coordinatore del gruppo archeologico Medio Friuli, Adriano Fabbro, è stata effettuata una visita guidata, con la presentazione preliminare, a opera del direttore degli scavi, dei risultati finora conseguiti e una dettagliata descrizione dei reperti più importanti ritrovati. Durante l’incontro i presenti hanno avuto l’opportunità di vedere e osservare da molto vicino le ultime scoperte e apprendere in modo approfondito le varie tecniche utilizzate per il loro rinvenimento.

Autore:
Viviana Zamarian






L'Assessore MOLINARO con studenti campo scuola archeologico ad Aquileia. [ Inizio Pagina ]
Settembre 2011

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SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). La Provincia continuerà a sostenere gli interventi di valorizzazione dell'archeologia minore. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 22 luglio 2011

Come ha già fatto a San Canzian d’Isonzo, stanziando 30mila euro che, affiancati da altri 5mila del Comune, consentiranno a fine anno di avviare una nuova serie di indagini nei pressi della chiesa parrocchiale.
A impegnare l’amministrazione Gherghetta è un odg che, inizialmente presentato dal capogruppo del Pd Zanella e subito condiviso da Enrico Bullian della Federazione della Sinistra, è stato approvato all'unanimità dal Consiglio provinciale.
Alla Provincia, vista l'esiguità delle risorse a disposizione, ma anche la presenza di un patrimonio archeologico non trascurabile, a iniziare proprio da quello di San Canzian, viene affidato però anche il compito di adoperarsi per individuare possibili forme di collaborazione istituzionale.
A partire da quella con la Regione e la Soprintendenza. Per quanto 30mila euro possano non sembrare molti i fondi trasferiti dalla Provincia al Comune di San Canzian permetteranno di valorizzare l’area vicina alla parrocchiale tramite lo scavo e la messa in luce delle antiche strutture dei luoghi di culto dedicati ai Martiri Canziani, in parte già individuati negli scavi degli anni ’60 e poi reinterrati.
Le ricerche, che verranno compiute nell’ambito di un accordo di cooperazione tra il Comune di San Canzian e la parrocchia dei Santi Martiri, si concentreranno nel settore a Nord-Ovest dell’attuale parrocchiale, interessando l’area verde adiacente all’Antiquarium e la zona asfaltata confinante con la canonica e il campo sportivo. Le indagini nel sito della chiesetta di San Proto sono state invece rese possibili da un finanziamento della Camera di commercio, oltre che dalla creazione da parte del Comune di una rete di collaborazione con parrocchia, Soprintendenza, Università di Trieste, Società friulana di archeologia.

Fonte: Il Piccolo, 22 luglio 2011






SAN CANZIAN D'ISONZO. La Regione finanzi gli scavi. [ Inizio Pagina ]

L'inserimento del sito archeologico di San Canzian d'Isonzo, con tutto il suo patrimonio storico, culturale e soprattutto religioso, negli itinerari promossi da TurismoFVG in collegamento con il sito archeologico di Aquileia trova la piena soddisfazione del consigliere regionale del PD Franco Brussa.

Finalmente è stata realizzata una delle cose da tempo da me auspicate - afferma Brussa in una nota ricordando come la parrocchia di San Canzian d'Isonzo ospiti le reliquie dei tre martiri Canziani, patrimonio che né Aquileia né altri siti archeologici rilevanti a livello nazionale possono vantare.

Non si devono dimenticare, poi, i sarcofaghi che hanno ospitato i resti di San Proto martire aquileiese e San Crisogono vescovo di Aquileia (venerato come santo e martire dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa), oltre, naturalmente, a ciò che rappresenta il Lapidarium e la chiesetta di San Proto che, come recita la didascalia sotto il titolo di una recente pubblicazione su di essa è "un tesoro ancora da scoprire" - fa presente sempre Brussa.

L'esponente del PD rileva come la Regione sia stata assente, in termini di finanziamento, all'ultima valorizzazione dei siti archeologici e che la recente campagna di scavi, che ha ulteriormente certificato l'importanza del sito sancanzianese, ha trovato riscontro solo grazie all'attività del Comune isontino, della Società friulana di archeologia, della Provincia di Gorizia e della Camera di commercio, le quali hanno finanziato gli scavi di San Proto.

A mio giudizio - così ancora Brussa - il minimo che ora la Regione dovrebbe fare è non solo prevedere un finanziamento specifico per il completamento degli scavi, da effettuare approfittando delle variazioni di Bilancio che avranno ben 186 milioni da distribuire, ma anche pensare alla possibilità di assumere a tempo determinato e per alcune ore al giorno dei giovani laureati o laureandi in archeologia o conservazione dei beni culturali, sia per tenere aperto al pubblico più a lungo il Lapidarium e la chiesa di San Proto (che oggi è visitabile solo per qualche ora il pomeriggio del sabato e la mattina della domenica grazie all'attività di volontari), sia per accompagnare i turisti nelle loro visite.

Ciò gratificherebbe tutti coloro che hanno creduto nella valorizzazione di San Canzian e della sua storia, e sarebbe un'occasione per creare lavoro e indotto.

Fonte: ACON - Comunicati Agenzia Consiglio Notizie, 8 Giugno 2011.
 






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Scoperte altre tombe medievali in San Proto. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 16-01-2011

Gli scavi archeologici nell'area della chiesetta di San Proto a San Canzian continuano a fornire frutti a dir poco interessanti. La nuova campagna di indagini è stata condotta nel mese di dicembre sempre da Cristiano Tiussi, specializzato in archeologia romana, e Angela Borzacconi, esperta in archeologia medievale, e non ha permesso solo di portare alla luce una nuova sepoltura di epoca medievale, dopo quelle rinvenute nel dicembre 2009.
Il lavoro condotto dagli archeologi consentirebbe infatti di ridisegnare l'impianto della costruzione sacra così com'è stato conosciuto finora. L'esito della seconda fase delle indagini archeologiche, riprese alla fine del 2009 a 50 anni di distanza dagli ultimi scavi, sarà illustrata con tutta probabilità all'inizio di febbraio. Gli archeologi si sono però già attivati per chiedere alla Soprintendenza regionale i permessi per procedere alla terza fase della campagna di scavi, che in un prossimo futuro dovrebbe essere affiancata anche da indagini, finanziate queste dalla Provincia con 30mila euro, nell'area circostante la chiesa parrocchiale di San Canzian.
L'obiettivo è quello di anticipare la nuova e ultima tornata di scavi nella chiesetta di San Proto perchè, non nasconde Cristiano Tiussi, l'attività lo scorso mese di dicembre è stata resa pesante da condizioni meteorologiche non certo favorevoli.
A fine 2009 la prima campagna ha reso i resti di un uomo e di una ragazza, deposti in alcune tombe a inumazione di epoca medievale, di cui non si conosceva l'esistenza, e anche la sepoltura di un neonato. L’area coinvolta dalla campagna archeologica era del resto stata usata come cimitero nel medioevo, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo.
Nella prima fase degli scavi è stato consolidato anche il mosaico rinvenuto nel 1960.
Nel corso di quest'anno il patrimonio archeologico di San Canzian continuerà a essere valorizzato grazie all'attività della Sezione isontina della Società friulana di archeologia, che ha rinnovato il proprio direttivo in questi giorni.
Nel 2011 l'associazione conta di continuare con le visite guidate e l'attività didattica nelle scuole del locale Istituto comprensivo. L'obiettivo è però quello di allargare il proprio raggio d'azione anche negli istituti del Monfalconese. In programma c'è anche una giornata di studio dedicata all'Evangelario di San Marco, preziosissimo codice prodotto all'inizio del VI secolo da uno scriptorium ravennate e approdato nella basilica dei Santi Canziani, distrutta poi nella seconda metà del X secolo. Non mancheranno gli incontri divulgativi sulla storia del territorio.
La Sezione isontina della Sfa dovrebbe concretizzare nell'anno una collaborazione con il Comune di Monfalcone per la valorizzazione dei resti della chiesetta di San Poletto.
L'assemblea dei soci ha eletto nel nuovo direttivo il presidente uscente Edoardo Rosin, Desirè Dreos, Irene Vidal, Andrea Santangelo, Benito Cancian, Renato Aveta, Lorenza Bellè e Cristian Selleri.

Autore: Laura Blasich






AQUILEIA (Ud). Dal Marinoni agli scavi di Aquileia. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto — 16 ottobre 2010.

Il progetto Giovani geometri crescono e...diventano archeologi!
Grazie a un progetto di collaborazione unico nel suo genere a livello nazionale, stretto fra la Soprintendenza del Friuli Vg, la Società friulana di archeologia (Sfa) e l'istituto Marinoni, 14 studenti della scuola di viale monsignor Nogara hanno riscoperto le antiche mura della storica capitale del Friuli.
Durante le due settimane di lavoro ad Aquileia gli studenti delle classi seconde, terze e quarte hanno svolto anche un rilievo topografico dell'intera area oggetto di scavo, assistiti dagli insegnanti Maurizio Bosa e Gianni Tilatti.
Si è trattato per quasi tutti gli studenti di un'esperienza nuova perché il rilievo topografico è generalmente svolto solamente nel corso del quarto e quinto anno di studi.
Durante le giornate dedicate al rilievo, gli allievi hanno così potuto fare conoscenza e imparare a usare una stazione totale, strumento elettronico comunemente usato in campo professionale, misurando angoli e distanze che sono poi memorizzati.
Nel complesso sono stati rilevati oltre 200 punti in modo da poter poi rappresentare graficamente in scala l'intero complesso di murature emerse durante gli scavi.
Nelle prossime settimane gli studenti si cimenteranno quindi nella restituzione a computer di quanto rilevato così da ottenere una mappa aggiornata e dettagliata dell'intera area oggetto di scavo.
Anima teorica del corso è stato Massimo Lavarone, archeologo della Sfa che ha descritto la zona oggetto dell'intervento: "L'area si trova a ridosso del tratto occidentale delle mura tardo antiche di Aquileia, all'esterno delle quali nel IV-V secolo fu disposta anche una piccola necropoli di inumati entro anfora, in tutto 41 individui che forse abitavano nelle vicinanze. La zona scelta è stata in parte indagata fin dall'epoca dell'impero austro-ungarico e specialmente al tempo di Giovanni Battista Brusin, è compresa tra le fortificazioni bizantine a zig-zag, a sud, e una costruzione tardo antica che si sovrappone in parte a strutture di epoca precedente. Come nell'area lungo il porto fluviale, anche qui c'è una stratificazione molto complessa che compendia più di un migliaio di anni di storia. Fu parzialmente interrotta, probabilmente nella prima metà del XIII secolo, dallo scavo della cosiddetta roggia della Pila che delimitava a nord il tracciato delle mura medievali, originariamente formate solamente da un rialzo di terra che coprì parte delle strutture di epoca bizantina".
Fra i pensatori del corso anche Maurizio Buora, ex direttore dei Civici musei.

Autore: Michela Zanutto

Fonte: Messaggero Veneto — 16 ottobre 2010.






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Monsignor Belletti lascia la parrocchia. Arriva don Biasin. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 15 ottobre 2010

Dopo il saluto alla comunità dei fedeli il 3 ottobre, monsignor Mauro Belletti lascia oggi la parrocchia dei Santi Canziani martiri di San Canzian d'Isonzo per assumere la guida delle parrocchie di Santa Maria Assunta di Medea e dei Santi Michele Arcangelo e Zenone a Chiopris Viscone.
Il suo successore, don Alessandro Biasin, in passato già  a Begliano per un periodo, arriverà a San Canzian solo alla fine del mese, il 31 ottobre.
Don Mauro Belletti lascia San Canzian dopo quasi dieci anni, un periodo nel quale si è speso per rilanciare il culto dei Martiri Canziani e valorizzare i siti che li ricordano, come sottolinea il sindaco Silvia Caruso, che a nome della collettività gli ha consegnato il 3 ottobre una targa ricordo. Nel giorno del trasferimento anche gli insegnanti della scuola primaria ”Giovanni Pascoli” e la dirigente dell'Istituto comprensivo di San Canzian, Annamaria Bonato, desiderano esprimere a don Mauro un personale ringraziamento per la preziosa e intensa collaborazione prestata in tutti questi anni.
«Da quando don Belletti ha assunto la guida della parrocchia - affermano le maestre e la dirigente - si è andato via via consolidando un rapporto di stima e cooperazione che ogni anno si è rafforzato in occasione della tradizionale festa d'autunno, di quella natalizia e nei momenti di vita comunitaria». Insegnanti e dirigente ricordano come sia stata di don Belletti l'idea di avviare nel 2005 il progetto ”Piccole guide” rivolto agli alunni delle classi quinte e divenuto un momento significativo della vita culturale del paese. «Ogni anno don Belletti veniva a scuola e teneva ai bambini della classe quinta alcune lezioni di storia romana, paleocristiana e martiriale - aggiungono le maestre -. Poi, a fine di maggio, in occasione dell'anniversario del martirio dei Santi Canziani, gli stessi alunni diventavano dei piccoli cicerone e guidavano il pubblico in una visita alle chiese, agli scavi e al piccolo Antiquarium del paese».
Il progetto ha visto la collaborazione del Comune e della Sezione isontina della Società  friulana di archeologia.
Stanno inoltre per essere presentati due libretti di carattere storico, frutto delle sinergie tra scuola, parrocchia, amministrazione comunale, Società friulana di archeologia e Consorzio culturale del Monfalconese.
Un volume riguarda proprio l'esperienza e il percorso di ”Piccole guide”, mentre l'altro è una monografia che affronta lo studio della porpora nel mondo antico. «Senza l'entusiasmo e l'intraprendenza di don Mauro Belletti siamo convinti che tutto questo non avrebbe avuto luogo o, perlomeno, sarebbe stato molto diverso - concludono insegnanti e dirigente -. Un grazie di cuore dunque a chi da tanti anni è una fonte preziosa di operosità e rappresenta un forte vincolo tra la nostra scuola e il tessuto del territorio. Siamo certi che ci mancherà molto». (la.bl.)

Fonte: il Piccolo, 15 ottobre 2010.






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Gli scavi di San Proto. [ Inizio Pagina ]

Link per consultare i dati sullo scavo di San Proto nel sito di fasti on line, che raccoglie i dati di scavi in tutt'Italia e in regioni contermini.

