Cesare FERUGLIO DAL DAN. Le numerose origini del cosmo.
Fin dalle sue origini, l’uomo si è chiesto come e chi avesse creato, oltre se stesso, anche la natura che lo circondava.
Nel corso dei loro tremila anni di storia, gli egizi se lo chiesero e diedero risposte diverse, tutte però con un comune denominatore: prima della creazione esisteva un oceano primordiale costituito da tutti gli elementi mescolati tra loro e indistinti, chiamato nun. È possibile che l’immagine fosse venuta loro in mente dalla consapevolezza che la loro esistenza dipendeva dal Nilo e, di conseguenza, la vita non poteva che partire da una qualche forma liquida dalla quale sarebbe uscita la divinità primigenia.
A seconda dell’importanza assunta da alcune città e dell’influenza da queste esercitata, il dio venerato in quei centri diventava il demiurgo di turno, ma senza escludersi a vicenda: i miti convivevano, alla faccia delle evidenti contraddizioni.
La nostra logica ci porta a escludere la concomitanza di due eventi inconciliabili, ma per gli antichi egizi qualsiasi cosa detta, pensata, e soprattutto scritta, diventava reale, tanta era la forza divina attribuita alla scrittura, dono del dio Thot agli uomini. Così si ebbero versioni diverse dell’origine del mondo; le più importanti furono la cosmogonia di Eliopoli, quella di Ermopoli, di Menfi e di Elefantina (Syene).
Secondo i sacerdoti di Eliopoli (ora sobborgo de Il Cairo) il dio creatore era Atum che, arrampicatosi sulla primordiale collinetta emersa dalle acque del nun, masturbandosi autogenera la prima coppia di divinità, Shu e Tefnet; la prima è la divinità dell’acqua, la seconda dell’aria. A loro volta, essi generano Geb, dio della terra e Nut, dea del cielo. Quest’ultimi due erano talmente innamorati l’uno dell’altra che Atum dovette intervenire con la forza per separarli; in ritardo, per nostra fortuna, poiché riuscirono a generare ben quattro bambini divini: Osiride, Iside, Seth e Nefti. L’insieme delle divinità costituisce l’Enneade di Eliopoli. In seguito, dagli gli ultimi nati nacquero gli uomini, gli animali e le piante.
Nella cosmogonia di Ermopoli (capitale del 15° distretto dell’Alto Egitto) le cose andarono diversamente: il demiurgo era il dio Thot che sul tumulo primordiale emerso dal nun depose un uovo. Una volta covato dalle otto entità elementari, quattro divinità maschili dalle teste di rana e quattro femminili dalle teste di serpente, è lecito supporre a turno, l’uovo si dischiuse e nacque il sole; a seguire venne al mondo il resto del creato.
A Menfi il dio iniziatore del tutto è il patrono della città, ovvero Ptah, che creò l’universo con il pensiero e la sua parola creatrice, enumerando via via gli elementi immaginati.
L’ultima presa in considerazione è la cosmogonia sviluppatasi nella città di Syene nell’isola di Elefantina (Alto Egitto). Qui l’artefice e padre dell’universo fu il dio Khnum, dalla testa di ariete, collegato alle sorgenti del Nilo che, secondo loro, sgorgavano nei pressi. Khnum, con il suo tornio magico, creò gli uomini e gli dei modellando il fango del fiume. Anche in questa creazione l’acqua fa la parte del leone.
In sintesi, queste le cosmogonie più diffuse, ne tralascio altre meno note per non tediare il lettore e per lasciare spazio ad alcune considerazioni.
Come si può notare i miti hanno in comune la base di partenza: il nun, quell’oceano caotico che conteneva indistintamente tutti gli elementi primordiali che, una volta organizzati, avrebbero formato la terra, il cielo e gli esseri viventi. Cambiano i personaggi, ma le modalità della creazione si riconducono a un atto unilaterale: il demiurgo non ha paredra e deve fare tutto da solo.
In fondo, a seconda dell’importanza assunta nel tempo da una di quelle città, i sacerdoti ci mettevano per così dire il cappello, indicando la divinità del luogo quale demiurgo di turno. E il fascino del politeismo sta proprio in questo: l’assenza di fanatismi religiosi tesi a escludere un’altra divinità rispetto alla propria; dare “un’anima” e un “progetto” anche alla materia, popolando l’immaginario collettivo di miti e divinità, mai in contrasto anche se in contraddizione tra loro. Si trattava di dare significato alla vita in assenza di fedi e di pensiero scientifico.
Ma gli antichi egizi si limitarono a credere che prima della vita ci fosse il caos immutabile. E noi? L’uomo moderno è arrivato a ipotizzare le origini del cosmo andando a ritroso nel tempo fino a quella inimmaginabile esplosione, il big bang, che 13, 14 miliardi di anni fa creò le stelle e di conseguenza la vita. Ma prima del botto cosa c’era?
Anche noi brancoliamo nel buio e, come loro, per il momento dobbiamo ricorrere alla fantasia, non senza ricordare quanto ebbe a dire il premio Nobel Erwin Schrödinger (1887 – 1961): In un’onesta impresa di ricerca della conoscenza, a volte è necessario arrestarsi per un periodo indefinito a causa della nostra ignoranza. Invece di tentare di colmare una lacuna conoscitiva con una costruzione contemplativa, mistica, la vera scienza preferisce rinunciare momentaneamente a fornire una spiegazione; e questo non tanto per uno scrupolo di coscienza che impedisce di dire bugie, ma piuttosto partendo dalla considerazione che una risposta inventata sopprime l’esigenza della ricerca di una risposta accettabile.
A queste considerazioni gli egizi non arrivarono mai.
Autore: Cesare Feruglio Dal Dan