SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). L’Antiquarium in naftalina svela tutti i reperti romani.

SAN CANZIAN D’ISONZO (Go). L’Antiquarium in naftalina svela tutti i reperti romani.

San Canzian d’Isonzo esiste sui documenti scritti da 1.200 anni, perché è datato 17 febbraio dell’819 il documento in cui l’imperatore Ludovico il Pio attribuisce i beni confiscati al longobardo Ardulfo al monastero di Santa Maria.
La realtà affonda, però, le sue radici nell’epoca romana di età repubblicana, quando già era un centro economico di rilievo. Basta saper interpretare la lastra in calcare della tomba di Tito Sulcanio Vitulo, imprenditore originario dell’Italia centrale, che nel “vico” aveva prosperato. Lo dimostrano le dimensioni e la qualità dell’iscrizione funeraria, conservata nell’Antiquarium a fianco della chiesa parrocchiale e tornata ieri visibile in via eccezionale in occasione dell’importante anniversario e dell’avvio del programma di eventi “In vico Sanctorum Cantianorum. Memoria delle origini” che si susseguiranno durante l’intero 2019 per valorizzare e approfondire la storia del luogo.
Il parroco don Francesco Fragiacomo ha voluto che i beni ritrovati nel corso della campagna di scavi effettuata nel 1960 dal professor Mario Mirabella Roberti dell’Università di Trieste negli anni ’60 dello scorso secolo assieme ai suoi studenti tornassero almeno per una giornata a disposizione della comunità.
Per vedere riaperto in pianta stabile l’Antiquarium, le cui porte s’erano chiuse sei anni fa a causa della nuova normativa in materia di tutela dei beni archeologici e culturali, si dovrà però effettuare un percorso con la Soprintendenza, con cui, comunque, sono già stati programmati degli incontri, hanno ribadito ieri il sindaco Claudio Fratta e l’assessore alla Cultura, Flavia Moimas.
Ieri un gruppo di appassionati, residenti nel territorio e non, non hanno mancato l’occasione di vedere per la prima volta o rivedere i reperti conservati nella piccola aula neoclassica annessa alla chiesa parrocchiale.
«Si va dal primo secolo avanti Cristo al sesto dopo Cristo e quindi all’epoca paleocristiana», ha spiegato Carmen Trevisan della Sezione isontina della Società friulana di archeologia, che con il Comune, la parrocchia, e una serie di altri soggetti, collabora alle iniziative pensate per sottolineare la ricorrenza dei 1.200 anni del “battesimo ufficiale” di San Canzian. Del primo secolo avanti Cristo è una grande statua acefala di un dignitario in toga, del primo secolo dopo l’iscrizione funeraria dell’imprenditore Tito Sulcanio Vitulo, ma poi ci sono i bellissimi lacerti di mosaici della basilica del VI secolo dopo Cristo, che si trovava in parte nell’area antistante all’attuale chiesa e dove fu rinvenuto il sacello marmoreo in cu si trovavano i resti di due uomini e una donna, imparentati tra loro. Una scoperta, quella effettuata da Mirabelli Roberti e dalla sua squadra che ha reso molto più storica e meno appartenente all’agiografia la vicenda del martirio dei tre giovani Canziani.
«L’Antiquarium fu fortemente voluto da Mirabella Roberti perché i reperti non fossero dispersi», ha ricordato Carmen Trevisan, indicando in una piccola vetrina una tegola prodotta dalla fornace di Clodio Ambrosio, attiva nel vico dal primo secolo a.C. al secondo d.C. A restituire evidenze importanti è stata anche la chiesetta di San Proto, oggetto di nuovi scavi all’inizio del decennio, e l’area a fianco della parrocchiale, dov’è stata rinvenuta una porzione di una grande villa di epoca imperiale.—

Autore: Laura Blasich

Fonte: www.ilpiccolo.it, 19 feb 2019