Andate a vedere su:

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_2501&curcol=main_column
 






AQUILEIA (Ud). Geometri archeologi, scattano i rilievi. [ Inizio Pagina ]
Dal 4 al 18 settembre 2010

Gli studenti del Marinoni riscoprono Aquileia. E lo fanno nel senso letterale del termine perché 13 ragazzi dal 4 settembre, per due settimane, interverranno con il rilievo e la valorizzazione di un’area archeologica attualmente esclusa alla fruizione del pubblico.
Geo-Aquileia, questo il nome del progetto, nasce grazie a un rapporto di collaborazione fra la Soprintendenza del Friuli Vg, la Società friulana di archeologia e l’istituto di viale Monsignor Nogara.
Un patto suggellato ieri, nella sede dell’istituto per geometri.
«È l’edizione zero di un’esperienza che si spera possa crescere negli anni – ha precisato Gian Andrea Cescutti, presidente della Sfa – perché le prospettive sono molte, grazie anche all’interessamento di istituti di altre regioni».
Un progetto nato sulla scia del pluriennale Paestum.
«Utilizzando la metodologia formativa outdoor – ha spiegato Ester Iannis, dirigente dell’istituto Marinoni – gli studenti avranno la responsabilità di svolgere attività pratiche per liberare i reperti archeologici, approfondire con lezioni teoriche le conoscenze sulla storia antica locale, utilizzare le proprie conoscenze tecniche e informatiche per documentare gli esiti del lavoro di scoperta».
Per la prima volta nella nostra regione gli studenti testeranno ciò che hanno appreso a scuola in un campo di ricerca gestito dalla Sovrintendenza.
Anima teorica del corso sarà Massimo Lavarone, archeologo della Sfa che ha descritto la zona oggetto dell’intervento: «L’area si trova a ridosso del tratto occidentale delle mura tardo antiche di Aquileia, all’esterno delle quali nel IV-V secolo fu disposta anche una piccola necropoli di inumati entro anfora, in tutto 41 individui che forse abitavano nelle vicinanze. La zona scelta è stata in parte indagata fin dall’epoca dell’impero austro-ungarico e specialmente al tempo di Giovanni Battista Brusin, è compresa tra le fortificazioni bizantine a zig-zag, a sud, e una costruzione tardo antica che si sovrappone in parte a strutture di epoca precedente. Come nell’area lungo il porto fluviale, anche qui c’è una stratificazione molto complessa che compendia più di un migliaio di anni di storia. Fu parzialmente interrotta, probabilmente nella prima metà del XIII secolo, dallo scavo della cosiddetta roggia della Pila che delimitava a nord il tracciato delle mura medievali, originariamente formate solo da un rialzo di terra che coprì parte delle strutture di epoca bizantina».
Fra i pensatori del corso anche Maurizio Buora, ex direttore dei Civici musei.

Fonte: Messaggero Veneto — 25 agosto 2010.
 






Campus archeologico di giovani friulani nel mondo ad Attimis. [ Inizio Pagina ]
In collaborazione con l'ENTE FRIULI NEL MONDO, dal 4 al 18 luglio 2010.

Ha preso ufficialmente il via, in Palazzo Belgrado, con l'incontro con il Presidente della Provincia di Udine, on. Pietro Fontanini, il ‘Campus archeologico' organizzato dall'Ente Friuli nel Mondo, in collaborazione con la Società Friulana di Archeologia, con il contributo dell'Assessorato all'Istruzione e del Servizio per le identità linguistiche e i corregionali all'estero della Regione Friuli Venezia Giulia.
Sono otto i partecipanti al progetto, d'età compresa fra i venti e i trent'anni, tutti discendenti di famiglie friulane emigrate in Argentina, Brasile, Canada e Sud Africa.
Nelle due settimane di soggiorno i nostri giovani potranno arricchire il proprio bagaglio culturale con la conoscenza del Friuli (storia, territorio, lingua, tradizioni, imprese e società) e perfezionare il proprio percorso formativo mediante la frequenza di un vero corso di ricerca archeologica, partecipando agli scavi nel castello di Attimis superiore.
"Abbiamo voluto gettare un ponte fra noi e le nuove generazioni di corregionali all'estero - ha detto il Presidente Fontanini - per trasmettere loro la percezione del Friuli attuale. Una regione che non è più quella della povertà e dell'emarginazione che conobbero gli emigranti loro avi ma una terra dove oggi si sviluppa un progetto complessivo di relazioni che mette il Friuli al centro di una rete planetaria di scambi, di formazione, di crescita. E questo proprio grazie all'incremento dei contati e dei rapporti con le nuove generazioni delle comunità friulane nel mondo".
Il Presidente Fontanini ha espresso parole di particolare apprezzamento al dott. Gianandrea Cescutti, presidente della Società Friulana di Archeologia, e ai suoi collaboratori per l'innovativa e accattivante proposta formulata. Erano diverse decine, infatti, le richieste di partecipazione giunte dai nostri conterranei di numerosi paesi esteri.

Nota tratta dal sito internet dell'Ente Friuli nel Mondo, alla pagina:

http://www.friulinelmondo.com/4085.html






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). La chiesetta di San Proto restituisce un neonato morto in epoca medievale. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 05/02/2010

La campagna di scavi nella chiesetta di San Proto a San Canzian d'Isonzo non ha reso solo i resti di un uomo e di una ragazza, deposti in alcune tombe a inumazione di epoca medievale, di cui non si conosceva l'esistenza prima di dicembre: nella stessa area è stata rinvenuta anche la sepoltura di un neonato.
Una scoperta struggente, perché i resti del bimbo, sempre risalenti al periodo, sono stati scoperti sotto una tegola, come è emerso l’altra sera nell'incontro organizzato dalla Sezione isontina della Società friulana di archeologia nella sala dell'oratorio parrocchiale per fare il punto sui risultati prodotti dagli scavi effettuati a fine anno nella chiesetta di San Proto.
A parlare dell'esito dei lavori e della loro importanza sotto il profilo scientifico sono stati Cristiano Tiussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, che hanno condotto la campagna e sono pronti a riprenderla già ad aprile.
Entro la fine del mese, l'amministrazione comunale ha intenzione di incontrare la Soprintendenza regionale e la Camera di commercio a conferma della volontà di valorizzare il patrimonio archeologico.
«Abbiamo già un progetto delineato per raggiungere l’obiettivo - così il sindaco Silvia Caruso -, che punta a rendere visibili le ultime scoperte e quelle precedenti».
Nel corso del 2010 l'ente locale promuoverà inoltre degli appuntamenti divulgativi degli studi innescati dalla campagna di scavi, la prima dopo 50 anni da quella fondamentale effettuata nel 1960.
«Il sito sta già riscuotendo notevole interesse da parte del mondo accademico e scientifico, ma non solo - aggiunge -: sono molte le scolaresche che lo hanno visitato e le ultime scoperte hanno rinnovato l'interesse dei cittadini verso l'antiquarium e quanto già era visibile».
Tutto lascia supporre che, con la prosecuzione degli scavi, altre tombe a inumazione riaffioreranno, visto che l’area coinvolta dalla campagna archeologica era stata usata come cimitero, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo.
Nella prima fase degli scavi è stato intanto consolidato anche il mosaico rinvenuto nel 1960. Dopo aver asportato la pavimentazione, realizzata all’inizio del '900, gli archeologi hanno inoltre trovato i resti di un piano pavimentale precedente e al di sotto di questo un piano di calpestìo in battuto. Uno strato di livellamento sopra al battuto ha restituito diverse tessere musive, provenienti dalla distruzione di uno dei due mosaici paleocristiani, e frammenti di intonaco.
La ricerca condotta tra il 9 e il 30 dicembre si è svolta in continuità con quella dello scorso secolo, che aveva riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo.
Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grande interesse, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.
Il Comune ha chiesto un contributo Interreg per allargare le indagini alla zona circostante.
L'intenzione è di riportare alla luce tutti i reperti, creando un passaggio pedonale tra la chiesa e San Proto e gli altri siti.

Autore: Laura Blasich






I TESORI DI SAN PROTO. La testimonianza di una fase edilizia paleocristiana. [ Inizio Pagina ]
Voce Isontina, 23/01/2010

Gli scavi che stanno interessando la piccola chiesa di San Proto a San Canzian d'Isonzo stanno riservando numerose sorprese. Stanno infatti ritornando alla luce resti che testimoniano una fase edilizia paleocristiana nell'area di appartenenza aquileiese, permettendo di scoprire le sue origini.
Coinvolti nelle operazioni di recupero numerose istituzioni, riunite in un accordo che coinvolge la Parrocchia di San Canzian d'Isonzo, proprietaria dell'immobile e che ha dato il permesso per eseguire le indagini, l'Università degli studi di Trieste - Cattedra di Archeologia Cristiana con il Professor Giuseppe Cuscito, concessionario da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di San Canzian d'Isonzo e la Società Friulana di Archeologia - Sezione Isontina, coordinata da Edoardo Rosin, con un contributo finanziario Camera di Commercio.
Abbiamo incontrato il dottor Cristiano Tiussi, archeologo e docente di Topologia dell'Italia Antica presso l'Università di Trieste, e la dottoressa Angela Borzacconi, archeologa medievista, che dirigono gli scavi in San Proto.

Dottor Tiussi e dottoressa Borzacconi, qual'è, in sintesi, la storia di questo sito archeologico?
La chiesa di San Proto esiste, lo si sa, da almeno 500 anni. Le prive visite pastorali di cui abbiamo notizia risalgono all'incirca al 1500 e danno già la chiesa per esistente. La figura titolare, quella appunto di San Proto, è legata al martirio dei tre fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, di cui si dice essere stato il maestro, il pedagogo. Il titolo è pertanto indicativo di una figura particolarmente legata a un episodio specifico delle persecuzioni occorse sotto Diocleziano, appunto la morte dei santi Canziani il 31 maggio 304. Da questa intitolazione sono incominciate le domande sulla possibilità di collegare questo sito all'episodio del martirio, e. nel 1950, il padre ortodosso Timoteo eseguì delle prime indagini, alle quali si deve la scoperta di un mosaico ritrovato all'esterno della chiesetta, che delinea come il sito avesse una storia molto più antica di quanto poteva essere ricostruito con a documentazione d'archivio.
Nel 1960 il professor Mirabella Roberti, docente di Archeologia Cristiana presso l'Università di Trieste, effettuò lo scavo sia all'interno che all'esterno, mettendo in luce quella che è un'aula di culto, di dimensioni piuttosto ridotte, pavimentata con un mosaico vicino nel genere ai mosaici teodoriani di Aquileia, databile al IV sec. d.C. Da questo dato, cioè dalla persistenza del culto di San Proto in questa zona, si desume che questa prima aula fosse in qualche maniera collegata con lo stesso e, in particolare, viene interpretata come una "memoria", intesa come luogo legato all'episodio del martirio del santo. Le indagini di Mirabella sono terminate nel 1961 e riprese soltanto ora.

A tal proposito: i lavori sono ripresi dopo 50 anni; quali le difficoltà incontrate a causa di questo lungo periodo di stasi?
In questi 50 anni i resti della memoria all'interno della chiesetta è sempre rimasta visibile, quindi ha sofferto degli effetti causati da questa lunga esposizione e il mosaico si presentava molto deteriorato. Quindi, come prima cosa, abbiamo dovuto effettuare un intervento di messa in sicurezza attraverso la stesura di una garza, direttamente a contatto con il mosaico, al fine di tenerne ferme le tessere. Questo è stato l'unico problema riscontrato dal punto di vista tecnico. Altro problema, propedeutico all'avvio degli scavi, è stato lo spostamento dei due sarcofagi, sui quali si leggono i nomi di Proto e Crisogono - altra figura legata alla vicenda dei Canziani -, da questo sito alla chiesa parrocchiale. Abbiamo quindi provveduto all'asportazione del pavimento in cemento, risalente al 1938 e poi iniziato gli scavi.

Da dove ripartono quindi i lavori e che cosa sta emergendo?
Quest'indagine permette di applicare i metodi moderni, scientifici, dello scavo archeologico - il cosiddetto "metodo stratigrafico" - a un contesto collegato immediatamente alla memoria di San Proto. Siamo ripartiti dalla considerazione che l'interno della chiesetta non era stata scavata integralmente in precedenza, quindi si presentava come luogo allettante di ricerca archeologica, perchè mai interessato da interventi antecedenti.
La volontà è quella di legare le informazioni che emergono da questo scavo alla situazione già conosciuta con gli scavi del 1960, le indagini hanno permesso di mettere in luce la superficie in terra battuta, con resti di attività dell'uso del fuoco che, dagli ultimi dati, sembra essere la pavimentazione della chiesa nella fase precedente a quella attualmente visibile e che possiamo datare all'epoca basso mediovale, precedente al XV sec.
In questo pavimento abbiamo trovato una tomba, dove ora è visibile uno scheletro, che riteniamo possa essere una "sepoltura privilegiata", perchè una delle poche a trovare posto all'interno di questo edificio e collocata al centro del pavimento, in asse con l'altare. Dallo scheletro abbiamo capito che si tratta di un maschio, adulto, anche se l'età non è al momento ancora fissabile con certezza. Sappiamo però che aveva una muscolatura molto possente dalle tracce che le inserzioni tendinee e muscolari hanno lasciato, comprimendo l'osso. Nella seconda tomba, trovata presso il muro della chiesetta e che dovrebbe risalire allo stesso periodo, abbiamo i resti di una ragazza, sepolta con una fascetta di tessuto sulla testa che si è in parte conservata e delle calzature di cui rimangono le fibbie. Al di sotto di questa chiesetta cominciano a emergere i resti di strutture che sono molto più antiche, verosimilmente collegabili al complesso messo in luce nel 1960.
Dal punto di vista dei risultati cominciamo a vedere un'articolazione del sito archeologico molto più elaborata di quello che si poteva presumere ma stiamo attendendo di arrivare sui livelli dell'epoca tardo-antica per poter dire di cosa si trattasse.

Qual'è il collegamento del complesso archeologico di San Canzian con quello di Aquileia?
Sono collegati innanzitutto da un punto di vista topografico, perchè entrambe le cittadine stavano sulla strada romana per "Tergeste", Trieste. All'epoca San Canzian si collocava pertanto in pieno territorio aquileiese e costituiva, con ogni probabilità, un "vicus", ossia un abitato di piccole dimensioni.
Il collegamento tra i due luoghi viene poi anche dato dalla vicenda dei martiri canziani, che partirono da Aquileia dirigendosi lungo la strada per Trieste e, nel sito di San Canzian, vennero arrestati e in seguito giustiziati. Possiamo dire che in epoca antica San Canzian era una sorta di abitato satellite di Aquileia, dove esistevano le proprietà di personaggi facoltosi del periodo tra cui, molto importante, la famiglia dei Cantii, collegata con i Canziani; è possibile che i martiri fossero discendenti di una famiglia che qui possedeva già delle proprietà.
Nel IV sec. San Canzian era nota anche per avere due insediamenti molto importanti, forse dei complessi residenziali di altissimo livello, a uno dei quali è collegato il ritrovamento, fatto circa due secoli fa, dei "cucchiai degli Eusebii", ossia il corredo funerario di un fanciullo che apparteneva alla "gens Eusebia", famiglia molto importante di Roma che aveva dato anche dei consoli, sepolto tra San Canzian d'Isonzo e Dobbia.

