LE ORECCHIE DEGLI DEI.

LE ORECCHIE DEGLI DEI.

Nell’Antico Egitto l’accesso ai templi era ristretto a pochi soggetti, così spesso sul lato esterno dei recinti si trovavano alcuni piccoli templi o semplici altari nei quali il dio era chiamato con il suo nome e con l’epiteto “che ascolta le preghiere”. Si era infatti diffusa presso gli egizi, in particolare quelli delle classi minori, l’abitudine di rivolgersi qui direttamente agli dei.
Il rapporto che gli egizi avevano con le loro divinità era tuttavia piuttosto … “commerciale”: essi offrivano qualcosa ad un dio aspettandosi qualcosa in cambio. Tra gli oggetti offerti vi erano le stele che, più o meno elaborate, recavano il nome del dio cui erano destinate ed il nome e i titoli del dedicante, e talvolta immagini degli uni e degli altri.
Le c.d. “stele delle orecchie” erano caratterizzate dalla presenza appunto di una o più orecchie, quelle della divinità, affinché le preghiere dell’offerente fossero “meglio” sentite ed esaudite. Portate nei tempietti esterni ai recinti templari, venivano fissate ai muri o sepolte nelle vicinanze di modo che le preghiere dell’offerente si ripetessero magicamente. E per rafforzare la capacità del dio di ascoltare le richieste venivano rappresentate più serie di orecchie.
La stele calcarea di Bay, oggi al Cairo (JE 43566), proviene dal tempio di Hathor a Deir el Medina, ed era dedicata ad un dio rappresentato due volte in forma di ariete e identificato come “Amon-Ra, l’ariete perfetto”. Il dedicante Bay, inginocchiato e in atteggiamento di preghiera, era uno degli operai della “Sede della verità”, la cittadina in cui vivevano gli artigiani che costruirono le tombe reali della Valle dei re.
Rimarrà insoddisfatta la curiosità di sapere se le preghiere di Bay, così ben presentate e rafforzate da ben sei coloratissime orecchie, siano mai state soddisfatte.
Marina Celegon