AQUILEIA (Ud). Geometri archeologi, scattano i rilievi.
Dal 4 al 18 settembre 2010
Gli studenti del Marinoni riscoprono Aquileia. E lo fanno nel senso letterale del termine perché 13 ragazzi dal 4 settembre, per due settimane, interverranno con il rilievo e la valorizzazione di un’area archeologica attualmente esclusa alla fruizione del pubblico.
Geo-Aquileia, questo il nome del progetto, nasce grazie a un rapporto di collaborazione fra la Soprintendenza del Friuli Vg, la Società friulana di archeologia e l’istituto di viale Monsignor Nogara.
Un patto suggellato ieri, nella sede dell’istituto per geometri.
«È l’edizione zero di un’esperienza che si spera possa crescere negli anni – ha precisato Gian Andrea Cescutti, presidente della Sfa – perché le prospettive sono molte, grazie anche all’interessamento di istituti di altre regioni».
Un progetto nato sulla scia del pluriennale Paestum.
«Utilizzando la metodologia formativa outdoor – ha spiegato Ester Iannis, dirigente dell’istituto Marinoni – gli studenti avranno la responsabilità di svolgere attività pratiche per liberare i reperti archeologici, approfondire con lezioni teoriche le conoscenze sulla storia antica locale, utilizzare le proprie conoscenze tecniche e informatiche per documentare gli esiti del lavoro di scoperta».
Per la prima volta nella nostra regione gli studenti testeranno ciò che hanno appreso a scuola in un campo di ricerca gestito dalla Sovrintendenza.
Anima teorica del corso sarà Massimo Lavarone, archeologo della Sfa che ha descritto la zona oggetto dell’intervento: «L’area si trova a ridosso del tratto occidentale delle mura tardo antiche di Aquileia, all’esterno delle quali nel IV-V secolo fu disposta anche una piccola necropoli di inumati entro anfora, in tutto 41 individui che forse abitavano nelle vicinanze. La zona scelta è stata in parte indagata fin dall’epoca dell’impero austro-ungarico e specialmente al tempo di Giovanni Battista Brusin, è compresa tra le fortificazioni bizantine a zig-zag, a sud, e una costruzione tardo antica che si sovrappone in parte a strutture di epoca precedente. Come nell’area lungo il porto fluviale, anche qui c’è una stratificazione molto complessa che compendia più di un migliaio di anni di storia. Fu parzialmente interrotta, probabilmente nella prima metà del XIII secolo, dallo scavo della cosiddetta roggia della Pila che delimitava a nord il tracciato delle mura medievali, originariamente formate solo da un rialzo di terra che coprì parte delle strutture di epoca bizantina».
Fra i pensatori del corso anche Maurizio Buora, ex direttore dei Civici musei.
Fonte: Messaggero Veneto — 25 agosto 2010.