Nel proseguimento dei lavori, cosa vi aspettate di trovare?
Ci si aspetta di poter illustrare e comprendere meglio non solo le fasi della chiesa attuale e di quella che l'ha preceduta ma soprattutto l'articolazione degli spazi del complesso paleocristiano, a cui stiamo gradualmente arrivando. In questo momento tendiamo a escludere la possibilità di ritrovare ulteriori tombe, abbiamo ormai indagato tutta l'area della chiesa e non vediamo più tracce di sepolture; anche quelle che potevano sembrarlo, dopo alcune indagini non si sono rivelate tali.

Com'è composta l'equipe che sta lavorando agli scavi?
Oltre a noi, che siamo i responsabili dello scavo, abbiamo il concorso di un archeologo professionista e soprattutto il contributo dei volontari della Società Friulana di Archeologia - Sezione Isontina che hanno dato una mano fondamentale per lo scavo, che ha comportato lo spostamento di molta terra. All'equipe di scavo si aggiungono anche un geologo e la dottoressa Luciana Travan della Clinica Universitaria di Udine - Anatomia Patologica, la quale effettuerà tutte le indagini sugli scheletri, che verranno rimossi da qui e portati a Udine per gli esami da cui potremo avere molte più informazioni sia dal punto di vista dell'età, che di eventuali malattie, patologie e tutto ciò che concerne l'aspetto antropologico.

Come proseguiranno le ricerche?
Attualmente le ricerche si sono fermate, essendo scaduta il 31 dicembre la concessione ministeriale. Ad ogni modo abbiamo già inoltrato la richiesta per l'autorizzazione al proseguimento degli scavi e, con ogni probabilità, riprenderanno nei mesi di aprile e maggio.

L'aspettativa degli abitanti di San Canzian.
Abbiamo chiesto un parere sull'andamento degli scavi a Edoardo Rosin, coordinatore della Sezione Isontina della Società Friulana di Archeologia, operante sul territorio regionale con 500 iscritti, di cui 75 nella sezione locale.

Signor Rosin, qual'è, al momento, il ritrovamento in San Proto che più l'ha affascinata e quali le impressioni sui lavori?
Da parte della gente di San Canzian e non solo c'è sempre stata una grande aspettativa, perchè c'era e c'è la consapevolezza che il sito in questione fosse importante.
Siamo stati felicissimi quando è stato possibile riprendere gli studi, che hanno confermato la continuità nel tempo di questo centro di culto nel corso dei secoli. Anche le scoperte recenti dimostrano una progressività dal periodo paleocristiano ad oggi, visibile con questa chiesa, rendendo possibile la ricostruzione di pagine di storia che finora erano bianche: è questo ciò che maggiormente affascina. Abbiamo grande consapevolezza di tutto questo e operiamo con le scuole affinchè venga trasmessa questa coscienza e i cittadini stessi possano essere maggiormente responsabili in futuro di quello che noi riteniamo sia una grande risorsa e un grande patrimonio. L'entusiasmo è forte tra la gente e tra le scuole, che continuano a visitare il sito ricche di curiosità. Con le istituzioni scolastiche abbiamo anche in programma la pubblicazione di una storia legata al "porporario": da una stele sembra che a San Canzian si producesse la porpora, che era considerata monopolio di Stato. Ciò significherebbe che era un'importante area e, insieme ai ragazzi, abbiamo lavorato sull'argomento.

Autore: Selina Trevisan
 






SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). Ad aprile la ripresa degli scavi. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo — 21 gennaio 2010.

Dopo l'importante scoperta di alcune tombe a inumazione di epoca medievale e degli scheletri di un uomo e di una ragazza che vi erano deposti, la campagna di scavi nella chiesetta di San Proto a San Canzian d'Isonzo riprenderanno ad aprile. Attorno alla metà del prossimo mese archeologi responsabili sul campo, Cristiano Tussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, amministrazione comunale, parrocchia e la sezione isontina della Società friulana di archeologia faranno ufficialmente il punto sull'attività conclusa alla fine del 2009.
In quell'occasione si indicheranno però con tutta probabilità anche le progettualità future legate si alla campagna di scavo, ma anche alla fruzione e valorizzazione del sito archeologico. Tutto lascia supporre che con il proseguimento degli scavi altre tombe a inumazione verranno alla luce, visto che l’area coinvolta dalla campagna archeologica era stata usata come cimitero nel medioevo, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo.
Nella prima fase degli scavi è stato intanto consolidato anche il mosaico rinvenuto nel 1960. Dopo aver asportato la pavimentazione attuale, realizzata all’inizio del '900, gli archeologi hanno inoltre trovato i resti di un piano pavimentale precedente e al di sotto di questo un piano di calpestio in battuto, con resti di attività legate all’uso del fuoco.
Uno strato di livellamento sopra al battuto ha restituito diverse tessere musive, provenienti probabilmente dalla distruzione di uno dei due mosaici paleocristiani e, frammenti di intonaco, relativi al rivestimento della chiesa nelle fasi più antiche.
La ricerca condotta tra il 9 e il 30 dicembre si sta svolgendo comunque nel segno della continuità rispetto a quella, fondamentale, effettuata negli anni '60 dello scorso secolo e che aveva riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo dopo Cristo e riferibile al culto memoriale di San Proto.
Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grandissimo interesse storico e archeologico, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.
Il Comune ha quindi chiesto un contributo Interreg per allargare le indagini anche all’area circostante. L'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di riportare alla luce tutti i reperti perché siano visibili a tutti, creando inoltre un passaggio pedonale tra la chiesa parrocchiale e San Proto e gli altri siti archeologici locali.
Il sito archeologico è stato comunque già meta, grazie all'attività dei volontari della sezione isontina della Società friulana di archeologia, delle visite degli studenti delle primarie di San Canzia e Turriaco e anche delle medie di Cormons. (la. bl.)






IL PESO DELL ANTICHITA: mostra archeologica sulle misure e gli strumenti di pesatura nel Friuli romano. [ Inizio Pagina ]
Il Nuovo, 21/01/2010

Si potrà visitare fino al 25 febbraio la mostra archeologica che, a San Vito al Tagliamento, fa il punto sullo stato delle conoscenze e dei rinvenimenti ruguardanti "Misure e strumenti di pesatura nel Friuli romano".
Intitolata "Il peso dell'antichità", l'esposizione è stata allestita presso il museo civico Federico De Rocco, presso Torre Raimonda, in via Amalteo, 1 .
L'istituzione museale, insieme alla sezione pordenonese della Società friulana di archeologia, presenta all'incirca centodieci reperti provenienti dall'area delle ville rustiche del Sanvitese e del Casarsese (soprattutto una settantina di pesi rinvenuti in superficie e per la prima volta esposti al pubblico da quando sono stati consegnati al museo De Rocco e dalla collezione dei Civici musei udinesi, rappresentativa delle principali scoperte effettuate finora nel territorio della provincia di Udine.
I pesi esposti, unitamente a riproduzioni e ricostruzioni grafiche, illustrano l'evoluzione della bilancia e bracci uguali e piatti e il funzionamento della stadera da bilancia con un solo piatto (originario della Campania).
I reperti più interessanti sono i pesi in piombo ritrovati presso il grande insediamento produttivo della villa di Sile, in comune di Casarsa, attivo fra I i IV secolo dopo Cristo, e il peso da stadera in bronzo configurato a testa femminile, ritrovato a Zuglio, in Carnia, nel secolo scorso.
Secondo il saggio introduttivo, pubblicato dal catalogo della mostra, i sistemi ponderali identificabili in area friulana consentono di riconoscere contatti e scambi commerciali sia con l'Egeo che con l'Europa centrale, già tra l'età del Rame (III millennio a.C.) e del Ferro (I millennio a.C.), fino alle soglie della piena romanizzazione.
Per quanto riguarda i reperti di Sile, la possibilità di ricostruire vere e proprie serie di pesi di bilancia (basati su sottomultipli della libra) ha fatto pensare agli studiosi che tali strumenti, oltre ad essere utilizzati nelle attività economiche locali, potrebbero anche essere stati prodotti in loco.

L'esposizione è visitabile giovedì (10-12,30), venerdì (10-12,30 e 15-18) e prima domenica del mese (10-12,30 e 15-18).

Info 043480405; sfadestratagliamento@archeofriuli.it






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Due scheletri di età medievale nella chiesetta di San Proto. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 30 dicembre 2009

È stato battezzato Natalino, in omaggio al fatto che è stato portato allo luce la vigilia di Natale, lo scheletro di uomo adulto, dal corpo muscoloso e prestante, alto circa 1,75 metri, scoperto nel corso delle indagini archeologiche che si stanno compiendo a San Canzian nella chiesa di San Proto.

Sepolto nella nuda terra, privo di elementi di corredo, lo scheletro, la cui sepoltura al centro della chiesa e con il capo del sepolto rivolto a oriente, potrebbe risalire al medioevo, è in eccellente stato di conservazione.

Oltre a Natalino, gli archeologi hanno trovato lunedì, a ridosso del muro sud dell’attuale edificio, lo scheletro di una giovane donna, sepolta con un ornamento sulla testa e una fibbia su uno dei piedi.

Una terza tomba è risultata invece essere vuota, ma tutto lascia supporre che il proseguimento delle indagini, che iniziate il 9 dicembre e che si concluderanno con la fine dell’anno, altre tombe a inumazione verranno alla luce visto che l’area interessata dagli scavi, prima dell’erezione dell’attuale chiesetta, edificata nel XV secolo, nel medioevo era stata usata quale cimitero.

L’importante scoperta è stata presentata ufficialmente ieri, dagli archeologi responsabili sul campo, Cristiano Tussi specializzato in archeologia romana e Angela Borzacconi, specializzata in archeologia medievale, alla presenza del professor Giuseppe Cuscito ordinario di archeologia cristiana alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Trieste, del parroco di San Canzian, monsignor Mauro Belletti (la parrocchia dei Santi Canziani martiri è proprietaria dell’immobile), del sindaco Silvia Caruso e del coordinatore della sezione isontina della Società friulana di archeologia, Edoardo Rosin, i cui volontari partecipano alla campagna di scavi, realizzata grazie al sostegno finanziario della Camera di commercio di Gorizia e su autorizzazione del ministero per i beni e le attività culturali.

La chiesetta di San Proto e le sue adiacenze erano già state oggetto di indagini nel 1960-1961 da parte dell’Università di Trieste sotto la guida di Mario Mirabella Roberti, professore di archeologia cristiana e quindi l’attuale ricerca si svolge nel segno della continuità, cercando ulteriori risultati oltre a già importanti esiti degli anni 60, che avevano riportato alla luce le strutture di una piccola aula ascrivibile al IV secolo dopo Cristo e riferibile al culto memoriale di San Proto.

Gli scavi in corso riguardano quindi un’area di grandissimo interesse storico e archeologico, che si ritiene fosse adiacente all’antica strada proveniente da Aquileia e diretta a Trieste.

Nella prima fase è stato anche operato il consolidamento del mosaico rinvenuto nel 1960, è stato asportato il pavimento in cemento dell’attuale chiesa, sotto cui sono emersi i resti di un piano pavimentale precedente e appunto le tombe con gli scheletri.

Nei prossimi giorni si completerà l’indagine all’interno della chiesa, sotto gli strati medievali, per verificare la presenza di strutture archeologiche.
«Abbiamo presentato domanda di finanziamento Interreg. Per la parte italiana, il progetto, di cui è leader il comune di San Canzian – ha spiegato il sindaco – si prevede l’apertura alla visita dell’area di scavo, con copertura in vetro e strutture in acciaio dei resti e la realizzazione di un percorso pedonale che congiunga San Proto al centro del comune e al Battistero».

Gli scheletri rinvenuti saranno portati all’istituto di Anatomia dell’Università di Udine dove saranno studiati e analizzati certificando, grazie anche all’esame del carbonio 14, età, sesso, eventuali patologie, alimentazione. (c.vi.)






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Via agli scavi nella chiesa di San Proto. [ Inizio Pagina ]

Archeologia, storia e cultura locale sono alla base dell’azione sinergica per il rilancio turistico del territorio di San Canzian. Vista la presenza dell’importate patrimonio archeologico e di 13 aziende agricole, punti di riferimento di strutture ricettive di agriturismo e del particolare ambiente dell’Isonzo, inserito nell’ambito del Piano di sviluppo territoriale. Sono coinvolti altri partner come Monfalcone, San Pier, Turriaco, Staranzano, la Provincia e il Consorzio di Bonifica Pianura Isontina.

L’amministrazione comunale ieri ha compiuto un ulteriore passo avanti con il via ufficiale degli scavi all’interno della chiesetta di San Proto, che partiranno fra 10 giorni, dopo il contributo di 30mila euro erogato dalla Camera di commercio di Gorizia.

La partenza dei lavori, diretti da Cristiano Tiussi, è stata annunciata durante l’incontro che si è tenuto nella sala dell’oratorio parrocchiale. Erano presenti per la Regione l’assessore all’Istruzione, Formazione e Cultura, Roberto Molinaro e il consigliere Giorgio Brandolin.

«Questo progetto - ha dichiarato Molinaro - è lungimirante poiché propone il coinvolgimento di altre realtà, recupera una radice storica, ha una ricaduta economica e una valorizzazione esterna. Si inserisce poi nella politica regionale al centro dell’Europa e con legami transfrontalieri».

«Il contributo disponibile - ha affermato il sindaco Silvia Caruso - ci permetterà di portare alla luce la pavimentazione musiva e di spostare i sarcofagi dei santi nella chiesa parrocchiale. Lo scorso anno, grazie a un finanziamento della Fondazione Aquileia, abbiamo sistemato la cartellonistica e illuminato i punti bui dei siti archeologici».

Da 5 anni, inoltre, viene svolto un precorso formativo nell’istituto comprensivo Alighieri dove gli alunni diventano ”piccole guide” nell’ambito familiare. Iniziativa spiegata dalla dirigente scolastica Annamaria Bonato, che ha annunciato una pubblicazione.

La seconda fase progettuale, illustrata da Daniela Peresson, è inserita nel progetto Interreg 2007-2013 Italia-Slovenia (in corso di valutazione) nell’ambito del progetto “Alca”, assieme a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Ravenna, Veneto. Sono stati chiesti 660mila euro, dei quali 260mila per San Canzian. Serviranno per lo studio, lo scavo attorno all’area della chiesa, il rafforzamento delle fondamenta e un percorso pedonale di collegamento con il centro.

Per la Slovenia è inserito il parco Skocjanske Jame, patrimonio mondiale dell’Unesco, illustrato dai responsabili Albin Debevec e Giordania Beltram. La “divulgazione”, infine, tra la popolazione, si avvale della convenzione tra il Comune, la Società Friulana di Archeologia, presente con il responsabile Massimo Lavarone, la Parrocchia, con monsignor Mauro Belletti, il Dipartimento di Scienze della Formazione e dei Processi Culturali dell’Università di Trieste, con il professor Giuseppe Cuscito, l’Università di Padova e il Museo nazionale sloveno.

Autore: Ciro Vitiello.

Fonte: il Piccolo — 30 novembre 2009.






SAN CANZIAN D'ISONZO. Oggi in chiesa la presentazione di nuovi reperti trovati a San Canzian. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 29 novembre 2009.

Oggi alle 11.30, nella sala dell’oratorio della parrocchia di San Canzian, è in programma l’atteso incontro pubblico sull’archeologia dal titolo “Appuntamento con la storia”.
L’iniziativa, organizzata dall’amministrazione comunale e dalla parrocchia, sarà presentata dal sindaco di San Canzian Silvia Caruso, in collaborazione con l’Università di Trieste e la Società friulana di archeologia.
Verranno annunciati altri ritrovamenti di reperti di valore storico, ma soprattutto sarà dato il via ufficiale alla presentazione dello scavo archeologico nella chiesetta di San Proto, dove attualmente è visibile solo una parte dei mosaici paleocristiani e i due sarcofagi appartenuti a San Proto, maestro dei santi Canziani, San Crisogono, vescovo Aquileiese e patrono di Zara.
Da ricordare che nell’altare della chiesa parrocchiale sono conservate le uniche reliquie autentiche dei tre santi martiri aquileiesi Canziani, cioè Canzio, Canziano e Canzianilla, uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas”.
Nell’incontro di oggi, con la presenza del parroco monsignor Mauro Belletti, verranno anche illustrati dalla Società friulana di Archeologia i sistemi della divulgazione archeologica. (ci. vi.)






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Chiesetta di San Proto, presto il via agli scavi. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 27 novembre 2009

L’archeologia sarà protagonista domenica prossima a San Canzian d’Isonzo in programma alle 11.30 nell’ampia sala dell’oratorio parrocchiale, nell’incontro intitolato ”Appuntamento con la storia”, organizzato dall’amministrazione comunale e dalla parrocchia in collaborazione con l’Università di Trieste e la Società Friulana di Archeologia.

Dirigerà l’incontro il sindaco di San Canzian Silvia Caruso. Oltre a essere presentate alcune iniziative riguardo i siti archeologici presenti nel territorio comunale, verrà dato il via ufficiale alla presentazione dello scavo archeologico nella chiesetta di San Proto.

San Canzian è importante soprattutto nell’Isontino per i reperti archeologici. Ospita infatti le reliquie e le pietre tombali dei tre giovani fratelli martiri Canziani. Poi c’è la chiesa di San Proto, dove sono visibili una parte dei mosaici paleocristiani e i due sarcofagi appartenuti a San Proto, maestro dei santi Canziani, San Crisogono, vescovo Aquileiese e patrono di Zara. Inoltre proprio al centro del paese si trovano il battistero altomediovale di Santo Spirito e l’Antiquarium, dove sono conservati i reperti rinvenuti.

Gli scavi archeologici, diretti tra il 1960 e il 1969 dal professore Mario Mirabella Roberti, non solo portarono alla luce notevoli testimonianze sulle antiche origini romane ma confermarono anche un’antichissima tradizione religiosa, quella del culto dei tre santi Canziani (Canzio, Canziano e Canzianilla) uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas».

Sono le uniche reliquie autentiche di martiri aquileiesi conservate nell’altare della chiesa parrocchiale. (ci.vi.)






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Siti archeologici a rischio tra furti e incuria. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 18 novembre 2009

Non siamo ai livelli di Aquileia, il parco archeologico della località friulana è unico, la sua importanza supera i confini italiani ed europei. Ma testimonianze, reperti e monumenti di età romana e paleocristiana si trovano anche in Bisiacaria. A San Canzian prima di tutto, ma anche a Ronchi e a Staranzano. Solo che sono in pochi a saperlo, la maggior parte dei residenti nei tre comuni citati lo ignorano, nonostante il lavoro e l’impegno di singole persone o di associazioni. La promozione è praticamente inesistente.
Prendiamo ad esempio San Canzian. Gli scavi archeologici, diretti tra il 1960 e il 1969 dal professore Mario Mirabella Roberti, non solo portarono alla luce notevoli testimonianze sulle antiche origini romane ma confermarono anche un’antichissima tradizione religiosa, quella del culto dei tre santi Canziani (Canzio, Canziano e Canzianilla) uccisi nella località denominata ”ad Aquas Gradatas». Sono le uniche reliquie autentiche di martiri aquileiesi conservate nell’altare della chiesa parrocchiale. Oggi tutti gli studiosi sono d’accordo: San Canzian è un sito archeologico di fondamentale importanza soprattutto per quanto riguarda l’età paleocristiana: vi sono le uniche reliquie certe di martiri aquileiesi, c’è il Battistero di Santo Spirito nella chiesa di San Proto e ci sono molti altri reperti nella zona sepolcrale lungo la via Gemina, che collegava Aquileia a Trieste. Ma allora perchè non viene valorizzato come dovrebbe essere o come la Soprintendenza ai Beni culturali vorrebbe? Più semplicemente, perchè ad esempio una scuola di Milano o di Roma in gita si ferma (giustamente) ad Aquileia e non viene ”invitata” a fare qualche chilometro in più per arrivare a San Canzian?
«Io l’ ho proposto molte volte - sottolinea Gabriella Brumat Della Sorte, studiosa di archeologia soprattutto locale -, ho inserito San Canzian nelle guida per Aquileia che ho realizzato. Ma i risultati non si sono proprio visti. Non intendo accusare nessuno, ma mi sembra che ci sia poca attenzione verso questo importantissimo aspetto turistico».
Più esplicito Edoardo Rosin, coordinatore isontino della Società friulana di archeologia: «Manca un progetto territoriale e una chiara indicazione turistica. Non mancano i reperti. Si sa che ci sono, ma non si vedono. La società archeologia friulana è intervenuta più volte soprattutto nell’area di San Canzian che è necessariamente e storicamente inclusa nella zona di Aquileia. Ma ha una sua specificità che deve essere messa in rilievo, e purtroppo non lo è. Nei viaggi turistici deve trovare un suo spazio, ma ci vuole promozione e impegno da parte di tutti

 Altri reperti romani si trovano a Ronchi e a Staranzano.
Le ville romane hanno visto la luce solo recentemente. Ma si vede ben poco. E se qualcuno le passa accanto neanche si accorge di trovarsi di fronte a un sito archeologico non di poco conto. Il disinteresse è palpabile.
«Negli anni Cinquanta - racconta Gabriella Brumat - è stata trovata nella villa di Staranzano una lapide ”Liberta Peticia”, un iscrizione di una schiava liberata, un ex voto alla dea. Questo reperto è stato per molto tempo esposto nel municipio di Staranzano. Da qualche anno non si hanno più notizie. Nessuno sa niente. Altro esempio. Nelle campagne di San Canzian sono stati trovati, e si trovano ancora, bellissimi mosaici, anche catal ogati. Ma anche di questi si sono perse le tracce. Così vanno le cose. C’è molto da fare. Sappiamo con certezza che ci sono dei cercatori di tesori. La Soprintendenza fa quel che può. Le forze dell’ordine anche. Ma una maggiore sorveglianza è d’obbligo se non vogliamo perdere dei certi tesori di archeologia».

Autore:  Ferdinando Viola






PAESTUM (Sa). Presenze longobarde nelle regioni del Sud, radici che uniscono l'Italia. [ Inizio Pagina ]
BorsaturismoNews, 21 novembre 2009

Una presenza di grande spessore quella Longobarda nel Sud Italia, che si concretizza in numerose testimonianze archeologiche e di edifici storici.
Benevento, l'Avellinese, la stessa città di Salerno sono luoghi da cui traspaiono precisi elementi della civiltà venuta dalle regioni del Nord.
E dall'archeologia vengono gli elementi che fanno la storia e vanno a ricomporre le radici del nostro Paese in un unicum che rende ragione a tutti coloro che vedono l'Italia come il frutto di una mirabile fusione di culture e civiltà.
Il Castello di Arechi, il cui restauro è stato completato di recente dall'amministrazione della Provincia di Salerno, che ha posto l'intervento nel pacchetto dei primi 100 giorni del suo mandato; il Palatium Longobardorum di San Pietro in Corte, testimonianza unica in Europa: ecco due mirabili esempi in Salerno di una dominazione durata cinque secoli, rievocata all'inizio dell'incontro, che si protrae per l'intera giornata, promosso da Federarcheo e Gruppo Archeologico Salernitano in collaborazione, fra gli altri, con Gruppi Archeologici d'Italia, Società Friulana di Archeologia e Regione Basilicata.






VOLONTARIS DE CULTURE. La Societat furlane di archeologjie e fas 20 agns. Interviste cul president Cescutti. [ Inizio Pagina ]
da il Diari An IV, Numar 21 dal 4 di novembar 2009

Salacor no ducj chei che a passin dongje il tor di Puarte Vilalte a Udin a san che dentri si cjatin i uficis di une des plui mertoriis associazion di volontariat culturâl dal Friûl: la Societât Furlane di Archeologjie, che propit chest an e fiesteze i prins vincj agns di ativitât.

Il so president Gian Andrea Cescutti nus fevele dai travuarts fint chi tocjâts ma ancje dai problemis che si cjatin denant.

Ai 7 di Novembar le Societât Furlane di Archeologjie a fas fieste pai XX agns di “Volontariat Culturâl”. Un biel travuart.
Sigûr. Vincj agns a son passâts: al inizi lis istituzions a difidavin de presince di volontariis come noaltris. Vuê come vuê tant al è stât fat ma tant al è di fa: lis Sorintendencis a varessin di tignì plui in cont che volontaris spes al vûl dì ancje archeolics, int che a studiât e sore dut une risorse impuartante.

Ce ise e di ce si ocupie le Societât Furlane di Archeologjie?
Tachin cul dì che le nestre a je une societât onlus, ven a stâi cence fins di vuadagn, o contin 600 iscrits atîfs, o sin une des primis trê societâts archeologjichis in Italie..
E je articolade in cuatri sezions che a operin su progjets coordenâts de sede centrâl di Udin o a proponin lôr iniziativis.
Cui che al vîf il teritori al è secont no plui adat a tutelâ e valorizâ le storie locâl: no sin une societât verticâl.
Il stes museu nassût a Codroip al è stât in gracie dal lavôr de sezion locâl.

Altris esemplis?
In Avost si è tignût a Tumieç chel che al è stât l’ ”Avost archeologjic” cun cuindis incuintris sul teritori dai paîs ator Tumieç e de comunitât montane.
Si è rot un ‘mûr di cidin” che al permetarà di scuvierzi lis ricjecis dal sît di Verzegnis.

E tal Friûl ocidentâl?
Al Museu civic De Rocco di San Vît al Tiliment invezit si è vierte il 25 Setembar une mostre sui pês romans dal titul “Il pês inte antighitât – Misuris e struments di pesadure tal Friûl roman”: a je le prime vere jessude publiche de sezion sul so teritori e a sarâ visibil a dûc fin al 25 fevrâr dal 2010.

E tal Friûl di Jevât?
Li scuviertis no mancjin. Anzit. La sezion gurizane di San Cjanzian, par fa un esempli, a sta fasint cors e incuintris cun tant di publicazion di un libri sui “Sants Cjanzianets”.
A son stadis cjatadis tombis di doi martars di fede cristiane e di trê martars devots a Cjanzian. Un toc di storie che a je ancje le storie dal pais di San Cjanzian: une crodince par chest sant che a cjate esemplis ancje fûr de Italie e fûr de nestre regjon.
Il libri cumò publicât al tabaie des glesiis furlanis che a son stadis interessadis dal cult: e a 'nd’è in program altris. Che di San Cjanzian e sarâ cun une vore di probabilitât une sorprese pal futûr: o stin tabaiant di scuviertis tacadis za intai agns Otante.

Chi di nô ise atenzion a ce che si fâs intai sîts archeologjics?
No. Purtrop le atenzion a je scjarse. Chest an no de Societât Furlane di Archeologjie o vin lavorât a Atimis, Cjasteons sore i Mûrs, tal cjastelîr di Codroip e a Verzegnis.

In chest ultin câs o vin scuviert un sît une vore stratificât cun insediaments de etât romane, dal fiâr e dal ram. No mancjin nancje testemoneancis medievâls. Di bande nestre o lavorin in stret contat cui Museus Civics che a son titolârs des concessions ministeriâls pai sgjâfs.

Sêso atîfs ancje fûr de regjon?
Di vot agns in ca o lin in Istât a Paestum in Campanie cu lis scuelis furlanis: une biele esperience. Lôr a son grâts une vore, e an bisugne di no parcè che l’aree dai sgjâfs no à bêçs pe manutenzion e jerbe e arbui le cuvierzin. O fasin operazions di pulidure e par partecipà nol covente jessi esperts.

Chest an a àn partecipât al viaç students dal Marinelli, dal Copernico e dal Stellini di Udin: prime a jerin vignûts chei dal Percoto e chei di une scuele tecniche di Tumieç.

In Novembar, propit a Paestum si davuelzarà la Borse Mediteranee dal Turisim Archeologjic: sarêso presints ?
O jerin stâts invidats dai coleghis di Salerno za timp indaûr. Chê volte le Regjon nus veve dât une incjarie uficiâl par rapresentâle: chest an o tornin par recuperâ piçulis memoriis su la storie dai Longobarts che i grancj libris no ripuartin. La Borse e puartarà incuintris e gnovis publicazions ogni doi agns: planc planc e sta cuistant une fame internazionâl.

Si proviodin dai 200 ai 250 stand di regjons, comuns, provinciis, stâts e grops autonomots. Une grande ocasion par puartâ turiscj in Friûl Vignesie Julie.
Sigûr. Ma se si vûl fâ sul seri turisim archeologjic bisugne ancje spindi. Cence furnî al turist che al rive chi indicazions su ‘tour operator’ o dulà cjatâ di durmî al devente dut complicât. Une zornade intîrie de Borse di Paestum e je simpri dedicade ai tour operator, ma dal Friûl nol è mai vignût nissun.

Lorenzo Mansutti



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La Società di archeologia festeggia i vent anni parlando del volontariato. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 3 novembre 2009

Nell’ambito delle iniziative programmate per il ventennale della Società friulana di archeologia, sabato alle 14.30 si terrà, nella sala della Fondazione Crup di via Manin a Udine, un convegno sul tema “Il ruolo del volontariato culturale nel nuovo secolo”.

Nel corso dei lavori, coordinati da Gian Andrea Cescutti, presidente della Società, saranno tenute relazioni da Frederick Mario Fales dell’Università di Udine, Marina Cipriani, direttore del Museo archeologico di Paestum, Maria Pia Bertolucci, vicepresidente del Centro nazionale del Volontariato, Maurizio Buora, già direttore dei Civici Musei di Udine e numerosi altri esponenti del mondo dell’indagine archeologica.
Da segnalare ancora che, dopo il primo convegno nazionale di studio sulla presenza longobarda in Italia svoltosi con successo lo scorso anno a Cividale, promosso dalla Società friulana di archeologia, l’iniziativa avrà un seguito con un secondo convegno che si terrà a Paestum (Salerno) il 21 novembre.
Tra i temi dibattuti quelli sui sistemi difensivi dei ducati longobardi, sui costumi femminili e la toponomastica.

Per l’occasione la Società friulana di archeologia ha programmato un viaggio di quattro giorni.
Informazioni in segreteria, via Micesio 2 (Torre di Porta Villalta), martedì, giovedì e venerdì dalle 17 alle 19.






SAN CANZIAN D'ISONZO (Go). Un tuffo nel medioevo. [ Inizio Pagina ]
Il Piccolo, 15 ottobre 2009

Il Medioevo fa tappa a San Canzian. Domani sera, nella villa dei marchesi de Fabris, tutta la cittadinanza sarà chiamata a partecipare alla prima rievocazione storico-medievale proposta nel comune bisiaco.
Musiche, costumi, mostre e cibi tradizionali faranno da cornice a questo "esperimento", voluto e promosso dalla Pro loco comunale in collaborazione con la famiglia eredi Marchesi de Fabris, la sezione isontina della Società friulana di archeologia, l'ostaria "da Bepi Meo" e l'azienda agricola Zorzet Paolo. Si partirà alle 18 con l'inaugurazione dell'esposizione pittorica "Castrum" di Anna Degenhard, dedicata alla villa beglianese e ai castelli del Friuli Venezia Giulia.
Ai sancanzianesi verrà presentata una collezione di disegni, a china e pastello su carta pergamena, di castelli, rocche, torri incastonati sul territorio e nella storia, sopravvissuti a un millennio di calamità belliche e naturali.
"Rievocarne l'entità - spiega la società archeologica, che gestirà le aperture al pubblico della mostra fino al 26 ottobre - in un rispettoso percorso di conoscenza, salvaguardia e valorizzazione, è la chiave per comprensione del nostro presente".
Dopo l'inaugurazione i presenti potranno assistere, a partire dalle 19, a una conferenza sul tema "Cibi e sapori medievali" a cura di Desirèè Dreos. Infine, alle 20, sarà servita una cena conviviale che riproporrà cibi e ambientazioni medievali. Non mancheranno dunque musica e costumi d'epoca, indossati dal personale e dai menestrelli, e soprattutto gli stessi cibi di allora: pane di segale e farro, orzo, vino torbito e selvaggina.
Quella di domani sarà una vera e propria opera prima per San Canzian, che, grazie al coordinamento della Pro loco, vuole offrire ai propri concittadini una serata alternativa in un luogo molto suggestivo, che non ha nulla da invidiare, per storia e tradizione, a un castello.
Il palazzo ha infatti origini cinquecentesche; alla fine dell'Ottocento ha subito un intervento di restauro e, successivamente, a causa dei bombardamenti della prima guerra mondiale, è stato interamente ricostruito. Dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta l'ala destra ha ospitato una scuola materna a servizio dei bambini di Begliano e dei paesi vicini, mentre ora è abitazione privata e sede di un'azienda agricola.

Alice Fumis






CASTIONS DELLE MURA (Bagnaria Arsa - Ud). Riaffiora una casa romana. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 03/10/2009

Risulta sempre più “fertile” il territorio comunale per quanti si dedicano alla ricerca archeologica. Così a conclusione di indagini geomagnetiche effettuate da una equipe della Università tedesca di Francoforte che aveva rilevato la presenza di interessanti reperti in aree localizzate a Sevegliano e Bagnaria, ora anche a Castions delle Mura, in un sito ubicato nei pressi della ex cava Torvisabbia, è stata individuata dopo una serie di sondaggi e di scavi, la presenza di una villa romana.

Nel febbraio di questo anno le indagini geomagnetiche avevano fatto sospettare la esistenza di muri perpendicolari tra di loro. In prossimità del vecchio alveo della Castra così è stato riportato alla luce, a seguito di lavori coordinati da Filippo Rosset della Società friulana di archeologia, un edificio monovano, che si interpreta come magazzino, di una decina di metri di lunghezza per circa sette di larghezza.

La parte inferiore della muratura è formata da cocciopesto ovvero da un miscuglio di malta mista a frammenti di ceramica tritati e pezzame laterizio. La muratura della villa di Castions delle Mura era stata realizzata colando il materiale allo stato liquido dentro casseforme formate da tavole di legno, sostenute da paletti i cui buchi sono affiorati durante gli scavi.

Di notevole interesse, a detta dei ricercatori, risulta poi essere la composizione del pavimento, che poggiava direttamente su uno strato naturale di ghiaino. Essa era formata da grandi lastroni di cotto e questa forma di posa era già in uso ad Aquileia. Il materiale rinvenuto, che comprende anche alcuni tegoloni con marchio del fabbricante,è databile all'inizio dell' età imperiale.

Altro dato rilevato sul posto dagli studiosi è il fatto che l'edificio risulta perfettamente orientato nel senso della lunghezza da est a ovest, indipendente, dunque, rispetto agli assi portanti della centuriazione dell'agro aquileiese.

Ma ulteriori sondaggi, effettuati anche all'interno della roggia Castra, hanno permesso di accertare a notevole profondità una frequentazione in età pre-romana.

Così - come ha rilevato il sindaco Anselmo Bertossi - i sondaggi e gli scavi hanno dimostrato la notevole potenzialità archeologica del sito di Castions e avvalorato ancora di più la tesi che il territorio comunale, posto immediatamente a ovest del cardine della centuriazione aquileiese, si conferma come una area di straordinaria rilevanza per la conoscenza di pagine importanti della storia del Friuli.

Autore: Sandro Sandra

Fonte: Messaggero Veneto, 03/10/2009






PAESTUM/CAPACCIO (Sa). Gli studenti di tre licei friulani hanno rinnovato per il settimo anno l’esperienza di volontariato, contribuendo alla conservazione e al mantenimento della zona dei templi. [ Inizio Pagina ]
Il Friuli, 17/06/2009

La passione per l'archeologia nasce sui banchi di scuola. È proprio il caso di dirlo se prendiamo a esempio i ragazzi dei licei udinesi “Marinelli”, “Stellini” e “Copernico” che, anche quest'anno, hanno partecipato al “Progetto Paestum” con il sostegno della Società friulana di archeologia.

L’iniziativa, giunta al settimo anno, non conosce crisi perché nasce con lo scopo di avvicinare i ragazzi al mondo dell’archeologia e di sensibilizzarli al rispetto e alla conoscenza dei beni culturali e storici di cui l’Italia è molto ricca, ma che spesso per l’esiguità dei finanziamenti concessi non è in grado di conservare e valorizzare.

Dal 28 maggio al 6 giugno 45 studenti, insieme ai relativi insegnanti, alcuni soci della Società e tre studenti universitari di archeologia, si sono impegnati nell’opera di volontariato, contribuendo alla conservazione e al mantenimento della leggibilità delle strutture della zona prospiciente ai templi, occupata dai resti di insulae romane di epoca repubblicana e imperiale sommersi da una proliferante vegetazione erbacea, che rendeva l’ area non agevolmente visitabile e la sua fisionomia di difficile comprensione.

Si tratta di un contributo importantissimo per la valorizzazione del Parco Archeologico di Paestum che, a causa del complesso sistema amministrativo che regola l’assegnazione dei fondi destinati alle aree archeologiche, si trova in una situazione di parziale degrado.

Per questo, anche quest’anno, diversi esponenti dell’amministrazione locale si sono congratulati con le scuole friulane per il lavoro svolto con tanto entusiasmo e gratuitamente: troppo spesso eventi di pura visibilità mettono in secondo piano operazioni che, pur nella loro umiltà e semplicità, sono assolutamente necessarie.






ATTIMIS (Ud). Un reperto in oro bianco appartenuto all’imperatore bizantino Alessio I Comneno. [ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino - 25 luglio 2008

Eccezionale scoperta ad Attimis in occasione dell'undicesima campagna di scavo eseguita dalla Società friulana di archeologia di Udine nell'antico sito del Castello Superiore.

Nel cuore più verde delle colline della Val Malina, che già hanno restituito stupefacenti reperti di enorme rilevanza storica (basta citare l'accampamento goto sulla vicina altura di San Giorgio, unico in regione e in tutto il nord Italia, al centro di una recente mostra) è venuto alla luce un sigillo in oro bianco realizzato alla corte dell'imperatore bizantino di Costantinopoli, Alessio I Comneno.

«Una scoperta eccezionale - ha commentato sul posto il direttore dei Civici musei di Udine, Maurizio Buora - Si tratta infatti dell'unico sigillo di questo tipo rinvenuto in scavo in tutta l'Europa. Purtroppo il documento collegato al sigillo è andato perduto».

Del destinatario di quello che pare essere stato a tutti gli effetti un titolo nobiliare si conosce però il nome. Si tratterebbe di Corrado I d'Attimis, cavaliere che abitò nel Castello Superiore di Attimis appunto, insieme a un gruppo militare posto a presidio della zona. Il suo nome era già noto nella zona di Cividale e in quella di Aquileia come persona potente e dagli incarichi di rilievo. Corrado fece parte di una delle prime spedizioni per la liberazione della Terra Santa, in una sorta di pre-crociata. È allora che si distinse per meriti agli occhi dell'imperatore Alessio I (vissuto tra il 1081 e il 1118); fu proprio il regnante che lo onorò con la consegna del prezioso documento, pergamena cui appose il sigillo trovato ad Attimis.

Il reperto, in ottimo stato di conservazione (privo unicamente di una piccola cordina), raffigura da un lato un Dio Padre con nimbo e con i simboli del suo potere (il bastone, al pari dei patriarchi di Aquileia, e il globo con la croce svettante), dall'altro lo stesso imperatore dell'Impero Romano d'Oriente raffigurato invece con accanto la scritta identificatoria in greco: "Alexio Despote", dove despote non va letto nell'accezione di tiranno, ma in quella di regnante, condottiero o cesare.

Il sigillo è stato rinvenuto in un locale integro annesso al Palazzo centrale (che ha subito una ricostruzione negli anni '70): si tratta della fucina di un fabbro che ha restituito proprio ieri mattina un altro piccolo tesoro messo in luce da Luigi, uno degli studenti impegnati nella ricerca. Il giovane ha rinvenuto infatti una moneta di bronzo. Sono stati scoperti, infine, piccoli pesi, resti di ciotole per pasto, resti di ossa animale, un sonaglio in bronzo, dadi da gioco ed elementi di una collana per ornamento.

Paola Treppo






FRIULI. Nelle rocche militari si ricostruisce la storia. [ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino - 25 luglio 2008

Attimis, Faedis, Povoletto ma anche Nimis, Tarcento e Magnano. La zona pedemontana e collinare del Friuli è ricchissima di testimonianze storiche legale al periodo medioevale e non solo.

È su questa via, infatti, quella che collega oggi Cividale con la Perla del Friuli (e da lì Gemona con il Norico, l'attuale Austria), che transitavano merci e soldati. Un territorio strategico presidiato in origine da famiglie di stirpe germanica, inviate sul posto quasi in cerca di fortuna dai propri re che avevano l'obiettivo di controllare l'area (anche oggi rimasta di vitale importanza geografica per l'incrocio dei confini di tre Nazioni).

Nacquero così i castelli vedetta, cioè quelli più in quota (come Attimis Superiore, dove la visuale sul fondovalle è quasi a 360 gradi) e quelli di piana (come Cergneu a Nimis e Della Motta a Savorgnano del Torre), a controllo, questi ultimi, delle fonti d'acqua. L'abbandono delle rocche militari è datato 1400-1500, con frequentazioni più tarde nei locali trasformati in residenza stabile da parte delle famiglie.

I siti hanno cominciato a essere indagati sistematicamente solo dieci anni fa, molti a cura della Società friulana di archeologia di Udine, sotto la direzione sul campo dell'archeologo Massimo Lavarone. È alla sua passione e alla sua costanza che va il merito di molte delle più significative scoperte effettuate in zona.

Come va ricordata la famiglia d'Attems (proprietaria del Castello Superiore) che per anni ha messo a disposizione il Mulino per l'alloggio di mezzi e di studenti per i campus di ricerca.






CODROIPO (Ud). Erano dediti all’allevamento di capre e pecore. I reperti saranno catalogati e messi in mostra. Ricostruita la vita nel castelliere. [ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino - 31/07/2008

La campagna di scavo nel castelliere di Gradjsçe di Codroipo getta nuova luce sugli antichi abitatori di quello che oggi è il Medio Friuli.

Le indagini 2008, conclusesi solo da pochi giorni, hanno portato alla luce, infatti, una serie di preziosi manufatti del periodo dell'età dei metalli che consentono di ricostruire la vita nel castelliere.

Lo slargo circolare, indagato sotto la direzione sul posto di Piero Tasca, professionista della Società friulana di archeologia di Udine (in collaborazione con un gruppo di laureandi e laureati friulani, e non solo), fu abitato con ogni probabilità da un centinaio di persone che avevano eretto a loro riparo delle capanne con struttura portante in legno (di cui sono state trovate alcune fondazioni) e riempimenti-coperture di paglia e fango.

Durante lo scavo di quest'anno, concentrato nelle quattro settimane del mese di luglio, gli archeologi si sono concentrati nella parte est mettendo in evidenza una vasta porzione di superficie. Sono stati scoperti materiali di varia natura tra cui elementi utilizzati per il fuso, quindi per la tessitura. Si tratta delle fusaiole, cioè di sorte di piccoli pesi impiegati per la tendere la lana da lavorare.

«Questo dimostra come gli antichi abitatori di questa zona fossero dediti all'allevamento di capre e pecore che utilizzavano non solo per scopi alimentari, per latte e carne, ma anche per confezionare tessuti per vestiario o da usare nelle capanne - spiega la conservatrice del Museo archeologico di Codroipo, Costanza Brancolini -; dei popoli che vissero nel castelliere non si conosce la lingua. È difficile quindi capire chi fossero veramente. Possiamo tuttavia scoprire molto sul loro conto grazie ai rinvenimenti di strumenti di uso quotidiano».

Sono venuti alla luce pezzi di metallo da fondere o già fusi, parti di recipienti in terracotta, resti di pasto e numerosi altri reperti di grande importanza storico-archeologica.

Il bottino 2008 sarà catalogato, restaurato e messo in mostra per la porzione più significativa nell'allestimento comunale che resta visitabile tutto l'anno nelle vecchie carceri.

Lì sono già custoditi una punta di freccia e un grande vaso che conteneva derrate alimentari.

Il sito di Gradjsçe è stato indagato per la quinta volta. Di proprietà privata, passerà presto nelle disponibilità del Municipio che intende entrare in possesso dell'area per valorizzarla e renderla didatticamente fruibile.

L'obiettivo è di realizzare un progetto turistico sostenibile assieme ad altri Comuni vicini.

Paola Treppo






ATTIMIS (Ud). Scoperta eccezionale nel Castello Superiore. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto del 25/07/2008, Barbara Cimbalo

E’ stata effettuata solo pochi giorni fa, nella zona del castello superiore di Attimis, una scoperta archeologica di eccezionale rilievo. Si tratta di una bolla d’oro bianco con tutta probabilità riferibile ad Alessio Primo di Costantinopoli.

Secondo le ricostruzioni degli archeologi, si tratterebbe di un titolo nobiliare conferito a Corrado Primo di Attimis. La datazione più probabile del reperto è attorno all’anno 1095. Si tratta di una scoperta di estrema rarità, che permette di datare meglio la presenza e l’attività sul territorio, e i contatti con l’Impero d’Oriente, di chi all’epoca dimorava ad Attimis. E Corrado è il primo personaggio di questa nobile famiglia di cui si abbia notizia.

Questa scoperta fa capire quanto egli fosse una figura di rilevanza internazionale e l’esistenza di questa bolla fa emergere chiaramente che ad Attimis, all’epoca, dimorava una classe nobiliare di alta levatura. Probabilmente questo fu anche il primo crociato della famiglia Attimis.

La scoperta, come detto, fornisce nuove informazioni su un’epoca di cui si sa ancora molto poco. La bolla è stata ritrovata nell’ambito della campagna di scavi che la Società Friulana di Archeologia, assieme ai Musei Civici di Udine, sta conducendo nella zona del castello superiore di Attimis da ormai più di dieci anni.

Quest’ultima scoperta è stata effettuata da un giovane che sta svolgendo il servizio civile e la bolla è stata rinvenuta in una canaletta di scolo. Pare evidente che nel tempo si fosse persa la memoria dell’importanza di questo documento storico. Forse era andata perduta in seguito agli episodi bellici che avevano interessato anche l’archivio del castello.

La rilevante scoperta è stata presentata ieri mattina dal dottor Maurizio Buora e dal dottor Massimo Lavarone, che hanno seguito gli scavi.

                                                                                                    Barbara Cimbalo






GOTI TRA FRIULI AUSTRIA E SLOVENIA [ Inizio Pagina ]
da Archeologia Viva del 1 Gennaio 2008

Da una decina d'anni ad Attimis (Ud) svolgono indagini la Società Friulana di Archeologia ed i Musei di udine.

Gli scavi hanno interessato il sito del castello superiore, documentato nel XII sec. ma probabilmente sorto sul luogo di un abitato altomedioevale, e il Colle di S. Giorgio, dove nella prima metà del VI sec. era presente un insediamento quasi sicuramente di Goti, come dimostrano monete, armi, la scelta del luogo impervio e il suo abbandono verso la metà del secolo, forse in seguito alle vicende della guerra greco-gotica (535-553).

Nel municipio di Attimis è quindi visitabile fino al 2 marzo la mostra "I Goti dall'Oriente alle Alpi", a cura di Maurizio Buora.

Sono presentati anche reperti provenienti da siti goti della Slovenia (tra l'altro dalla necropoli di Drablje, presso Lubiana) e dalla necropoli austriaca di Globasnitz, ai piedi dell'Hemmaberg, dove nel VI sec. sorgeva un complesso di chiese (forse cattoliche e ariane, proprie dei Goti), forse un centro di pellegrinaggio.

Sono esposti anche resti umani con la deformazione craniale praticata da molte popolazioni orientali e fatta propria dai Goti prima della completa acculturazione. I Goti giunsero in Italia al seguito di Odoacre, che con la dissoluzione dell'impero romano ottenne il permesso di stabilirsi a Ravenna, già sede imperiale.

Nel 489 i Goti di Teodorico, sostenuti dall'imperatore d'Oriente, da Ravenna si diffusero nella Penisola e governarono l'Italia fino allo scoppio della guerra, al termine della quale i Bizantini ripresero il potere.

Info: 0432 789700 - e-mail: info@museoattimis.it






LA PASSIONE DI SCAVARE NEL PASSATO. [ Inizio Pagina ]
ilNUOVOfvg settimanale del 21 dicembre 2007

Fondata a San Vito al Tagliamento la quinta sezione della Società Friulana di Archeologia. Sarà di supporto al museo civico.

Il 18 dicembre scorso nella sede della Biblioteca civica di S. Vito al Tagliamento, alla presenza dell’assessore comunale alla cultura Antonio Di Risceglie e del responsabile dell’Ufficio cultura del comune Angelo Battel, è stata fondata la sezione “Destra Tagliamento” della Società Friulana di Archeologia.

La Società, fondata nel 1989, oltre alla sede centrale di Udine (ubicata nella Torre di porta Villalta) conta con le sezioni Carnica (Tolmezzo), del Medio Friuli (Codroipo), Isontina (S. Canzian d’Isonzo). Essa è la maggiore associazione di volontariato culturale in regione, con i suoi quasi cinquecento iscritti, e uno dei gruppi più consistenti in Italia (il terzo in base al numero di soci).

Comprende persone di varia età che sono genericamente appassionate a temi di carattere archeologico e alla valorizzazione delle testimonianze del proprio territorio: i membri non si vietano la conoscenza di altre aree e di problemi non squisitamente locali, ma soprattutto intendono operare attivamente, nei limiti propri di un’associazione di volontariato a supporto dell’attività degli organi istituzionalmente preposti, alla valorizzazione delle testimonianze archeologiche e alla loro migliore conoscenza.

Una parte notevole dell’attività è indirizzata al mondo della scuola sia dell’obbligo sia degli istituti di istruzione secondaria, di cui numerosi ragazzi al termine dell’anno scolastico sono portati a Paestum, in Campania, insieme con i loro insegnanti, per uno stage archeologico di due settimane o nello scavo del castello superiore di Attimis, che ha luogo in luglio, ove si impartiscono lezioni sul campo. La Società ha poi proprie pubblicazioni (una rivista annuale e una collana di studi) che trattano temi e problemi di carattere archeologico, non solo di ambito locale.

Molto spesso le diverse sezioni, come quella di Udine, sono strettamente connesse a musei, di cui seguono l’attività e che spesso aiutano in vario modo, ad es. coadiuvandone le ricerche archeologiche, gli studi e pubblicazioni e le iniziative espositive.

Anche a San Vito esiste un museo, aperto da Federico De Rocco nel lontano 1960 nella Torre Raimonda, che raccoglie elementi dall’età della pietra al periodo longobardo, con pregevoli testimonianze pittoriche bassomedievali e soprattutto con le importanti tombe paleovenete della necropoli di San Valentino.

Esso a breve sarà trasferito in forma di molto ampliata e secondo tutti i moderni dettami della museologia nel medievale palazzo Altan, in corso di recupero, straordinario esempio di abitazione nobiliare ornata da testimonianze artistiche di altissimo livello.

La Destra Tagliamento ha visto a partire dal secondo dopoguerra il fiorire di tutta una schiera di appassionati di archeologia che hanno fornito elementi di primaria importanza per comprendere lo sviluppo e la dinamica degli insediamenti antichi.

I primi si raccolsero a partire dai primi anni Cinquanta intorno al conte Giuseppe di Ragogna, figura molto singolare di studioso che visse nell’avito castello di Torre di Pordenone e riuscì ad appassionare all’archeologia una folta schiera di giovani, distribuiti in varie località. Nel suo castello si trova oggi la sede del museo archeologico del Friuli occidentale, gestito dal Comune di Pordenone.

Il gruppo di San Vito al Tagliamento si raccoglie intorno a Daniele Callari, eletto coordinatore della sezione, e ha come padre spirituale il prof. Piero Tasca, autore di molte indagini di scavo e nel Sanvitese e nel Codroipese e noto studioso della protostoria friulana e dell’Italia nordorientale.

Tra i programmi della sezione vi è la ricerca sul campo, la valorizzazione del patrimonio che attualmente si conserva nel museo di S. Vito e la sua migliore presentazione nel nuovo allestimento mussale. Tra i programmi a breve termine rientra anche l’allestimento di una mostra sui pesi di epoca romana, in collaborazione con il Museo Archeologico di Udine.

Il tema è tornato recentemente di attualità dopo che nel museo di Campogalliano (Mo) è stata allestita una mostra su questo aspetto, mostra che ha dato la stura a tutta una serie di nuove indagini e ulteriori ricerche. E’ prevista anche nel corso del 2008 l’organizzazione di un incontro di studi che metta in luce le potenzialità e le prospettive di ricerca dell’area a ridosso del Tagliamento.






Ad Attimis una mostra dedicata ai Goti sulle Alpi orientali. [ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino, mercoledì 5 dicembre 2007

(pa.tr.) Sarà allestita ad Attimis, nella sala consigliare del municipio, la prima mostra sul popolo goto in Friuli. L'allestimento, visitabile dall'8 dicembre al 2 marzo, trae spunto dalle scoperte effettuate negli ultimi anni sul colle di San Giorgio, proprio ad Attimis, a cura della Società friulana di archeologia e da uno staff di professionisti coordinati da Luca Villa.

Sulla sommità dell'altura, come ha spiegato ieri l'esperto in occasione della presentazione ufficiale, tenutasi alla Casa della contadinanza di Udine, sono stati riportati alla luce i resti di quel che pare a tutti gli effetti un accampamento militare goto, l'unico in regione.

«Una scoperta eccezionale - ha detto il direttore dei Civici Musei, Maurizio Buora - che ci permette di organizzare una mostra con contributi che arrivano anche dall'Austria e dalla Slovenia».

I rinvenimenti e l'organizzazione della postazione di Attimis hanno mostrato forti affinità, infatti, con simili realtà scoperte nell'area di Caporetto, quando Tonovcov Grad apparteneva all'agro del Forum Iulii. In Italia si conoscono poi alcuni insediamenti localizzati in Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto.

Ad illustrare in anteprima i reperti protagonisti dell'esposizione è stato l'archeologo Massimo Lavarone della Sfa di Udine. La mostra è l'occasione per fare il punto sulla ricerca archeologica su questo specifico settore in Friuli, Slovenia e Carinzia. Si sa che il popolo giunse stabilmente nella Penisola al seguito di Odoacre che, al momento della dissoluzione dell'Impero romano d'occidente, ottenne il permesso di stabilirsi a Ravenna, già sede imperiale. Nel 489 d. C., i goti di Teodorico, sostenuti dall'imperatore d'oriente, da Ravenna si diffusero in tutta la Penisola. Governarono l'Italia fino allo scoppio della guerra greco-gotica, 533-553 d. C, al cui termine i bizantini ripresero il potere.

Le fonti storiche sono scarse e solo l'archeologia è in grado di colmare questo vuoto. Oggi emergono comunque con maggiore chiarezza la presenza dei goti e le novità prodotte dal loro arrivo.

Si conoscono la conservazione di abitudini orientali, come quella di modellare il cranio di alcuni individui ancora in fase, e la loro totale integrazione nel sistema di scambio di merci proprio della civiltà tardoantica.

Alcuni insediamenti, per lo più su altura, in arco alpino, hanno conservato e restituito resti di scheletri, in particolare quelli della classe più potente, come dame della nobiltà e capi militari.

Fibbie, anelli e fibule mostrano la loro propensione per gli ornati variopinti e brillanti, spesso simili all'oro.






PAESTUM: gli scavi della Società friulana di archeologia. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 29/07/2007, Licio Damiani

Dal 2001 è in corso un intenso lavoro di recupero al quale partecipano gli studenti delle medie superiori.

"La scorsa notte era surreale. Sentivo che stavo camminando in una cartolina. I templi di Nettuno e di Hera erano illuminati e il limpido cielo conteneva la luna piena con venere scintillante direttamente sopra di me. Tutto questo mi è apparso in una magica quiete, potente e delicata".

Sono impressioni riportate nel diario di uno degli studenti udinesi degli scavi a Paestum, organizzati dalla Società friulana di archeologia in accordo con il locale Museo.

"Da diversi anni avevamo stabilito rapporti molto cordiali con la direttrice del Museo di Paestum, Marina Cipriani".

Chi parla è il presidente della Società, Gian Andrea Cescutti, appassionato promotore di iniziative scientifiche e divulgative: il mento orlato di barbetta, il volto angoloso, lo fanno stranamente assomigliare ai personaggi mitologici dipinti sui vasi dell'antica Grecia, in singolare sintonia, dunque, con la materia alla quale si dedica. "tutto cominciò con una mostra importante allestita ai Civici Musei di Udine su Aquileia e il centro campano. Nacque così l'idea di avviare una serie di campagne di scavo nelle aree ancora intoccate dell'antica Poseidonia fondata dai coloni sibariti".

Fu siglata con il Museo una convenzione triennale poi rinnovata, in base alla quale la Società friulana si impegnava in una serie di iniziative di recupero. Il programma entrò, in fase operativa nel 2001.

Assieme a un gruppo di soci dell'organismo udinese la collaborazione fu estesa a una classe del liceo scientifico Marinelli di Udine. L'introduzione degli studenti all'archeologia venne assicurata da una serie di corsi pomeridiani articolati in cinque-sei lezioni di due ore ciascuna, comprendenti notizie di carattere storico, antiquario, mitologico, topografico, elementi di formazione sui metodi di ricerca e sulle tecniche di scavo.

Si convenne di tenere gli stages annuali nelle ultime settimane dell'anno scolastico, da fine maggio agli inizi di giugno. Come primo impegno il Museo campano affidò ai soci e ai ragazzi l'incarico di ripulire dalla vegetazione selvaggia che le occultava un tratto delle mura urbane a grossi blocchi calcarei, rafforzate da torri circolari e quadrate, d'epoca greca, modificate dai lucani e riattate dai romani. In due anni furono riportati in luce 500 metri - il 10 per cento - dell'antico tracciato difensivo.

Ora l'intera cinta è stata resa visibile e valorizzata dal Comune con percorsi pedonali e illuminazione notturna. Il lavoro dei friulani, sotteso da rigore scientifico e a titolo completamente gratuito, suscitò la curiosità dapprima, poi la stima e l'amicizia, della popolazione e delle autorità civiche. Tanto che, a partire dal 2004, il gruppo della Società friulana fu chiamato ad operare all'interno dell'area archeologica, su una superficie di seimila metri quadri, a un centinaio di metri dai tre grandi templi dorici. Sotto uno strato di terra invaso da erbacce e da fitti intrecci di arbusti si trovavano fondamenta di case greche e romane, preziosi pavimenti musivi, tarsie di muri in elevazione, che, in due anni, sono stati riportati completamente in luce e resi visitabili. Intanto al progetto aderivano altre scuole medie superiori: l'Istituto tecnico Solari di Tolmezzo, ai cui studenti, in particolare, è stata affidata la misurazione delle strutture recuperate, il liceo linguistico pedagogico Percoto e il liceo classico Stellini di Udine.

Complessivamente, in sette anni, sono stati impegnati quasi quattrocento ragazzi e un'ottantina di soci.

Nella campagna conclusa lo scorso giugno gli scavi sono stati estesi a due insulae per altro quattromila metri quadri di edifici d'età romana.

Sono stati ritrovati i resti di una bella villa e di abitazioni di minori dimensioni, con una ricca serie di mosaici a motivi geometrici, tracciati stradali, un intero quartiere artigiano articolato in ambienti occupati da frantoi per le olive, pozzi, fornaci e altre decorazioni musive. Molti anche i ritrovamenti di oggetti e di suppellettili d'uso quotidiano: lucerne di fattura greca e romana, vetri, vasetti, ceramiche nere, pesi da telaio, ossi lavorati, frammenti, cocci.

Tutto il materiale è stato accuratamente selezionato, ripulito, inventariato, chiuso in raccoglitori e consegnato con atto ufficiale alla direzione del Museo.

Il campo base del gruppo friulano è situato in un camping sul mare a Torre di Paestum, a circa un chilometro dall'area archeologica, che i volontari percorrono a piedi in una paesaggio dai colori arcaici, ricco di suggestioni storiche e paesaggistiche.

Nei giorni di riposo visite vengono compiute, oltre che nel museo e negli altri siti notevoli di Paestum, a Pompei, Ercolano, Oplonti, Salerno, Napoli. La sera si alternano trattenimenti festosi e incontri di studio dedicati alla vita quotidiana nell'antica Grecia tenuti da docenti dell'Università napoletana. Al termine di ogni campagna di scavo la popolazione organizza in onore degli ospiti una festa alla quale intervengono le autorità comunali, sindaco in testa. A titoloo di riconoscenza, stima e apprezzamento per il lavoro compiuto, lo scorso anno l'Amministrazione civica ha donato alla delegazione udinese la riproduzione della famosa lastra dipinta d'epoca greca proveniente dalla Tomba del Tuffatore, divenuta il simbolo di Paestum.

Proprio in seguito alla considerazione per l'attività svolta, la Società friulana d'archeologia, dal 2001 al 2005, è stata invitata a rappresentare il Friuli Venezia Giulia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum, alla quale partecipano istituzioni pubbliche, enti culturali e turistici, università, associazioni, dei Paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo. Successivamente alla manifestazione è subentrata l'Amministrazione regionale friulo-giuliana. La Società, con mezzi propri, aveva allestito uno stand in cui erano state esposte immagini - dipinte da Anna Degenhardt - delle antichità aquileiesi e della rete stradale romana, riproduzioni di armi romane, longobarde, medioevali realizzate a Maniago, copie di gioielli longobardi create da Sandro Mazzola e la riproduzione dell' Ara di Ratchis.






UDINE. Sotto la torre di Porta Villalta ... [ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino - Mercoledì, 23 Maggio 2007
Sotto la torre di Porta Villalta un museo permanente all'aperto sui monumenti e sulla storia della città e un giardino rigoglioso. La Società friulana di archeologia , che proprio nella torre ha la sua sede, rilancia l'idea già proposta a Palazzo D'Aronco tempo addietro, con tanto di progetto. «L'abbiamo presentato in Comune - spiega il presidente dell'associazione Gian Andrea Cescutti - circa un anno e mezzo fa. Gli assessori Giorgio Cavallo e Gianna Malisani hanno apprezzato l'idea, l'amministrazione ha accolto il progetto, ma poi tutto si è arenato. I motivi? Forse l'amministrazione attendeva di sapere cosa si sarebbe fatto dell'ex birreria Dormisch», su cui ora verte un progetto della proprietà che vorrebbe trasformare la fabbrica abbandonata in un centro commerciale e direzionale, con negozi, uffici, un parcheggio sotterraneo, bar, un ristorante e qualche appartamento. Ma approfittando dell'apertura della Torre di Porta Villalta in occasione della IX settimana della cultura, sabato scorso la Società friulana di archeologia ha rilanciato il progetto, presentandolo ai cittadini. «In questo modo - spiega Cescutti - si potrebbe riqualificare l'area sotto la torre, che oggi è una zona degradata dove si ammucchiano le immondizie. Secondo il nostro progetto, che avrebbe un costo minimo, meno di diecimila euro, sotto la Porta verrebbe creata un'area espositiva per raccontare la storia della città, con particolari pannelli appesi a griglie metalliche, possibilmente lavabili per evitare che siano costellati di graffiti. Inoltre, vorremmo che lo spazio verde lì accanto fosse sistemato a giardino. Abbiamo voluto far conoscere la nostra idea a tutta la cittadinanza, per coinvolgere gli udinesi nella riqualificazione di uno spazio oggi inutilizzato e in stato di degrado».




UDINE. Castello, trovato uno scheletro del 1100. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto 29/08/2006, Alberto Lauber

Importante risultato per l’equipe di archeologi che dall’inizio del mese sta scavando sul colle del castello di Udine: ieri è stato infatti completato il ritrovamento di uno scheletro ben conservato appartenente a uno dei coloni che nel 1100 abitavano il colle e difendevano il palazzo dai possibili assalti nemici.

“Si tratta di un ritrovamento significativo – commenta il dottor Massimo Lavarone, che coordina il gruppo di esperti della Società friulana di Archeologia che sono al lavoro sul colle -; si tratta della prima sepoltura intera emersa dagli scavi, dopo che nei giorni scorsi erano state individuate alcune ossa riferibili a tre distinte persone. Tutti i resti risalgono a un’epoca che varia dal 1100 al 1200”.

Secondo una prima valutazione lo scheletro appartiene a un maschio che, a giudicare dalla dentatura, dovrebbe avere avuto circa 30 anni al momento della morte. Un uomo, dunque, nel pieno della maturità, considerando anche che nel Medioevo l’età media era di circa 40 anni. Gli archeologi hanno dunque visto premiato il loro lavoro e la loro costanza, dato che non si sono fermati ai primi livelli di scavo, ma hanno approfondito le ricerche arrivando sino a tre metri circa di profondità.

La zona in cui sono emersi questi ultimi resti è sempre la stessa, ossia quella del primo scavo avviato proprio davanti all’ingresso principale dei Civici musei. E’ stato proprio proseguendo i lavori che è spuntato lo scheletro: si trovava in quella che gli esperti definiscono “tomba terragna”, ossia scavata nella terra e – in questo caso – delimitata da alcune pietre. Secondo gli archeologi, la salma era stata avvolta in un sudario e deposta probabilmente senza alcun corredo. In ogni caso non sono state individuate né tracce di vestiti, né di oggetti che potevano essere stati sepolti assieme all’antico udinese. I primi due metri di scavo avevano fatto emergere – come si accennava – le ossa già “intaccate” di tre individui (per esempio parti di femore e di cranio), ma erano state trovate anche alcune macerie e ceramiche appartenenti alle “casette” dei coloni che si trovavano appunto nella parte più alta del colle del castello. Arrivando poi a tre metri di profondità, gli esperti hanno potuto rinvenire un livello intatto. Non per niente lo scheletro si è perfettamente conservato. I risultati di questi giorni di lavoro hanno fornito ulteriori elementi agli archeologi, che vanno in parte a confermare alcune ipotesi già sostenute dagli storici. Come quella della realizzazione di numerosi terrazzamenti sul colle del castello, che quindi in passato doveva avere un aspetto ben diverso da quello attuale. Il colle, inoltre, doveva anche essere molto più ripido.

A confermarlo è lo stesso dottor Lavarone, che ha trovato conforto a queste teorie proprio esaminando i risultati degli scavi, riferibili alle casette esistenti sul livello superiore del colle che sono state distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, durante il sedicesimo secolo.

“Per costruire il palazzo attuale sono state abbattute le casette degli “habitatores” – dice il dottor Lavarone -: una operazione che ha mutato radicalmente l’aspetto del colle nella sua parte superiore. Non per niente son venuti alla luce due metri di detriti, nei quali abbiamo trovato ceramiche di un periodo precedente alla nuova costruzione, risalenti appunto al ‘400 e al ‘500”.

I resti umani appartengono a persone che venivano sepolte vicino alle loro case. In epoca medievale sul colle non c’era dunque un vero e proprio cimitero. Gli udinesi seppellivano i propri cari vicino alle case che con tanta fatica avevano avuto il diritto di erigere sotto il castello, fino in via Manin. La possibilità di avere una piccola dimora sul colle era infatti un privilegio concesso direttamente dal Patriarca che assegnava il cosiddetto “feudo di abitanza”.

I coloni (che spesso avevano anche una abitazione principale in città) lavoravano la terra e difendevano il castello. Così facendo si guadagnavano anche un titolo nobiliare attribuito proprio dal Patriarca. Il programma dei lavori. Gli scavi avviati a inizio agosto sul colle del castello si interromperanno già la prossima settimana.

“E’ stato deciso di in allargare ulteriormente i lavori – spiega l’archeologo Massimo Lavarone - : un primo sondaggio è stato eseguito davanti all’ingresso dei musei e un secondo è ora in corso più in basso. Saranno entrambi coperti la prossima settimana. Le condizioni meteorologiche stanno infatti ostacolando le operazioni. Non è però escluso che si possa eseguire un terzo saggio durante la terza settimana di settembre. Vedremo.”

Il dottor Lavarone coordina il gruppo di esperti che sta lavorando sul colle. “Gli scavi sono diretti dal responsabile del Civici musei, il dottor Maurizio Buora – spiega Lavarone -. I lavori vengono eseguiti attraverso la Società friulana di Archeologia, che è una onlus nella quale operano volontari che collaborano con i Civici musei. In questo caso, però, vista la delicatezza del compito, hanno collaborato tre archeologi professionisti: si tratta dei friulani Daniela Sedran, Giovanni Filippo Rosset e Massimo Fumolo”.

I lavori eseguiti quest’anno sono stati in qualche modo ispirati dai precedenti scavi eseguiti in castello nel 1990, che avevano lasciato aperti alcuni interrogativi sulle sepolture e sulla evoluzione del pendio. Ora a quelle domande è stata data una risposta.






UDINE. Castello, resti umani risalenti al 1200. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 18 agosto 2006

Tornano alla luce le spoglie dei coloni che nel 1200 vivevano sul colle del castello e difendevano l’antico maniero del Patriarca: gli scavi avviati all’inizio del mese hanno infatti consentito di trovare, tra mercoledì e ieri, i resti di tre persone che secondo gli archeologi vissero tra il 1200 e il 1300.

Sono spuntati anche altri reperti come ceramiche, tegole e macerie di antiche abitazioni. Il gruppo di lavoro guidato dal dottor Maurizio Buora, responsabile dei Civici Musei, e dal dottor Massimo Lavarone, archeologo, ha dunque raccolto i primi importanti risultati.

Ciò che emergerà dagli scavi – che dovrebbero protrarsi almeno sino a settembre – contribuirà a ricostruire il passato di Udine e del suo punto di maggior prestigio, il colle, con il castello che sorgeva sulla sua sommità, sede patriarcale con testimonianze storiche che risalgono al 983, ma che con tutta probabilità era presente anche in precedenza.

Le radici della storia cittadina affondano dunque proprio nel castello e gli archeologi sono all’opera per trovare testimonianze di quei secoli. I lavori sono in corso – con l’impegno della Società Friulana di Archeologia – proprio davanti l’ingresso principale dei civici musei.

Durante i primi giorni di scavo sono stati trovati due metri di detriti. Come spiega il dottor Lavarone , si tratta di ciò che rimane delle casette esistenti sul livello superiore del colle che sono state distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, durante il sedicesimo secolo.

“Per costruire il palazzo attuale sono state abbattute le casette degli “habitatores” – dice il dottor Lavarone - : un’operazione che ha mutato radicalmente l’aspetto del colle nella sua parte superiore. Non per niente sono venuti alla luce due metri di detriti, nei quali abbiamo trovato ceramiche di un periodo precedente alla nuova costruzione, risalenti appunto al ‘400 e al ‘500”.

Gli archeologi hanno ritrovato tegole, coppi, macerie e poi un premio al loro impegno: i primi resti degli antichi udinesi. “Abbiamo trovato ossa del cranio di tre individui diversi – prosegue l’archeologo – e per il momento non è possibile dire se si tratti di uomini o donne. Le ossa sono molto rovinate. Abbiamo raccolto anche parti di bacino e di femore. Queste persone venivano sepolte vicino alle case e dovremmo trovare molto altro procedendo con le ricerche nei livelli inferiori”.

In epoca medievale sul colle non c’era dunque un vero e proprio cimitero. Gli udinesi seppellivano i propri cari vicino alle case che con tanta fatica avevano avuto il diritto di erigere sotto il castello.

La possibilità di avere una piccola dimora sul colle era infatti un privilegio concesso direttamente dal Patriarca. I coloni (che spesso avevano anche una abitazione principale in città), lavoravano la terra e difendevano il castello Quegli antichi udinesi non avrebbero immaginato di legare il loro destino al colle per oltre 800 anni.

La storia: Da soldati a nobili della città.

Le ossa trovate dagli archeologi sul colle del castello appartenevano ai cosiddetti “habitatores”, gli “abitatori” che avevano avuto dal Patriarca il privilegio di insediarsi su una porzione di terreno proprio sotto il palazzo.

Si trattava del cosiddetto “fondo di abitanza” che permetteva così ai coloni di coltivare la terra, ma che imponeva anche l’obbligo di difendere la residenza patriarcale. Questi coloni-soldati si sarebbero poi meritati il passaggio a una classe superiore all’interno delle gerarchie sociali della città: sarebbero diventati nobili.

Proprio dagli habitatores – conferma il dottor Massimo Lavarone, che coordina i lavori di scavo – avrebbero dunque avuto origine le principali famiglie nobili di Udine. Le case di questi difensori del colle erano distribuite su alcuni livelli.

Quello più vicino alla sommità è attualmente esaminato dagli archeologi. Quelle abitazioni furono distrutte in seguito ai lavori di costruzione del nuovo castello, nel corso del sedicesimo secolo. Da quanto è già stato trovato, comunque, gli archeologi hanno anche compreso che in origine il colle doveva essere molto più ripido. E’ stato parzialmente spianato proprio in occasione della costruzione del palazzo attuale.

“Nei prossimi giorni scenderemo ulteriormente nel sondaggio – prosegue Lavarone – e in seguito ne cominceremo altri due”. Sul colle c’erano alcune decine di abitazioni, dalla sommità sino in via Manin ed è quindi probabile che i lavori portino alla luce altri resti umani e reperti di vario tipo, anche corredi funerari, che avrebbero un elevato valore archeologico. Ma per ora di questi ultimi non c’è traccia. A raccontare in silenzio la loro storia, per il momento, ci sono solo i resti di tre antichi udinesi del 1200.

Alberto Lauber






VERZEGNIS (Ud): Campagna scavi. I risultati dei lavori estivi svolti con gli studenti del Solari. [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto, 11/01/2006

Sarà presentata al pubblico venerdì, alle 20,30, nella sala consigliare del municipio di Verzegnis l’ottava campagna di scavi nell’insediamento fortificato del sito archeologico di Colle Mazéit. A presentarla la direttrice degli scavi Gloria Vannacci Lunazzi.

La campagna, condotta nel 2005 dalla sezione carnica della Società Friulana di Archeologia e alla quale hanno preso parte anche gli studenti dell’Istituto Solari di Tolmezzo, voleva ricercare le tracce dell’antico abitato fortificato che si è sviluppato nella parte sud, accanto a due Torri localizzate nel punto più elevato del colle.

I lavori degli scavi hanno interessato l’interno della Torre, la zona di origine romana e l’edificio a cavallo del muro di cinta. Gli scavi hanno potuto far datare la Torre attorno al VI sec. d.C. grazie a frammenti vitrei ritrovati nel sito. Bicchieri Nuppenglaeser prodotti inizialmente a Colonia, Germania, sin dal III sec. d.C. La lettura stratigrafica della parete di un vecchio buco clandestino verso il limite meridionale della Torre, ha permesso di verificare l’esistenza di un deposito preesistente dove sono state ritrovate delle ceramiche protostoriche.

Oltre a diverse monete preromane, di età celtica, rinvenute lungo la rampa che porta alla sommità del colle, fra i reperti più interessanti ritrovati durante questa campagna, alla quale hanno preso parte anche Luca Villa e numerosi studenti e laureati di diverse università italiane ed europee, Spagna in particolare, spicca la punta di una lancia lunga cm. 19,20, con lama foliata a nervatura centrale e cannone porta asta con due fori per il fissaggio. (g.g.)






CAMPAGNA DI SCAVI A CODROIPO [ Inizio Pagina ]
Messaggero Veneto - 27 dicembre 2005

Inseriti contributi per 40 mila euro nella Finanziaria regionale. I fondi saranno destinati anche alla copertura delle spese per la gestione del museo archeologico. Quarantamila euro dalla Regione per la gestione museale e gli scavi archeologici.

Questa la notizia che il consigliere regionale Giancarlo Tonutti ha partecipato oggi al Sindaco di Codroipo Vittorino Boem.

In occasione della discussione sulla legge Finanziaria regionale 2006, infatti, con un emendamento proposto dal Vicepresidente del Gruppo della Margherita, è stata prevista ed approvata la spesa in questione a favore del Comune di Codroipo.

Il contributo dovrà essere utilizzato per la gestione e le attività del Museo archeologico del capoluogo del Medio Friuli, ospitato nelle ex carceri asburgiche e diretto dalla dottoressa Costanza Brancolini, nonché per le campagne di scavo programmate per il prossimo anno in collaborazione con la Soprintendenza e la Società Friulana di Archeologia.

“La proposta di emendamento – commenta Tonutti – nasce a seguito delle richieste di qualificazione della presenza museale codroipese, ma soprattutto con l’intento di dare copertura finanziaria all’importante campagna di scavi archeologici che è stata programmata per il 2006, per la quale, per parte regionale ci eravamo già precedentemente impegnati.

Si tratta di una campagna che prevede l’indagine in una serie di siti interessanti, non ultimo nel Castelliere protostorico della Gradiscje di Codroipo, situato ai margini del Parco delle Risorgive, e già oggetto di studio nel corso del 2005”.

“Si tratta di un impegno consistente – conclude Tonutti – ideato con l’obiettivo di favorire la riscoperta della storia del territorio, in un’ottica di valorizzazione, perché no, anche turistica, delle testimonianze e dei relitti del passato presenti nel nostro territorio.

Renzo Calligaris






ITINERARI TURISTICO-ARCHEOLOGICI, ecco la guida.
[ Inizio Pagina ]
L’Aquilone, Udine 19/07/2005

Novità assoluta per il Friuli Venezia Giulia, è stata presentata a Udine dalla Regione la prima guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra regione. Un prezioso e utile vademecum, che raggruppa, lungo itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati 180 degli innumerevoli siti sui quali sono stati rinvenuti reperti e cimeli del passato. Siti raggruppati in ventuno percorsi principali, che interessano l’intero territorio regionale e vanno dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all’Isontino, alla Costiera triestina.

Il volume, che è corredato da una esauriente carta geografica, è nato dall’iniziativa della Società Friulana di Archeologia, in collaborazione con la Regione. “E’ stato ideato – ha detto l’assessore regionale Bertossi – dopo la presenza della Regione all’edizione 2004 della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), dove il Friuli Venezia Giulia era rappresentato tramite la Società Friulana di Archeologia in un apposito stand. Nell’occasione potemmo verificare l’esigenza di offrire ai turisti un ulteriore elemento d’interesse e di richiamo verso il nostro territorio”.

Così, alla nona edizione della rassegna di Paestum, a novembre di quest’anno, le tante ricchezze archeologiche della Regione saranno presentate in modo concreto ed esaustivo, grazie alla nuova guida in formato tascabile, corredata dalle informazioni utili a incuriosire ed a soddisfare il desiderio di conoscenza degli appassionati e non.

“La guida – ha specificato Bertossi – tocca l’intero territorio regionale e fornisce indicazioni precise sulle ricchezze archeologiche, delle quali la nostra realtà è ricchissima. A cominciare dal sito più conosciuto che è quello di Aquileia, il volume concorre a facilitare una forma di turismo alternativo qual è quello archeologico, che può efficacemente supportare il turismo di tipo tradizionale”.

“Turismo tradizionale – ha soggiunto – che vede nei principali poli costieri (Lignano Sabbiadoro e Grado), e in quelli montani (per il Tarvisiano e la Carnia ormai anche nella stagione estiva) l’attrazione principale, ma necessita oramai di alternative e occasioni nuove e di arricchimento dell’offerta”.

Così, secondo Bertossi, la Regione è impegnata a valorizzare anche l’offerta alternativa attraverso nuove iniziative, da “Non solo golf” al rilancio del cicloturismo, al sostegno alle grandi manifestazioni, ai grandi eventi sportivi e alle iniziative di grande portata e interesse.

Gian Andrea Cescutti e Feliciano Della Mora, rispettivamente presidente e vicepresidente della Società Friulana di Archeologia, si sono poi soffermati sul ruolo trainante e innovativo che le attrattive archeologiche possono svolgere anche nei confronti del turismo di transito, risultando di grande interesse specialmente per i turisti stranieri.

Alla redazione della guida, della quale Bertossi ha auspicato si possa a breve realizzare un’edizione ancor più completa, hanno lavorato dodici ricercatori soci della Società Friulana di Archeologia.






REGIONE & TURISMO: Scoprire l'archeologia, ben 180 itinerari (siti).
[ Inizio Pagina ]
Il Gazzettino, 14 agosto 2005

Ben 180 itinerari (siti)per scoprire l'archeologia del Friuli Venezia Giulia. Li propone la Società Friulana di Archeologia che, in collaborazione con l'assessorato regionale al turismo, ha realizzato una vera e propria guida tascabile.

È un prezioso vademecum che esplora i siti archeologici da Aquileia fino alle località ancora poco conosciute, delineando i poli di interesse attraverso itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati. I siti sono raggruppati in ventuno percorsi principali che interessano l'intero territorio regionale, dai Colli del Friuli Centrale a Spilimbergo, dalle terre dei Magredi all'Isontino, fino alla Costiera triestina.

La guida verrà presentata alla nona edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), a novembre, corredata delle informazioni utili a incuriosire e a soddisfare il desiderio di conoscenza degli addetti ai lavori, invitando a un turismo alternativo nell'estremo Nordest italiano.

A partire dal famoso Foro Romano di Aquileia la guida costruisce un percorso tra siti archeologici ancora tutti da scoprire per il grande pubblico. A partire dallo scavo di Misinicis, una frazione di Paularo, dove una campagna di scavi effettuata tra il '96 e il '99 ha fatto emergere una necropoli dell'età del Ferro, nella quale sono venute alla luce ben 105 tombe con ossa combuste in urne di ceramica, corredi funebri e soprattutto oggetti di ornamento. Un ritrovamento che sembra testimoniare chiaramente il contatto con gli ambienti celtici da parte delle popolazioni friulane del VIII e IV secolo a.C.. La torre romana di Verzegnis (XII-XIII sec d.C), rappresenta l'ideale proseguimento del cammino archeologico. Situata sulla sommità del colle Mazéit, la torre, che domina verso Nord lo sbocco della valle del But nel fiume Tagliamento, rientra nel sistema di fortificazioni dell'Impero Romano a difesa dei valichi alpini, e aveva un importantissimo ruolo di controllo sulle possibili ondate di invasori nella pianura friulana. Proseguendo verso la montagna carnica, uno stop si impone ad Ovaro. L'itinerario si chiude con una passeggiata a Palmanova.






ATTIMIS: Enigmi archeologici.
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Il Gazzettino, 28/08/05

Due piccoli enigmi archeologici avvolgono le alture del comune di Attimis.

Riguardano un calice in vetro e l’uso, per ora ancora misterioso, di un gran numero di pietre ritrovate nel Castello Superiore.

I reperti sono venuti alla luce durante la campagna di scavo 2005, conclusasi nel mese di luglio. Anche in passato, tuttavia, le curiose pietre avevano fatto parlare di sé per l’elevato numero dei ritrovamenti.

Si tratta di materiale sbozzato di diverse dimensioni cui l’uomo antico o medioevale ha cercato di dare forma circolare. Tre sono le ipotesi azzardate dagli archeologi sulla loro funzione.

Le pietre potrebbero essere dei pesi impiegati per misurare derrate alimentari o beni di consumo. Potrebbe trattarsi anche di coperchi di anfore o di contenitori in ceramica per la conservazione di vino, olio o cereali. Suggestiva la terza ipotesi. Quelle pietre potrebbero essere parte integrante di un gioco antico, una sorta di lancio del peso per cui era previsto l’uso di una corda e di un bastone in legno. Il gran numero di reperti rinvenuti quest’anno mette in dubbio, tuttavia, si possa trattare di un gioco, ma anche di coperchi o pesi. Resta allora il mistero. L’amore per il divertimento degli abitanti del castello è attestato dal recente ritrovamento di tre dadi in osso, tutti di piccole dimensioni, così da poter essere nascosti velocemente in tasca in caso di controlli.

Anche nel Medioevo infatti, scommettere e indugiare nel gioco era proibito.

Mistero pure la funzione di un calice in vetro rinvenuto sul colle di San Giorgio, a poca distanza dalla chiesetta della Madonna d’Aiuto. In questo sito, unico appezzamento in regione riferibile alla frequentazione del popolo dei goti, gli archeologi hanno lavorato nel mese di giugno, sotto la direzione di Luca Villa. Il calice, molto ben conservato nella parte del piede, è stato ritrovato in una specie di cantinetta sotterranea. Escluso il suo uso a fini alimentari – i guerrieri solitamente bevevano in tazze di coccio – poteva far parte di un corredo speciale per antichi riti. La cantinetta si presenta come una cavità scavata dal gruppo di guerrieri, probabilmente per tenere in fresco e conservare più a lungo il loro cibo.

Nello stesso luogo è stata ritrovata anche un’anfora utilizzata per il contenimento di vino o olio. Nella cantina gota anche un gran numero di semi, forse di orzo. Per saperne di più, gli archeologi hanno inviato le granaglie a un centro di analisi di Como, così da ricostruire con maggiore esattezza le usanze di quella comunità.

Al campus sul castello, curato dalla Società Friulana di Archeologia, hanno partecipato anche 25 studenti dell’istituto Caterina Percoto di Udine.

Paola Treppo






TURISMO legato all'archeologia
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Il Gazzettino, 15 luglio 2005

Il Friuli Venezia Giulia scommette sul turismo legato all'archeologia.

Fresca di stampa, a breve, in tutte le Agenzie per l'informazione e l'accoglienza turistica - sarà distribuita gratuitamente una guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra regione. Realizzata dalla Società Friulana di Archeologia con il sostegno della Regione, la nuova guida, prima nel suo genere in Friuli Venezia Giulia, risponde alle esigenze di un turismo innovativo e culturale.

“La Regione si è proposta come obiettivo di consolidare il turismo tradizionale, legato alle zone di mare e di montagna, ma anche di sviluppare forme di turismo alternative - ha spiegato l'assessore regionale Enrico Bertossi - Stiamo facendo dei progetti importanti, fra i quali questa iniziativa legata all'archeologia integra e valorizza l'offerta turistica della nostra regione”.

La guida è composta da una carta archeologica del Friuli Venezia Giulia, sulla quale sono annotati i siti più importanti (circa 180) correlati di una breve spiegazione, e l'illustrazione dettagliata di 21 possibili itinerari, che vanno dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all'Isontino, alla Costiera triestina.

“L'idea è nata a Paestum: alla manifestazione "Borsa mediterranea del turismo archeologico" - ha spiegato il presidente della Società Friulana di Archeologia, Gian Andrea Cescutti - Dal confronto con le altre Regioni partecipanti alla manifestazione ci siamo accorti che ci mancavano dei mezzi per farci conoscere. Quest'opera è il primo passo affinché anche il Friuli Venezia Giulia faccia risplendere la sua memoria storico-archeologica”.

La guida prende in considerazione sia i siti più conosciuti che castellieri, siti fortificati, castelli, necropoli e oggetti storici meno noti.

Valentina Mansutti






GUIDA AL TURISMO ARCHEOLOGICO
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Messaggero Veneto – venerdì 15 luglio 2005

Presentata la pubblicazione regionale: da Aquileia fino alle località ancora poco conosciute. Bertossi: 180 siti da visitare per scoprire percorsi alternativi.

Novità assoluta per il Friuli Venezia Giulia, è stata presentata ieri a Udine dall’assessore regionale alle Attività Produttive Enrico Bertossi la prima guida sugli itinerari turistico-archeologici della nostra Regione. Un prezioso e utile vademecum, che raggruppa, lungo itinerari facilmente fruibili da turisti, curiosi e appassionati, 180 degli innumerevoli siti sui quali sono stati rinvenuti reperti e cimeli del passato. Siti raggruppati in ventuno percorsi principali, che interessano l’intero territorio regionale e vallo dai Colli del Friuli Centrale, a Spilimbergo e le terre dei Magredi, all’Isontino, alla Costiera triestina.

Il volume, che è corredato da una esauriente carta geografica, è nato dall’ iniziativa della Società Friulana di Archeologia, in collaborazione con la Regione.

“E’ stato ideato – ha detto l’assessore Bertossi – dopo la presenza della Regione all’edizione 2004 della Borsa mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (Salerno), dove il Friuli Venezia Giulia era rappresentato tramite la Società Friulana di Archeologia in un apposito stand.

Nell’occasione potemmo verificare l’esigenza di offrire ai turisti un ulteriore elemento d’interesse e di richiamo verso il nostro territorio”.

Così, alla nona edizione della rassegna di Paestum, a novembre di quest’anno, le tante ricchezze archeologiche della Regione saranno presentate in modo concreto ed esaustivo, grazie alla nuova guida in formato tascabile, corredata delle informazioni utili a incuriosire ed a soddisfare il desiderio di conoscenza degli appassionati e no. “La guida – ha specificato Bertossi – tocca l’intero territorio regionale e fornisce indicazioni precise sulle ricchezze archeologiche, delle quali la nostra realtà è ricchissima.

A cominciare dal sito più conosciuto che è quello di Aquileia, il volume concorre a facilitare una forma di turismo alternativo qual è quello archeologico, che può efficacemente supportare il turismo di tipo tradizionale”.

 






 
 
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